Quante cose da ricordare:

il tappeto di fiori che ho calpestato per arrivare al tempio di Yezidis a Sheikh Adi… la bellezza delle grandi moschee di Isfahan, la città magica… il rosso tramonto a Nimrud… lo Stretto dei Dardanelli, come mi appare nel silenzio della sera, dopo che sono scesa dal treno… gli alberi della New Forest, in autunno… i bagni nel mare di Torquay con Rosalind… Mathew che partecipa alle gare di Eton e Harrow… Max che torna dalla guerra e mangia aringhe con me. Tante cose… alcune sciocche, altre buffe, altre bellissime. Due grandi ambizioni soddisfatte: cenare con la regina d’Inghilterra (come si sarebbe inorgoglita Nursie. “Gatto, gattino dove sei stato?”); e l’inorgoglito possesso di una Morris dal muso sporgente… una macchina tutta mia! L’esperienza più toccante: il canarino Goldie che vola giù dal bastone della tenda dopo un giorno di disperato dolore.

Un bimbo dice: “Grazie, mio Dio, per la mia buona cena”,
Cosa posso dire io a settantacinque anni? “Grazie, mio Dio, per la mia buona vita e per tutto l’amore che ho avuto”.

Agatha Christie, La mia vita (1977)

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