Le verità di Bébé Donge

Bébé! Che idea chiamarla Bébé! Dopo dieci anni di matrimonio non si era ancora abituato…

Il nomignolo suonerà familiare agli estimatori di Georges Simenon e del poliziesco d’autore: perla noir di rara – e alquanto sottovalutata – bellezza, La vérité sur Bébé Donge (1942) costituisce una delle vette più alte della produzione simenoniana.

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Il racconto si sviluppa intorno all’avvelenamento del facoltoso uomo d’affari François Donge: in una tranquilla domenica d’estate sua moglie, l’eterea e raffinata Bébé, gli versa una dose letale di arsenico nel caffé. Scampato alla morte per un soffio, François avrà modo di riflettere sul gesto – freddo e premeditato – della moglie e di scandagliare gli abissi più profondi della sua enigmatica personalità.

Da buon classico che non ha mai finito di dire quel che ha da dire, il romanzo ha ispirato l’omonima pellicola del 1952 diretta da Henri Decoin (già autore delle trasposizioni cinematografiche de “Gli intrusi” e “L’uomo di Londra”) e rivive oggi, a oltre settant’anni dalla pubblicazione, grazie all’ambizioso esperimento multimediale del collettivo di artisti – disegnatori, musicisti, registi, attori e sceneggiatori – romani Bébé Donge, tenuto a battesimo dall’etichetta indipendente Goodfellas. Il progetto, che ribalta la prospettiva del romanzo adottando il punto di vista non già della vittima designata bensì della sua fascinosa, insondabile carnefice, coniuga assai felicemente le linee eleganti e le tinte pastello di un fumetto che richiama la grafica anni ’50 con le sonorità rock e rhythm’n’blues di un cd che ne costituisce la sorprendente quanto originale colonna sonora.

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Un’interessante e coraggiosa operazione “crossover” (che si arricchisce di spettacoli live con inserti teatrali e cinematografici: di notevole impatto è il mockumentary dal sapore pirandelliano nel quale i diversi personaggi del romanzo, interpretati da un cast di attori, forniscono la loro versione del caso Donge) che mostra una volta di più, se mai ve ne fosse bisogno, la grande modernità della scrittura simenoniana, la forza unica e dirompente delle sue caratterizzazioni.

Simona Tassara

(articolo originariamente pubblicato dalla Rivista Fralerighe)

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