Morte in mare aperto

… e altre indagini del giovane Montalbano

Inutile girarci intorno: per chi ama la letteratura poliziesca di qualità l’uscita in libreria di un “nuovo Montalbano” non può non essere una festa.

L’anno appena archiviato, che segna il ventennale della prima indagine del commissario di Vigàta (“La forma dell’acqua”, 1994), ha portato con sé un paio di novità a dir poco golose: un romanzo, “La piramide di fango”, che affonda il dito nella piaga dell’abusivismo edilizio, e la deliziosa raccolta di racconti che mi accingo a commentare. Otto storie ognuna delle quali costituisce, a ben guardare, un romanzo in miniatura sorretto da una compiuta e impeccabile trama gialla.

Protagonista assoluto è un giovane Salvo Montalbano – coglie nel segno Salvatore Silvano Nigro nel definirlo, in quarta di copertina, “aspramente giovane”, “strabordante e pieno di slanci” – che macina inchieste con maigrettiana umanità e una fresca, tenace esuberanza che rappresenta la cifra più bella e significativa degli scritti in parola. Protagonista è anche l’Italia di qualche decennio fa: l’Italia dell’ultimo caffè di Michele Sindona; l’Italia che trema per Papa Giovanni Paolo II ferito in un attentato; l’Italia di Toto Cutugno che canta con la chitarra in mano una canzone piano piano. Un tuffo nel nostro recente passato che ci permette di conoscere alcuni lati decisamente inediti dell’amatissimo commissario (nel bel racconto “La transazione”, ad esempio, entra in scena per la prima volta suo padre) e fa respirare, al tempo stesso, aria di casa: non mancano infatti le lunghe “passiate” digestive “a ripa di mare”, le memorabili “sciarriatine” con la fidanzata Livia, l’umorismo nerissimo del dottor Pasquano, gli esilaranti strafalcioni di Catarella…

Un Camilleri in forma smagliante, insomma. Tanto basta per fare di questa raccolta un vero e proprio gioiello della letteratura poliziesca destinato a diventare, come ogni singolo romanzo della serie dedicata al commissario Montalbano, un piccolo grande classico.

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Post Scriptum:

Segnalo in particolare ai cultori del giallo “all’inglese” lo splendido racconto “Un’albicocca”: leggere per credere!

(recensione originariamente pubblicata dalla Rivista Fralerighe)

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