Psycho

Inauguriamo la rubrica Il club dei 39 – trentanove spunti di riflessione per celebrare Sir Alfred Hitchcock, il solo e unico Maestro del Brivido – con un capolavoro assoluto dell’arte cinematografica: Psycho, film del 1960 basato sull’omonimo romanzo di Robert Bloch.

Siamo lieti di pubblicare (per gentilissima concessione dell’autore) e condividere con voi la pregevole recensione di Aniello Troiano, fondatore e direttore della rivista letteraria Fralerighe:

Psycho – Alfred Hitchcock (1960)

di Aniello Troiano

Psycho è un vero e proprio cult movie, uno di quei film che “devi” vedere, che tutti conoscono, almeno per sentito dire. Un film che non ha bisogno di presentazioni, insomma. Dopo averne sentito parlare fino allo sfinimento, mi sono deciso a vederlo.

Phoenix, Arizona. 

Marion Crane lavora in una società immobiliare e ama un uomo divorziato, Sam Loomis. I due vorrebbero vivere insieme, ma Sam ha problemi economici e per questo è costretto a rimandare sempre la loro convivenza. Marion, pur a malincuore, capisce e sopporta la situazione. Ma quando le vengono affidati 40.000 dollari dal suo direttore, non ci pensa due volte: quei soldi sono l’opportunità della sua vita. Invece di depositarli in banca, si mette in viaggio per raggiungere il suo Sam e realizzare il loro progetto amoroso. Ma il viaggio è lungo, arriva la sera, e Marion deve dormire. Si imbatte nel Bates Motel, una struttura solitaria e deserta gestita dal timido Norman, che vive in una casa vicino al motel con la sua vecchia madre.

Quella sera, Marion riflette su ciò che ha fatto e si pente. Decide di porre fine a quella situazione e di restituire i soldi. L’indomani si metterà in viaggio per tornare a Phoenix. Ma adesso deve dormire. E prima deve fare una doccia…

La situazione precipiterà, in un vortice di violenza, tensione e psicosi capace di coinvolgere completamente lo spettatore, fino al finale, sorprendente e memorabile.

Il film è stato girato da Hitchcock nel lontano 1960, volutamente in bianco e nero per evitare problemi con la censura, data la presenza di sangue e violenza. 

La grande distanza temporale (parliamo di 52 anni, in cui il cinema si è evoluto parecchio…) si fa sentire in negativo solo per quanto riguarda le scene dei delitti, troppo “mimate”, poco credibili (non si ha la sensazione che il coltello penetri davvero nel corpo…), pur essendo eccellenti per l’epoca. 

Per il resto, invece, “l’anzianità” del film non ha conseguenze negative; anzi, forse la geniale semplicità di questa pellicola è da ricondurre proprio all’evoluzione della tecnica cinematografica ancora relativamente scarsa, che ha contribuito a rendere il film più artigianale, più teatrale.

* SPOILER ALERT *

La regia è efficace, la cinepresa viene mossa come un occhio curioso e attento, che ci regala una fotografia d’impatto, nitida e piacevole. La sceneggiatura, tratta dal romanzo omonimo pubblicato nel’59, dà vita a una storia solida e efficace, capace di tenere costantemente in tensione il pubblico, riuscendo, in alcune scene clou, a far trasalire anche lo spettatore più navigato. La storia è fine a sé stessa e priva di grandi pretese che vadano oltre lo spettacolo puro, e ciò le conferisce freschezza e maggiore godibilità. Impossibile non menzionare la colonna sonora, in particolare la sequenza di note acute che fa da sottofondo alla celebre scena in cui Marion viene accoltellata sotto la doccia.

* SPOILER ALERT *

La performance degli attori è credibile e solida, pur non spiccando nel contesto, dovendo competere con l’altissima qualità della regia, della sceneggiatura, della colonna sonora e della fotografia.

Anche se il film non ha vinto nessuno degli Oscar per cui aveva ricevuto le nomination (regia, attrice non protagonista, fotografia, scenografia) si tratta senza dubbio di un capolavoro, una pietra miliare che gli amanti del thriller non possono perdere.

Aniello Troiano
Una curiosità:
psycho-anthony-perkins-as-norman-bates

* SPOILER ALERT * Il personaggio di Norman Bates è ispirato alla figura di Edward Theodore Gein, serial killer statunitense conosciuto come “Il Macellaio di Plainfield”. Squartatore e necrofilo, legato alla madre da un rapporto di dipendenza morbosa e ossessiva, Gein era solito fabbricare pezzi d’arredo e vestiti utilizzando la pelle e varie altre parti del corpo delle sue vittime. La vita e il modus operandi di Ed Gein ispireranno anche l’ormai celebre personaggio di Jame Gumb, transessuale psicopatico ne Il silenzio degli innocenti.

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5 pensieri riguardo “Psycho”

  1. La settimana scorsa ho visto “Hitchcock”, che raccontava proprio il making of di questo film.
    I punti forti del film sono:
    – Il buon ritmo: Quando guardo un making of, mi accorgo che quasi sempre ci sono delle parti noiose, che possono risultare interessanti e/o comprensibili solo per gli addetti ai lavori. Hitchcock non ha queste cadute di tono: ogni singola scena può essere capita anche da chi non ha la benché minima nozione di tecnica cinematografica.
    – La gara di bravura tra i due protagonisti: Anthony Hopkins non assomiglia molto ad Hitchcock, ma é stato giusto scegliere lui per il ruolo: grazie alla sua lunga esperienza di film thriller, era l’ unico che poteva interpretare il maestro del brivido con cognizione di causa. Helen Mirren poi é perfetta nel cogliere le contraddizioni del suo personaggio: da un lato moglie devota al marito, dall’ altro donna di carattere ed emancipata che vuol dimostrare di non essere solo “la moglie di.”
    I punti deboli invece sono:
    – I dialoghi con Ed Gein. Danno al film un tocco soprannaturale del quale si poteva benissimo fare a meno.
    – Il difetto più grosso: il film non fa paura. Psycho é uno dei film più terrificanti che abbia visto in vita mia: mi aspettavo che questo making of, nel far vedere come furono girate le scene più agghiaccianti, mi rievocasse quei brividi lungo la schiena. Invece nulla: perfino la celeberrima scena della doccia non mi ha dato nessuna emozione.
    Le mie osservazioni ti trovano d’accordo?

    1. Non ho ancora visto “Hitchcock”… grave, gravissima lacuna anche perché ADORO Anthony Hopkins! Provvederò quanto prima e ti farò sapere 😉 grazie del commento e complimenti per il tuo blog!

      1. Condivido la tua passione per Anthony Hopkins. Di questo straordinario attore ti straconsiglio di vedere anche “Bobby” e “Quella sera dorata.”
        Il primo te lo consiglio non per la sua presenza (il suo é praticamente un cameo), ma perché é uno dei film più belli che abbia mai visto. Nonostante il titolo, non é un film sulla vita di Bobby Kennedy: é un film corale che cerca di far capire quanto questo grande uomo fosse profondamente amato dalla gente comune. Per dirti di quanto questo film é lontano da un biopic, pensa che non c’é nemmeno un attore che interpreta Bobby Kennedy: lui appare soltanto in dei video di archivio.
        Il secondo te lo consiglio perché é esteticamente stupendo. E’ interamente ambientato in una sontuosa villa uruguayana, con dei giardini che da soli valgono il prezzo del biglietto.
        Anthony Hopkins ha girato anche dei bellissimi thriller, da “Il silenzio degli innocenti” a “Il caso Thomas Crawford”, ma sono i 2 titoli sopra menzionati quelli che preferisco della sua sterminata filmografia. Grazie a te per i complimenti (che contraccambio) e per la risposta! : )

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