L’assassino, di Georges Simenon

E’ un martedì qualunque, nel paesino olandese di Sneek, il primo del mese.

Come tutti i primi martedì del mese, il dottor Hans Kuperus prende un treno per Amsterdam dove lo attendono la pingue signora Kramm e la riunione dell’Associazione di Biologia: il martedì qualunque di un uomo qualunque.

Per tutta la vita il dottor Hans Kuperus si è comportato “come l’uomo più banale del mondo, un olandese identico a tutti gli altri, un dottore come tutti gli altri dottori di provincia, un marito come tutti i mariti”: ha una moglie debitamente impellicciata, una casa conforme al suo rango sociale, un salotto alla moda quanto quello dei vicini Van Malderen. Ha una rispettabile vita qualunque, il dottor Kuperus, e la vive nel rispetto di tutti i rituali, degli schemi precostituiti: lo fa perché così dev’essere, perché la strada giusta è la strada che seguono tutti.

Certo gli è capitato di annoiarsi; lo ha colto alla gola, milioni di volte, la smania di buttare via tutto: quella casa così perbene, il salotto fin troppo nuovo… Non ha fatto nulla, tuttavia, per uscire dai binari della sua vita tranquilla.

Fino a quel giorno.

E’ il primo martedì del mese ma il dottor Kuperus non fa visita alla signora Kramm, che pure lo attende nell’elegante quartiere del Giardino Botanico, né presenzia alla riunione dell’Associazione di Biologia; imbocca invece la via principale che porta al quartiere dei teatri e acquista una pistola automatica.

Ha impiegato un anno, a decidersi. Un anno da quando ha ricevuto il biglietto anonimo che lo informa della relazione che Alice, sua moglie, intrattiene con il conte Schutter, l’uomo più facoltoso di Sneek. Schutter, che prende ciò che vuole e fa quel che gli pare e piace; che ha ottenuto, senza nemmeno dover chiedere, ciò che in cuor suo il dottor Hans Kuperus maggiormente desidera: la Presidenza dell’Accademia del Biliardo.

Ma non è per gelosia, o per vendicare l’onore ferito, che Kuperus acquista la pistola e decide di agire: lo fa per sopire l’insensatezza che lo circonda, la mancanza di senso che descrive i suoi gesti quotidiani. Lo fa, in ultima analisi, per porre fine all’inganno, perché non crede più nella bottiglia di Borgogna in bella mostra accanto al camino e perché quella che riteneva essere la “armoniosa costruzione” della sua vita si è rivelata fasulla.

Il programma è semplice: sorprendere i due amanti nella casa in riva al lago in cui sono soliti incontrarsi ogni primo martedì del mese e fare fuoco su entrambi prima di togliersi la vita.

Ma la ruota – come il più delle volte accade – girerà in maniera alquanto diversa…

*

Romanzo giovanile di Georges Simenon (scritto nel 1935 a Combloux, nell’Alta Savoia), L’assassino è stato pubblicato da Adelphi nel 2011.

Si tratta di una vera e propria perla della letteratura noir, che colpisce anzitutto per la modernità e la limpidezza della scrittura. In essa Simenon sviluppa con la consueta maestria il tema che più gli sta a cuore: la discesa agli inferi di un uomo comune che percorre la strada del crimine per sfuggire al grigiore dell’esistenza quotidiana. Sebbene narrato in terza persona, il romanzo ha in realtà la forma di una lunga confessione e racconta la parabola discendente dell’antieroe come la tragedia di un individuo che non si rivela all’altezza del proprio gesto, che si vede restituire il guanto di sfida che ha provocatoriamente lanciato alla società e assiste impotente alla propria sconfitta.

Nello stile asciutto ed estremamente evocativo che caratterizzerà tutta la sua produzione letteraria, Simenon tratteggia paesaggi cupi e dolenti e analizza con lucida precisione la psicologia del protagonista, il drammatico avvitamento delle riflessioni criminali di un “assassino per noia”: lo scrittore belga regala al lettore la cronaca di un delitto solo apparentemente perfetto che costringe il suo esecutore, e noi tutti, a fare i conti con l’incommensurabile tragicità del vivere.

Recensione originariamente pubblicata dalla rivista letteraria Fralerighe.
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