Morte in mare aperto

… e altre indagini del giovane Montalbano

Inutile girarci intorno: per chi ama la letteratura poliziesca di qualità l’uscita in libreria di un “nuovo Montalbano” non può non essere una festa.

L’anno appena archiviato, che segna il ventennale della prima indagine del commissario di Vigàta (“La forma dell’acqua”, 1994), ha portato con sé un paio di novità a dir poco golose: un romanzo, “La piramide di fango”, che affonda il dito nella piaga dell’abusivismo edilizio, e la deliziosa raccolta di racconti che mi accingo a commentare. Otto storie ognuna delle quali costituisce, a ben guardare, un romanzo in miniatura sorretto da una compiuta e impeccabile trama gialla.

Protagonista assoluto è un giovane Salvo Montalbano – coglie nel segno Salvatore Silvano Nigro nel definirlo, in quarta di copertina, “aspramente giovane”, “strabordante e pieno di slanci” – che macina inchieste con maigrettiana umanità e una fresca, tenace esuberanza che rappresenta la cifra più bella e significativa degli scritti in parola. Continua a leggere “Morte in mare aperto”

Venti regole per scrivere romanzi polizieschi

Il romanzo poliziesco è un gioco intellettuale; anzi uno sport addirittura. Per scrivere romanzi del genere ci sono leggi molto precise: non scritte, forse, ma non per questo meno rigorose, e ogni scrittore poliziesco, rispettabile e che si rispetti, le deve seguire.

Nel 1928, lo scrittore e critico d’arte statunitense S.S. Van Dine (pseudonimo di Willard Huntington Wright), “papà” del detective Philo Vance, pubblicò su The American Magazine un articolo destinato ad entrare nella storia della letteratura poliziesca: Twenty Rules For Writing Detective Stories, una sorta di galateo del perfetto scrittore di gialli in venti semplici – e quasi tutte sacrosante! – regole (in rosso troverete le mie annotazioni): Continua a leggere “Venti regole per scrivere romanzi polizieschi”

Lo studio circolare, di Anna Katharine Green (Nero Press)

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Una piccola stanza, di forma circolare, illuminata da una terrificante luce rossa. Accanto alla porta, un ombrellino dal manico di perla e al di là dell’ampia scrivania il ritratto, maestoso, di una ragazza dal fascino insondabile. Sul pavimento alcuni petali di rosa, una scia di splendenti lustrini neri e un tappeto in pelle d’orso su cui giace il padrone di casa, morto oltre ogni ragionevole dubbio, con un pugnale conficcato nel cuore e una croce dalle finiture dorate adagiata sul petto. Un delitto insolito per l’attempato detective Ebenezer Gryce, che dovrà vedersela con un inquietante domestico sordomuto, un pappagallo assai ciarliero…

… e una collaboratrice davvero speciale: Miss Amelia Butterworth di Gramercy Park ovvero – nientemeno che! – “la donna più rispettabile del mondo”. Ficcanaso impenitente, detective per caso e cristallina vocazione, Miss Butterworth affiancherà Gryce in un’avventura dal sapore epico tra rancori, segreti di famiglia e inconfessabili propositi di vendetta.

Continua a leggere “Lo studio circolare, di Anna Katharine Green (Nero Press)”

Tre stanze per un delitto

di Sophie Hannah

coverEditore italiano: Mondadori

Hercule Poirot è tornato. A trentanove anni esatti dalla sua ultima, fatale indagine – Agatha Christie diede alle stampe Curtain. Poirot’s Last Case nel settembre del 1975 – il detective più amato nella storia della letteratura e le sue formidabili cellule grigie si rimettono all’opera fra gli stucchi e le finiture di pregio dell’Hotel Bloxham, nel cuore di Londra. Si tratta, conviene precisarlo subito, di una “resurrezione” squisitamente letteraria: le vicende del romanzo in commento vedono infatti protagonista un Poirot nel fiore degli anni e si svolgono alla fine degli anni Venti del secolo scorso, collocandosi temporalmente fra Il mistero del Treno Azzurro (1928) e Il pericolo senza nome (1932). Una rentrée fortemente voluta dagli eredi della Regina del Giallo e affidata alla penna esperta di Sophie Hannah, signora del thriller psicologico che ha studiato a fondo l’opera agathiana e non ha mai fatto mistero di considerarla alla stregua di un “testo sacro”. Quel che è certo è che, nel raccogliere un testimone a dir poco scottante, la scrittrice britannica maneggia con cura amorevole la creatura della sua beniamina, ponendola al centro di un enigma di grande fascino che non avrebbe sfigurato in quella che Dame Agatha amava definire “la mia fabbrica di salsicce”.

Continua a leggere “Tre stanze per un delitto”

Il richiamo del cuculo

di Robert Galbraith

71x37sqmSmL__SL1500_Editore italiano: Salani

Poco più di un anno fa, il 14 luglio 2013, uno scoop del Sunday Times ha rivelato al mondo che il romanzo in commento, uscito in libreria nell’aprile del 2013 a firma dell’esordiente Robert Galbraith, è opera del multiforme ingegno di J.K. Rowling. A chi frequenta con regolarità i social network non sarà sfuggita la polemica suscitata dal tweet al vetriolo di Kate Mills, editor presso la Orion Publishing:

Così adesso posso dire di aver sbattuto la porta in faccia a J.K. Rowling. Ho letto “The Cuckoo’s Calling” e ho detto no. Qualcun altro ha intenzione di confessare?

Non sapremo mai quanti e quali editori abbiano rifiutato il manoscritto di Robert Galbraith; quel che è certo è che, in seguito alle rivelazioni del quotidiano britannico, “Il richiamo del cuculo”, partito in sordina nonostante le numerose recensioni favorevoli, ha conosciuto un incremento delle vendite che possiamo senz’altro definire vertiginoso: i dati forniti da Amazon e dalla stampa inglese parlano di sette milioni e mezzo di copie vendute in una sola mattina!  Continua a leggere “Il richiamo del cuculo”

Hercule Poirot è tornato!

imagesSEULBAAUTre stanze per un delitto, di Sophie Hannah

Editore italiano: Mondadori

Dopo l’ennesimo caso risolto, Hercule Poirot ha finalmente deciso di prendersi una vacanza. E visto che viaggiare è molto stancante, quale migliore destinazione di Londra stessa? Così, senza dire nulla a nessuno, ha affittato una camera in una pensione cittadina, deciso a godersi il meritato riposo, al riparo dagli assalti di chi cerca il parere del detective più famoso del mondo. Ma se, per una volta, Poirot non insegue il mistero, è il mistero a inseguire lui.

Una sera, mentre è seduto a un tavolo di un piccolo locale, intento a gustare un delizioso caffè, irrompe una donna, sconvolta. Poirot le si avvicina, presentandosi come un poliziotto in pensione. La donna sembra spaventarsi ancora di più e gli chiede di assicurarle che non è più in servizio. Quando Poirot glielo conferma, lei gli confessa che sta per essere commesso un omicidio. La vittima è lei, e merita di essere uccisa. Per questo lui deve prometterle che non farà nulla per salvarla e non cercherà, successivamente, di trovare il colpevole. A quel punto la donna corre fuori dal locale e sparisce nella notte. Quanto c’è di vero in quel racconto? E i tre omicidi commessi a Londra quella stessa sera sono collegati alle parole della donna?

*

A trentanove anni dalla sua ultima apparizione letteraria, Hercule Poirot, il detective più famoso e amato del mondo, ritorna per risolvere tre delitti apparentemente inspiegabili. Per la prima volta gli eredi di Agatha Christie hanno autorizzato che il personaggio inventato dalla scrittrice britannica nel 1920 faccia la sua ricomparsa, interpretato dalla penna di una nuova autrice. E la scrittrice chiamata a questo compito è Sophie Hannah, maestra inglese del thriller psicologico, i cui romanzi hanno venduto, nel solo Regno Unito, centinaia di migliaia di copie, vincendo numerosi premi e venendo tradotti in più di venti paesi.

In libreria

Dato che non le restano

più di diciannove ore di vita prima di essere assassinata, la signora Adelaide Testa Simonis – Laide per gli intimi – e la sua casa in Costa Azzurra meritano una descrizione piuttosto minuziosa.

The Life - Copia

L’appartamento dove vive la signora è al quinto e ultimo piano di un bianco palazzo floreale in Boulevard de Cimiez, a Nizza. E’ gradevolmente esposto a sud, verso il mare, e i terrazzi si affacciano su un giardino in parte privato (per gli appartamenti a piano terra), in parte condominiale. Lo si raggiunge con un ascensore dagli splendenti cristalli molati. Intorno alla scala curva si snoda una ringhiera dove ciliegie stilizzate rincorrono diafani iris. Questi stessi fiori, in due gradazioni di cobalto e crema, li ritroviamo nell’atrio dell’appartamento, disposti in un vaso di Lalique.

Gianni Farinetti, Un delitto fatto in casa (Marsilio, 1996)

Gialli d’estate

Editore: Einaudi

Una ragazza che sparisce dopo un falò. Una cena all’aperto che potrebbe rivelarsi fatale. Un ladro che firma il proprio colpo con un Sette di cuori. Un uomo ucciso con un coltello per l’arrosto durante il picnic del 4 luglio. E attorno a un nido di vespe l’indagine perfetta, quella che non ha bisogno di spargimento di sangue per arrivare a una soluzione.

Undici maestri del mistero portano alla luce del sole ciò che di solito rimane avvolto nell’ombra.

Undici racconti per un’estate che si tinge di giallo.

*

  • Agatha Christie, Nido di vespe
  • Arthur Conan Doyle, L’avventura della scatola di cartone
  • Ellery Queen, L’avventura dell’angelo caduto
  • Marcello Fois, Dove?
  • Jacques Futrelle, Il problema della rosa rossa
  • Émile Gaboriau, Il vecchietto delle Batignolles
  • Maurice Leblanc, Il Sette di cuori
  • Catherine Louisa Pirkis, Il fantasma di Fountain Lane
  • Edgar Allan Poe, Il mistero di Marie Rogêt
  • Rex Stout, Il picnic del 4 luglio
  • Fred Vargas, Salute e libertà.

Sherlock Holmes,

che generalmente scendeva molto tardi al mattino tranne che nelle non rare occasioni in cui rimaneva alzato tutta la notte, era già seduto al tavolo della colazione. Mi fermai sul tappeto accanto al caminetto a raccogliere il bastone dimenticato la sera prima dal nostro visitatore. Era un bel bastone col pomo rotondo, del tipo comunemente chiamato «Malacca». Proprio sotto l’impugnatura c’era una larga fascia d’argento con l’iscrizione «A James Mortimer, M.R.C.S. dai suoi amici del C.C.H.» e la data «1884». Era proprio il tipo di bastone adatto a un medico di famiglia vecchio stampo – dignitoso, solido, e rassicurante. Di questo bastone lui andava fiero.

Sir Arthur Conan Doyle, Il mastino dei Baskerville (1902)

Sherlock Holmes prese il suo flacone

dall’angolo della mensola del caminetto e la sua siringa ipodermica da un elegante astuccio di marocchino.

Con le dita lunghe e nervose infilò l’ago sottile e arrotolò la manica sinistra della camicia.

Per un po’, osservò pensoso l’avambraccio muscoloso e il polso, costellati di innumerevoli segni di punture.

Alla fine, infilò con gesto deciso la siringa, premette il pistone e si abbandonò nella poltrona di velluto con un lungo sospiro di soddisfazione.

Sir Arthur Conan Doyle, Il segno dei quattro (1890)

Ti ricordi, Bärlach,

la nostra discussione nella muffa di quell’osteria, nel sobborgo di Tofano, in mezzo al fumo delle sigarette turche? La tua tesi era questa: che l’imperfezione umana, il fatto che le azioni degli altri non sono mai del tutto prevedibili e che del resto non possiamo mai, nei nostri calcoli, tener conto del caso, il quale tuttavia ha la sua parte in tutto, fosse il motivo per cui la maggior parte dei delitti vengono immancabilmente in luce. Dicevi che era una sciocchezza commettere un delitto, perché ti sembrava impossibile usare la gente come le pedine degli scacchi. Io invece più per contraddirti che per convinzione, sostenevo la tesi che proprio la confusione dei rapporti umani rendeva possibili delitti che non potevano essere scoperti, e che proprio per questo motivo la maggior parte dei delitti restavano non soltanto impuniti ma anche insospettati. E continuammo a lungo a bisticciare, animati dal fuoco della grappa che l’oste ebreo ci versava e poi, forse trascinati dalla nostra giovinezza, nell’euforia, abbiamo fatto una scommessa, mentre la luna tramontava sull’Asia Minore, una scommessa di cui chiamammo a testimone il cielo…

Friedrich Dürrenmatt: “Il giudice e il suo boia” (1952)

Gli uomini erano sempre uguali,

sia che alla domenica andassero alle funzioni nella Basilica di Santa Sofia o nel Duomo di Berna. I grossi mascalzoni facevano quello che volevano e i poveri cristi finivano in galera. C’era un sacco di delitti a cui non si badava, soltanto perché più delicati, più distinti di un assassinio, così antiestetico, e che, oltretutto, esce sui giornali; eppure gli uni valevano l’altro, bastava considerarli dal giusto punto di vista e con un po’ di fantasia. La fantasia, ecco, la fantasia! Per pura mancanza di fantasia un bravo commerciante poteva combinare tra l’aperitivo e la colazione, con qualche affare spettacoloso, un vero e proprio delitto, e nessuno se ne accorgeva, tanto meno il commerciante stesso, perché nessuno aveva la fantasia sufficiente per accorgersene. La trascuratezza, la manica larga, ecco cosa rendeva il mondo insopportabile; per trascuratezza il mondo stava andando in malora.

Friedrich Dürrenmatt: “Il sospetto” (1953)

Un requiem per il romanzo giallo

Trama originale:

Promisi sulla mia coscienza di trovare l’assassino, solo per non essere costretto a vedere ancora il dolore di quei genitori…

… e ora devo mantenere la mia promessa.

Il freddo e infallibile investigatore, il commissario Matthäi, è vincolato all’impegno preso e obbligato a risolvere il caso di una bambina di sette anni brutalizzata e uccisa in un bosco. Ma La promessa, “antiromanzo giallo”, liquida con un massimo di crudeltà e finezza il genere poliziesco colpendolo proprio alla radice, cioè nella sua favolosa e assoluta consequenzialità. Gli elementi del genere ci sono tutti: i colleghi, ottusi o altezzosi, che si rifiutano di prestare fede alle sorprendenti intuizioni del commissario; un delitto raccapricciante con drammatici precedenti; un presunto colpevole; e la sorpresa finale, con lo scioglimento del mistero e la rivelazione dell’autentico assassino. Tutto viene però parodisticamente distorto e deformato nella celebrazione funebre del personaggio del detective e del racconto giallo tradizionali. Dürrenmatt sostituisce alla morale pratica di ogni poliziotto (il delitto non paga) una morale metafisica in cui regna l’assurdo: il razionale non prevale affatto sul caos, o almeno non fatalmente, e chi fa affidamento sulla razionalità finisce per esserne la prima incompresa vittima.

*

La dichiarazione di intenti è contenuta nel sottotitolo e si dispiega con rara franchezza nelle primissime pagine di questo romanzo che non esito a definire eccezionale. Continua a leggere “Un requiem per il romanzo giallo”

Lo studio circolare, di Anna Katharine Green

Una piccola stanza, di forma circolare, illuminata da una terrificante luce rossa. Accanto alla porta, un ombrellino dal manico di perla e al di là dell’ampia scrivania il ritratto, maestoso, di una ragazza dal fascino insondabile. Sul pavimento alcuni petali di rosa, una scia di splendenti lustrini neri e un tappeto in pelle d’orso su cui giace il padrone di casa, morto oltre ogni ragionevole dubbio, con un pugnale conficcato nel cuore e una croce dalle finiture dorate adagiata sul petto. Un delitto insolito per l’attempato detective Ebenezer Gryce, che dovrà vedersela con un inquietante domestico sordomuto, un pappagallo assai ciarliero… e una collaboratrice davvero speciale: Miss Amelia Butterworth di Gramercy Park ovvero – nientemeno che! – “la donna più rispettabile del mondo”. Ficcanaso impenitente, detective per caso e cristallina vocazione, Miss Butterworth affiancherà Gryce in un’avventura dal sapore epico tra rancori, segreti di famiglia e inconfessabili propositi di vendetta. Continua a leggere “Lo studio circolare, di Anna Katharine Green”

20 luglio, ore 9

Ho sempre pensato che una città come Genova non debba svegliarsi. Un sono continuo e lattiginoso, tra odori di stoccafisso e frutta secca, incenso e piscio. Ma stamattina, quando sono arrivato al Mercato Orientale per la spesa, in una giornata illuminata a chiara, ho temuto che Genova potesse svegliarsi, tirarsi su dal letto e dire: ragazzo, ora si cambia vita!

E sarebbe stato un grosso guaio.

Mario Paternostro: Troppe buone ragioni – Il commissario Falsopepe e il caso del bambino rapito

Carnevale in giallo

AA.VV.

Editore: Sellerio

Tra rito di rigenerazione e desiderio di trasgressione Carnevale è la festa che ogni anno sconvolge l’ordine delle cose, scompagina la gerarchia sociale, sospende ogni regola. Niente di più adatto perciò del Carnevale alla scena di un delitto: maschere dietro cui nascondersi, costumi per assumere un’altra identità sembrano, infatti, ingredienti perfetti per la scena di un «caso». Protagonisti gli investigatori di casa Sellerio. Scherzi di Carnevale per Petra Delicado e Fermín Garzón, la Casa di Ringhiera, Enzo Baiamonte della Zisa, Rocco Schiavone, i Vecchietti del BarLume.

*

Carnevale in giallo raccoglie racconti polizieschi a situazione, in cui i protagonisti, gli investigatori noti dai romanzi maggiori pubblicati da questa editrice, svolgono il loro lavoro nel clima della festa proverbialmente beffarda che li condiziona pesantemente. Hanno a che fare con maschere e travestimenti, con il libertinaggio e la confusione del «mondo alla rovescia». Una capacità di metamorfosi di persone e cose che accentua la difficoltà dell’enigma. Che mescola in ogni racconto una tintura di grottesco.

Petra e Fermín – nel primo racconto ad opera di Alicia Giménez-Bartlett – affrontano il caso di un «diavolo» trovato stecchito e bagnato di sangue e acqua nei vicoli di Barcellona. La mascherata degli equivoci, narrata da Francesco Recami, coinvolge, sotto il solito destino cinico, la Casa di Ringhiera nella caccia a un collier scomparso. Nella baraonda teatrale di una festa di paese, a lui più congeniale, il buon Enzo Baiamonte dello scrittore Gian Mauro Costa conduce la sua inchiesta di periferia: il morto è dietro una maschera del Mastro di Campo, kermesse del borgo palermitano di Mezzojuso. Il nero del racconto di Antonio Manzini non è ravvivato nemmeno per un momento dalla festa, visto che il vicequestore Rocco Schiavone considera il Carnevale solo un Halloween fallito. Marco Malvaldi traveste i Vecchietti del BarLume da giudici della sorte più che da investigatori del pettegolezzo: la loro dura lex si abbatte con ridanciana ironia su un italianissimo mascalzone.

Oggi in libreria

The Circular Study

bc-cxccqaaqrmm1C’è un’intera biblioteca che vi è stata tenuta nascosta… Caxton’s Forge è un progetto di Rum Corpse Localisation Pro volto alla riscoperta di opere dimenticate da critica, tempo ed editoria…

… e che opere!

Si comincia con l’opera della scrittrice statunitense Anna Katharine Green (1846-1935), autentica pioniera del romanzo poliziesco. Il suo The Circular Study, del 1900, è stato tradotto per la prima volta in italiano da Marialuisa Ruggiero a ben 114 anni dalla pubblicazione.

*

Un delitto insolito è appena avvenuto: questa la misteriosa chiamata che giunge alla polizia di New York e che dà inizio alle indagini sulla morte di Felix Adams. Pugnalata a morte e con una croce adagiata sul petto, la vittima presenta al detective Gryce una matassa piuttosto ingarbugliata.

Insolito è, piuttosto che il delitto in sé, il luogo in cui questo è stato consumato: uno studio di forma circolare privo di finestre sull’esterno, un volatile irrequieto prigioniero di una gabbia appesa sotto la volta del soffitto che non fa che ripetere l’enigmatica frase ‘Ricorda Evelyn!’, uno strano meccanismo di faretti colorati apparentemente inspiegabile, un congegno letale che non andrebbe azionato per nulla al mondo, una scia di lustrini lasciata sul pavimento e un domestico apparentemente allucinato che cerca invano di comunicare la propria versione dei fatti.

Il romanzo è anche la terza e ultima apparizione di Miss Butterworth, irresistibile detective improvvisata e indiscutibile antesignana della più celebre Miss Marple.

Seguirà la pubblicazione italiana di Lost Man’s Lane e That Affair Next Door, rispettivamente seconda e prima avventura di Butterworth, in un gioco investigativo e metateatrale che strizzi l’occhi al lettore, coinvolgendolo in un percorso a ritroso volto a ricostruire le origini del personaggio in questione.

A New Year Carol

Il 2013 se ne va, è tempo di bilanci. Vi risparmio il rituale un po’ stucchevole delle classifiche di fine anno: stilare classifiche – da che pulpito, poi? – è un esercizio che non amo, anche se in un paio di occasioni ho ceduto alla tentazione.

Però c’è un però.

Il passaggio sulla piattaforma WordPress e la faticosa attività di restyling del blog mi hanno consentito di osservare la mia “creatura” con occhi nuovi. Quanti elogi, battimani e cotillon, mi sono detta… possibile che non si trovi una recensione negativa a pagarla oro? “Sei troppo buona”, mi ha fatto notare lo Spirito del Natale Passato che è in me brandendo un ramo d’agrifoglio.

E ho deciso di porre rimedio. Continua a leggere “A New Year Carol”

Le geometrie dell’animo omicida

Vi segnaliamo con piacere che il prossimo 30 novembre sarà in libreria un nuovo romanzo giallo targato Scrittura & Scritture (giovane e assai frizzante casa editrice napoletana che seguiamo con grande interesse):

Il booktrailer

Le geometrie dell’animo omicida, di Monica Bartolini

Collana: Catrame

Un turno di radiomobile come tanti si trasforma presto nell’inizio di un vero rompicapo. In Contrada Madonnuzza è stato trovato il corpo senza vita di una giovane donna, bendata, mani e piedi legati.

Sul luogo del ritrovamento giungono il capitano Spada e il maresciallo Piscopo, ma non solo…

Per cercare l’assassino e il movente di questo omicidio, infatti, si aprono tre piste divergenti, ciascuna battuta da personaggi interessanti che hanno tutti un buon motivo per consegnare alla giustizia il colpevole.

La competenza e la professionalità degli uomini dell’Arma si incontrano, e scontrano, così, con un reporter d’assalto alla ricerca del ghiotto scoop da mandare in TV in una sensazionale prima serata, e con un’insolita appassionata di mappe astrali.

Le tre piste di indagine si intrecciano in un giallo originale, in cui alla soluzione del caso non si arriva grazie a potenti mezzi tecnologici e a commissari-super eroi belli e dannati, ma a professionisti dallo spiccato intuito, dalle grandi qualità personali e da una buona conoscenza dell’animo umano.

Monica Bartolini vive e lavora a Roma.

Nota nel panorama letterario come la Rossachescrivegialli, è autrice di romanzi e racconti gialli, declinati in tutte le gradazioni possibili di noir.

Il racconto Tanti auguri, Maresciallo! viene pubblicato su Giallo Mondadori n. 3009. Con il racconto Cumino assassino ha vinto il Gran Giallo Città di Cattolica 2010, nell’ambito della XXXVII edizione del MystFest, pubblicato poi sul numero 3019 dei Gialli Mondadori. Ha pubblicato il giallo Interno 8.

Ma il lavoro che ama di più è Le geometrie dell’animo omicida che nel 2011 entra nella cinquina del Premio Tedeschi.

Collabora alla diffusione del “morbo giallo” con recensioni di libri per i siti Thriller Cafè e Wlibri e leggendo i suoi libri gialli preferiti nelle scuole italiane, secondo il progetto “Piccoli Maestri”, una scuola di lettura per i ragazzi. Ha anche un suo sito www.monicabartolini.it dove esprime la sua anima gialla.

Le avventure di Sherlock Holmes

Il 31 ottobre 1892 uscivano in volume “Le avventure di Sherlock Holmes”: dodici straordinari racconti originariamente pubblicati sullo Strand Magazine.

Qualche titolo? “Uno scandalo in Boemia” (il Re di Boemia deve recuperare al più presto una foto compromettente che lo ritrae insieme a una donna – la donna, per dirla con Sherlock Holmes – incantevole quanto pericolosa: avete mai sentito parlare di Irene Adler?) , “La Lega dei Capelli Rossi”, “Il mistero di Boscombe Valley”, “I cinque semi d’arancio”, “L’avventura della fascia maculata”.

Non consigliati…

… CONSIGLIATISSIMI!

Intervista a Claudio Paglieri

63270-_dsc4711Ciao Claudio, benvenuto! Antonio Tabucchi sosteneva che la domanda della domande, inevitabile per uno scrittore, è la seguente: perché si scrive? “Perché ci si affanna a tessere sogni e raggiri” si domandava da par suo Gesualdo Bufalino “si dà corpo a fantocci e fantasmi, si fabbricano babilonie di carta, s’inventano esistenze vicarie, universi paralleli e bugiardi, mentre fuori così plausibile piove la luce della luna nell’erba, e i nostri moti naturali, le più immediate insurrezioni dei nostri sensi c’invitano al gioco affettuosamente, divinamente semplice della vita?”. E io mi arrischio a domandarlo a te: perché?

Perché ne ho bisogno, mentalmente e anche fisicamente. Perché nei giorni buoni, quando sono seduto alla scrivania e capisco che il libro sta crescendo, e funziona, vivo ore di pura felicità. Perché scrivere mi permette di vivere le vite che non ho potuto o saputo vivere. E anche perché è la cosa che so fare meglio.

Giornalista, scrittore, appassionato viaggiatore. “Ha sempre cercato di avere più Paesi del mondo visitati che anni di vita”, rivela il risvolto di copertina dell’edizione Bestseller dei tuoi romanzi, “e fino ai 37 ci è riuscito, ma ora è sotto di tre”. Ecco profilarsi, dunque, un’altra domanda inevitabile: numero attuale dei Paesi visitati? Cosa rappresenta, per te, il viaggio?

Sono passati un po’ di anni da allora, e l’ansia di piantare bandierine ha lasciato il posto a una considerazione semplice: meglio tornare in un posto dove sono stato bene, piuttosto che andare in uno che mi attira poco. E’ un po’ così anche per i libri: una volta facevo a gara per leggerne il più possibile in un anno, ora preferisco concentrarmi sugli autori che amo e a volte rileggerli. Sono arrivato a quota 40 Paesi, e non rincorro più la mia età. Viaggiare mi piace ancora moltissimo, e le mie mete preferite sono le isole: per sentirmi lontano da tutto.

Di te stesso dici: “Sono una Bilancia perfetta, nel senso che ho tutte le caratteristiche del segno. E sono un ligure totale, nel senso che ho tutti i pregi e difetti tipici dei liguri”. Da ligure – e, ahimè, Capricorno – totale a ligure totale: quale pensi possa essere il difetto peggiore? E il miglior pregio? Cos’è che più di tutto ti fa sentire figlio della tua terra?

Il difetto peggiore di noi liguri è la diffidenza nei confronti degli altri, la mancanza di ospitalità. Esploriamo volentieri il mondo, da sempre, sulle nostre navi, ma vorremmo che nel nostro non penetrasse nessuno. Io mi sforzo di essere aperto, ma sotto sotto sono esattamente così, e fare lo scrittore in fondo è anche questo: andare alla scoperta degli altri ma poi chiudersi a riccio, senza distrazioni, senza intromissioni, per scavare il più a fondo possibile nella propria anima. Comunque non toccatemi la mia Liguria, solo noi indigeni possiamo parlarne male!

Terra musona e ricca di spine, la Liguria: sembra nata per racchiudere grandi misteri. Leggendo i tuoi romanzi l’ho ritrovata pienamente e in un certo senso riscoperta… Quanto è importante che uno scrittore sia “dei suoi posti”, per citare Isaac B. Singer, che scriva di ciò che conosce davvero bene? E quanto è importante l’ambientazione per la buona riuscita di un romanzo poliziesco?

Non mi piace sentirmi definire giallista genovese, o ligure. Come non mi piace sentir dire che uno è uno scrittore omosessuale, o ebreo. Uno è scrittore e basta, se lo è davvero. Detto questo, sono d’accordo sul fatto che bisogna scrivere di ciò che si conosce, e io la Liguria un po’ la conosco. I lettori sono attenti e se scrivi qualcosa di poco verosimile se ne accorgono subito. L’ambientazione aiuta a catturare i lettori, non solo quelli della regione stessa ma soprattutto gli altri, i foresti, gli stranieri. In Germania i miei libri vanno molto bene e credo sia dovuto al fatto di poter fare un viaggio in Italia, scoprire o rivivere le nostre atmosfere. Così come noi leggiamo Larsson per immergerci nelle nevi svedesi.

cover (1)Facciamo un viaggio nel tuo universo letterario, e cominciamo dalla fine: il 14 maggio scorso è stato pubblicato L’enigma di Leonardo (Edizioni Piemme), la quarta indagine del commissario Marco Luciani. Ci racconti la genesi e la gestazione di questo romanzo? Ho letto che la sua preparazione è andata di pari passo con quella della Maratona di New York…

La storia nasce da uno spunto reale: un ritratto a sanguigna, ritrovato a Genova, che secondo le perizie chimiche e il parere di alcuni esperti sarebbe opera di Leonardo da Vinci. Anzi, sarebbe addirittura un autoritratto firmato. Me ne sono occupato come giornalista e poi ho pensato che sarebbe stato bello lasciare che a indagare fosse Marco Luciani. Intorno al ritratto ruotano molte morti misteriose e molte storie, l’intreccio è complesso e anche per questo  l’anno in cui l’ho scritto è stato molto faticoso: oltre a lavorare dovevo appunto costruire il giallo e prepararmi per la Maratona di New York, che a differenza del libro non sono riuscito a finire. Ma un giorno o l’altro ci riproverò.

Ne “L’enigma di Leonardo” Marco Luciani, poliziotto anoressico e ombroso dotato di quello che si può senz’altro definire un adorabile caratteraccio, è alle prese con le “gioie” della paternità e matura, in molti sensi, come personaggio… strano a dirsi, per un tipo come lui, ma si ammorbidisce persino un po’. Ci racconti com’è nato, cresciuto – pasciuto non direi! – uno dei commissari più irresistibili della letteratura poliziesca italiana?

Luciani nasce un po’ per reazione verso gli investigatori gourmet che cucinano come Gordon Ramsay e stappano bottiglie costosissime, che i veri commissari non potrebbero permettersi. E per reazione verso i commissari politicamente corretti che dicono sempre la frase “giusta” e assomigliano più a degli assistenti sociali. Ho immaginato un personaggio che dice verità scomode e non accetta compromessi, e che è sorretto da un grande senso di giustizia; severo ma giusto potremmo dire, un po’ alla Tex Willer vecchia maniera. Sì, nell’ultimo libro doversi occupare di un bambino lo costringe ad ammorbidirsi un po’, ma spero non troppo!

Le vicende del romanzo ruotano intorno a un disegno (una testa di profilo d’uomo che sembra raffigurare “tutti gli uomini, la nostra parte più profonda, la nostra coscienza che ci osserva dallo specchio”) che potrebbe portare la firma di Messer Leonardo: impossibile non pensare all’autore de “Il codice da Vinci” (del resto “L’enigma di Leonardo” e “Inferno” sono usciti in libreria lo stesso giorno, vorrà pur dire qualcosa) e a questa bellissima dedica: Se ti avessi dato retta, oggi sarei Dan Brown (in epigrafe a “Il vicolo delle cause perse”, Piemme, 2007). Ti va di spiegarla ai nostri lettori?

E’ una dedica al mio amico Riccardo che un giorno mi regalò “Il Santo Graal” di Baigent, Leigh e Lincoln, consigliandomi di leggerlo perché era una storia bellissima. Io lo lasciai in standby per troppo tempo, mentre Dan Brown, più bravo e più sveglio di me, lo divorò. Poi, romanzandolo, lo fece diventare un bestseller mondiale. Capii di avere perso un treno importante, ma un altro treno guidato da Leonardo, come in “Non ci resta che piangere”, è passato e questa volta ci sono saltato su. Siamo partiti dalla stazione nello stesso giorno ma Dan Brown è un frecciarossa, io un accelerato… diciamo che mi godo con calma il paesaggio.

In “Domenica nera” (Edizioni Piemme, 2005), romanzo per molti versi profetico che si svolge nel mondo tutt’altro che dorato del pallone, attribuisci a Marco Luciani una considerazione che sospetto essere largamente condivisa: “L’aveva amato totalmente, quel gioco, e ora altrettanto totalmente lo odiava, e compativa la folla che vedeva sciamare sui marciapiedi con quelle assurde sciarpe troppo colorate al collo, uomini tristi con la sigaretta in bocca e i capelli tagliati male, forse dalla moglie in cucina, donne anziane che parlavano da sole ad alta voce e bambini che stringevano la mano dei padri e camminavano orgogliosi con una bandierina in mano. Carne da macello (…)”. Da giornalista sportivo pensi che la letteratura possa contribuire a denunciare le storture, il lato oscuro del mondo del calcio e contribuire, in qualche misura, a “depurarlo”? Te lo domando perché sono rimasta molto colpita da una tua dichiarazione che mi è capitato di leggere recentemente sul web: in buona sostanza affermavi che se avessi scritto un saggio, sull’argomento, “probabilmente non se lo sarebbe filato nessuno”. E un romanzo – oltre a deliziare gli appassionati di storie nere, ben inteso – cosa può fare?

Non sono sicuro che un libro possa cambiare la vita di una persona, figuriamoci se può cambiare un mondo… e a dire il vero ho perso tutte le speranze di veder “depurare” il calcio. Le scommesse gli hanno tolto l’ultima parvenza di credibilità. La letteratura fa quello che può, ma anche quando “denuncia” (o semplicemente descrive) le miserie umane questo non basta per correggerle. Se però sono riuscito a far riflettere qualcuno ho già raggiunto un buon risultato.

Marco Luciani è un personaggio forte, originale, che buca letteralmente la pagina… in una parola: riuscitissimo. Ci saranno altre indagini? Ho letto – con ammirazione ma anche con un pizzico di sgomento – che non intendi diventare un “serial writer”. Però, vedi, ai tipi come Marco Luciani ci si affeziona…

Non so se ci sarà un altro giallo con protagonista Luciani, dipende se avrò qualcosa di importante da dire, e una storia forte che faccia da supporto, e il tempo per metterla insieme… non è facile. Ogni libro che esce conquista nuovi lettori, e questo mi dà grandi stimoli, ma non voglio farne uno nuovo tanto per farlo. Ho sempre puntato sulla qualità più che sulla quantità, e continuerò su questa strada. Magari facendo anche cose completamente diverse ma che in quel momento mi interessano di più. Quello a cui punto davvero è la gloria postuma.

questionario-di-proustDirettamente dal questionario di Proust:
 
  • gli autori che prediligo: Kurt Vonnegut, John Fante, Amin Maalouf, il primo Stefano Benni, Georges Simenon, Dennis Lehane…
  • i miei eroi nella finzione: Tex Willer
  • i miei eroi nella vita reale: mio padre
  • quel che detesto più di tutto: i lavori mal fatti
  • vorrei vivere in un Paese dove… i parchi sono puliti e i treni arrivano puntuali

Fuori questionario: che rapporto hai con la lettura? Che libro tieni sul comodino, in questo momento?

Adoro leggere, sia romanzi sia saggi. In genere però se sto scrivendo leggo poco, e viceversa. Ho appena finito la trilogia di The Hunger Games e sto leggendo la trilogia di Enrico Brizzi, in cui si immagina che l’Italia fascista abbia vinto la guerra.

… e tornando alle domande inevitabili: stai lavorando ad un nuovo romanzo? Possiamo provare a estorcerti una piccola anticipazione?

Sto lavorando anch’io a una trilogia ambientata nel prossimo futuro. Un mix di Bibbia, Lost e Particelle elementari.

Grazie infinite, Claudio. 

Per la disponibilità e per il tempo che hai dedicato alla nostra rivista. Un grosso in bocca al lupo per la tua vita e per la tua avventura di scrittore.

 
Simona Tassara
 
(intervista originariamente pubblicata dalla rivista letteraria Fralerighe Crime. Foto di Gloria Ghiara)

L’enigma di Leonardo

“… sulla strada dei criminali deve camminare un uomo che non è un criminale, che non è un tarato, che non è un vigliacco. Nel poliziesco realistico quest’uomo è il detective. E’ l’eroe, è tutto. Un uomo completo, un uomo comune, eppure un uomo come se ne incontrano pochi. Dev’essere, per usare un’espressione un poco abusata, un uomo d’onore.”
Raymond Chandler, The Atlantic Monthly (1944)

cover (1)

Ogni volta che mi concedo il piacere di (ri)leggere un’avventura di Marco Luciani, il burbero commissario della polizia di Genova nato dalla penna dello scrittore e giornalista Claudio Paglieri, la mente corre immancabilmente a queste parole. Non perché, chiariamolo subito, vi siano particolari punti di contatto fra il commissario e Philip Marlowe – il commissario Luciani, bontà sua ma soprattutto del suo “papà” letterario, non somiglia a nessun altro investigatore di carta in circolazione – bensì in ragione del fatto che, pur tenendosi alla larga dagli stereotipi più sfruttati del genere poliziesco, Luciani incarna alla perfezione l’ideale di detective così come lo teorizzava Raymond Chandler (uno che in materia la sapeva lunga, avendo messo nero su bianco, per usare le parole di Oreste Del Buono, “il meno probabile realisticamente, anche se il più convincente artisticamente, dei grandi detectives”): un uomo “comune” fatto di pregi, difetti, debolezze; eppure un uomo “come se ne incontrano pochi”: centonovantasette centimetri di onesta severità, senso profondo della giustizia e puro talento investigativo. Un donchisciotte moderno e certamente, senz’alcuna retorica, un uomo d’onore. Anoressico, per giunta (il che già di per sé costituisce un merito… non pare anche a voi che la schiera dei detective gourmet che smontano alibi a prova di bomba tra un risotto alla menta e un budino d’uva fragola abbia fatto il suo tempo?), allergico al lusso e agli sprechi.

Ecco qua: voglio parlare di un romanzo e finisco con l’imbastire una dichiarazione d’amore in piena regola… Continua a leggere “L’enigma di Leonardo”

E dimmi: lo sai, tu

, cos’è l’amore?

Tu che lo vendi a due lire a incontro, cinque minuti per respirarti addosso, nemmeno il tempo di guardarti negli occhi, di mormorare il tuo nome, pensi di sapere che cos’è l’amore?

Che ne sai tu delle lunghe attese, dei silenzi sospesi nell’ansia di una parola, di un sorriso?

Maurizio De Giovanni: Vipera (Einaudi, 2012)

Viaggiare è il mio peccato (una trilogia esotica)

“Vuoi andare da sola in Medio Oriente? E’ un mondo che non conosci affatto.”

“Oh, andrà tutto bene. A volte è necessario fare qualcosa da soli, no?” Era la prima volta che mi capitava e, per la verità, non ne avevo nemmeno tanta voglia, ma mi ero imposta: “Ora o mai più. Devi deciderti. Se non approfitti di quest’occasione per acquistare un po’ d’autonomia e sviluppare il tuo spirito d’iniziativa, finirai per adagiarti in un ritmo sonnolento e senza sorprese”.

Fu così che cinque giorni più tardi partivo per Bagdad.

(…) Avevo compiuto il giro del mondo con Archie, ero stata alle Canarie con Carlo e Rosalind ed ora stavo andandomene per conto mio. Dovevo scoprire che persona ero e se davvero avrei finito per dipendere dagli altri come temevo. Potevo abbandonarmi al gusto di esplorare luoghi nuovi… tutti quelli che volevo. Potevo cambiare idea da un momento all’altro, come avevo fatto quando avevo preferito Bagdad alle Indie Occidentali. Dovevo tener conto solo di me stessa e non sapevo se mi sarebbe piaciuto. Finora mi ero comportata esattamente come i cani, che escono solo se qualcuno li porta fuori. Forse era destino che restassi così, ma io mi auguravo il contrario.

Agatha Christie, La mia vita (Mondadori, 1978)

Non era destino, evidentemente.

La Regina del Giallo fu una viaggiatrice appassionata, curiosa, amante dell’avventura: lo testimoniano la sua divertente autobiografia, il bellissimo resoconto di viaggi “Come, Tell Me How You Live” (tradotto in Italia con il titolo Viaggiare è il mio peccato), pubblicato nel 1946, e, da ultimo, Il giro del mondo. Album di lettere e fotografie (titolo originale: “The Grand Tour. Letters and Photographs from the British Empire Expedition”), straordinaria raccolta di parole e immagini dai luoghi più suggestivi dell’Impero Britannico che, come annota giustamente Mathew Prichard, adorato nipote di Dame Agatha e curatore del volume, “offre uno spaccato della vita degli anni Venti che desta nostalgia e curiosità”. E lo testimonia, con altrettanta forza, la sua sconfinata produzione letteraria: la Christie ambientò infatti numerosi romanzi in “terra straniera” – L’uomo vestito di marrone (1924) attinge a piene mani dall’esperienza narrata in Grand Tour, ma già in Aiuto, Poirot!, dell’anno precedente, l’autrice aveva spedito il detective belga e il fedele Hastings in un “posticino tranquillo ma elegante, tra Boulogne e Calais”, in Francia… e che dire della strabiliante indagine a bordo dell’Orient Express? – e incastonò alcune fra le sue trame più memorabili nei luoghi più suggestivi del pianeta. L’esempio più fulgido è costituito dalla cosiddetta “trilogia esotica”: tre formidabili gialli in salsa mediorientale che hanno fatto la storia della letteratura poliziesca…

Non c’è più scampo

Isolati in una località sperduta della Mesopotamia alcuni archeologi, uomini e donne, stanno lavorando per riportare alla luce le rovine di un’antica città. 
Sulla piccola comunità di europei (una compagnia in verità molto eterogenea) aleggia però un’atmosfera di paura e di sospetto. Louise Leidner, la bellissima moglie del capo della missione archeologica, e ossessionata da oscure allucinate visioni. 
Quasi tutti i compagni la considerano malata di nervi ma forse, nel passato della donna si nasconde qualcosa di terribile, qualcosa o qualcuno vuole portare a termine una tremenda vendetta. 
In un crescendo drammatico la tensione che grava sui membri della spedizione sfocia in un orrendo delitto. 
Le autorità coloniali brancolano nel buio e il mistero sembra destinato a rimanere tale finché non arriva Poirot, che, dopo aver esaminato tutti i sospetti, riuscirà a risolvere in maniera inaspettata (ma in fondo logica) l’intricata vicenda.

Assassinio sul Nilo

Il destino ha riunito un eterogeneo gruppo di viaggiatori sul lussuoso battello da crociera Karnak, in navigazione sul Nilo.
Tra di essi la personalità dominante è senz’altro rappresentata dall’affascinante Linnet Ridgeway, la ragazza più ricca d’Inghilterra, abituata a essere sempre al centro dell’attenzione. Attorno a lei gravitano un fidanzato respinto e diversi accaniti ammiratori che se ne contendono i favori.
Ciascuno dei personaggi ha però una sua storia e un suo segreto da custodire, accuratamente nascosto sotto un’inappuntabile facciata di rispettabilità e di perbenismo.
Fra i turisti c’è anche Hercule Poirot, una volta tanto in vacanza, ma anche in questa occasione il suo ozio è destinato a durare poco. Nel giro di poche ore, infatti, a bordo del Karnak si consumano ben due delitti, e la tranquilla crociera si trasforma in una disperata caccia ad un assassino diabolicamente astuto.

Lois Chiles (Linnet Doyle) e Angela Lansbury (Mrs. Otterbourne) in una scena di “Assassinio sul Nilo”, di John Guillermin (1978).

La domatrice

Petra è un’affascinante città carovaniera della Transgiordania. In questa località il destino ha riunito un eterogeneo gruppo di turisti: un famoso psichiatra francese, una graziosa neolaureata in medicina, un’energica lady membro del Parlamento inglese, una signorina di mezz’età e una numerosa famiglia americana che gravita intorno alla «domatrice», un’onnipotente matrona che ama esercitare il suo potere sui familiari. 

Quando uno dei membri della comitiva viene ritrovato cadavere, affiora subito il sospetto che si sia trattato di un delitto. 

L’assassino però ha fatto male i suoi conti. 

Non ha infatti previsto la presenza di Hercule Poirot, che anche questa volta non si farà sfuggire il colpevole…

La signorina Brewster

intervenne con uno dei suoi bruschi latrati.
“Niente corpi sull’Isola del Contrabbandiere.”
Poirot disse:
“Questo non è esatto.” E additava la spiaggia. “Guardateli là, allineati. Che cosa sono? Non sono uomini e donne. Non c’è nulla di personale in loro. Sono soltanto… corpi.”
“Bé, c’è qualche esemplare degno di nota… ” osservò il maggiore Barry.
E Poirot esclamò:
“Sì, ma dov’è il fascino del mistero? Io sono della vecchia scuola e tutti quei corpi allineati mi ricordano la Morgue, l’Obitorio di Parigi. Corpi… allineati su tavole di marmo… come carne da macello!”

Agatha Christie, Corpi al sole (1941)

Lo strangolamento di Archibald Dudley Abernethy

fu la prima scena della tragedia in nove atti che ebbe come ribalta New York e alla quale la città reagì inconsideratamente.
D’un tratto più di sette milioni e mezzo di persone sembrarono aver perduto la testa. Il centro del fenomeno fu Manhattan, quel Gotham che, come ebbe a indicare il “New York Times” nel momento peggiore della crisi, era stato ispirato da un leggendario villaggio inglese i cui abitanti erano noti per la loro stranezza, Non fu un’allusione troppo felice, perché non c’era nulla di comico nella realtà. L’ondata di panico causò più lutti del Gatto stesso…

Ellery Queen: Il gatto dalle molte code (1949)

Hercule Poirot disse:

corpi-al-soleIl mio lavoro è un po’ come il suo rompicapo, signora. 

Si mettono insieme i pezzi del mosaico… pezzi d’ogni forma e d’ogni colore… e ognuno deve combaciare con gli altri.

Alle volte, poi, succede quel che è successo a lei, un momento fa, con quel pezzetto bianco. Si riesce a sistemare un gran numero di pezzi… si fa la selezione dei colori, ma tutt’a un tratto salta fuori un pezzo che per la forma e il colore dovrebbe adattarsi… diciamo… a una pelle di orso, e invece si adatta alla coda di un micio.

Hercule Poirot a Mrs Gardener

Agatha Christie, Corpi al sole (Evil Under the Sun, 1941)

La semplice arte del delitto: Philip Marlowe

( Dall’introduzione di Oreste Del Buono)


Chi non conosce Philip Marlowe?

È l’eroe di romanzi polizieschi celebri come “II grande sonno”, “La donna nel lago”, “Addio, mia amata”, “II lungo addio”. Sullo schermo ha avuto di volta in volta i tratti di Dick Powell, George Montgomery, Bob Montgomery e persino Humphrey Bogart. 

È il meno probabile realisticamente, anche se il più convincente artisticamente, dei grandi detectives. Davanti alla simpatia che è capace di suscitare, non solo il cavaliere Auguste C. Dupin di Edgar Allan Poe appare un fegatoso maniaco, non solo il poliziotto Lecoq di Emile Gaboriau appare un grossolano piedipiatti, non solo il sergente Cuff di Wilkie Collins appare un insopportabile sputasentenze, non solo l’infallibile Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle appare un’odiosa e arbitraria macchina calcolatrice, ma persino il padre Brown di Gilbert Keith Chesterton appare un’artificiosa macchietta, ma persino l’ispettore French di Freeman Wills Croft appare una mediacre nullità ma persino il commissario Maigret di Georges Simenon appare una specie di stucchevole sentina di bonomia e patetismo: la simpatia suscitata da Philip Marlowe sa di tenerezza e ammirazione, insieme, di rimpianto e compassione. Continua a leggere “La semplice arte del delitto: Philip Marlowe”

Rebus di mezza estate

FarinettiREBUSpiatto-660x1002di Gianni Farinetti

Editore: Marsilio
Collana: Farfalle / i gialli

Possibile che un pericoloso killer si aggiri indisturbato nelle impervie eppur domestiche Alte Langhe piemontesi? Parrebbe di sì, dato che fra residenze di campagna, calici di sauternes, bagna cauda e barbera, fastosi o scombinati matrimoni, avvenenti – o meno, alcune parecchio meno – signore firmate, pattuglie della polizia, castelli aviti, cascine crollate, lugubri marchesi, giovani formaggiai, astuti pataccari, vedove, cani, gatti, caprioli, cinghiali, volpi, tassi e ghiri, boschi, pizzerie, barche in costruzione nel porto dei Savona, scrittrici fasulle e giovinastri di paese, atavici odii fra vicini e patrimoni trafugati (ma altri solidissimi), un assassino misterioso semina in una manciata di ore una serie di sanguinosi omicidi. Una commedia nera, nerissima, e un inestricabile rompicapo di mezza estate (giugno, tempo stupendo, nelle più grandiose e segrete colline del nord Italia) risolto, com’è naturale, dal flemmatico maresciallo Giuseppe (Beppe) Buonanno comandante della stazione CC di Monesiglio coadiuvato da Sebastiano Guarienti, noto – molto noto agli affezionati lettori della saga farinettiana – sceneggiatore nato a Bra (Cn). Finale, dunque nella tradizione. Forse.

In libreria dal 29 maggio 2013. 

Consigliato!

Dieci sfumature di giallo

Newton Compton Editori
I Mammut n. 36

L’intreccio del racconto, la trama avvincente, i colpi di scena che si susseguono, la suspense che avvince il lettore fino all’ultima pagina: sono questi gli ingredienti di un buon giallo, e ben pochi scrittori hanno saputo padroneggiarli con la stessa abilità e sapienza di Edgar Wallace. Questo volume raccoglie la produzione migliore del grande autore inglese: dieci casi appassionanti, dieci crimini intricati, dieci matasse da sbrogliare in cui Wallace, con inventiva sempre nuova, costruisce altrettante situazioni criminose diversissime. Una sfida sempre nuova per il lettore, che potrà affinare e misurare il proprio acume investigativo, potrà nutrire e saziare il proprio desiderio del brivido nelle pagine dello scrittore che più di ogni altro ha fatto del poliziesco un genere ormai classico.

I racconti:

 
  • L’enigma della candela ritorta (The Clue of the Twisted Candle, 1918)
  • La valle degli spiriti (The Valley of Ghosts, 1922)
  • Il Cerchio Scarlatto (The Crimson Circle, 1922)
  • L’enigma dello spillo (The Clue of the New Pin, 1923)
  • Il mistero delle Tre Querce (The Three Oak Mystery, 1924)
  • La porta dalle sette chiavi (The Door with Seven Locks, 1926)
  • Lo smeraldo maledetto (The Square Emerald, 1926)
  • La porta del traditore (The Traitor’s Gate, 1927)
  • L’orma gigante (Big-Foot, 1927)
  • Il laccio rosso (The Frightened Lady, 1932)

Oggi in libreria

Sarà proprio l’assurdità

a eccitarla, il fatto che in questa storia c’è qualcuno che crede all’innocenza di un colpevole e cerca un assassino che non può esistere, come abbiamo definito abbastanza efficacemente la situazione. Ma così facendo lei si dimostra più crudele della realtà, all’unico scopo di divertirsi e spingere sino in fondo nel ridicolo noi della polizia. Matthäi quindi troverebbe effettivamente un assassino, uno di quei vostri comici santi, un predicatore buono come il pane per esempio, il quale beninteso in realtà è innocente e semplicemente incapace di fare del male a una mosca, proprio per questo, grazie a una delle sue maligne trovate, quel povero pazzo si sarebbe tirato addosso tutti i sospetti. Matthäi lo uccide, tutti gli indizi concordano, dopo di che il detective felice viene riaccolto fra noi esaltato e festeggiato come un genio.

Anche questa è un’idea.

Friedrich Dürrenmatt: La promessa. Un requiem per il romanzo giallo.

Il delitto perfetto

Una buona sceneggiatura è tutto.

Se si dovesse poi disporre di un’ottima sceneggiatura – un eccellente testo teatrale, poniamo il caso, firmato da quell’autentico genio della drammaturgia che è stato Frederick Knott – si correrebbe perfino il rischio di mettere in scena il miglior giallo che si sia mai visto sul grande schermo. Certo bisognerebbe cavar fuori dal cilindro una coppia d’attori del calibro di Ray Milland e Grace Kelly, e una regia sapiente, misurata, fedele al testo e al contempo velata di originalità. Pochi – ma indispensabili – ingredienti, in fin dei conti, e Il delitto perfetto è servito.

Dial M for Murder
Robert Cummings (Mark), Ray Milland (Tony) e Grace Kelly (Margot) sul set del film.

Continua a leggere “Il delitto perfetto”

… ecco la posizione dei pezzi sulla scacchiera:

la dama – alludo a Madame Hsin – lascia intravedere i suoi occhi a mandorla e il suo delizioso profilo, nella confusione multicolore del Drago che si stordisce, verso le undici di sera. Dalle undici a mezzanotte ricevette nella sua abitazione un cliente che rimane in incognito. Le coeur a des raisons… Quanto all’instabile Fang She, la polizia dichiara che prima delle undici prese posto nel celebre “salone lungo” o “salone dei milionari” dell’Hotel El Nuevo Imparcial, indesiderabile covo della nostra periferia, del quale né lei né io, caro confrère, abbiamo la più vaga idea. Il 15 ottobre si imbarcò sul vapore Yellow Fish, diretto verso il mistero e il fascino dell’Oriente. Fu arrestato a Montevideo e adesso vegeta oscuramente in calle Moreno, a disposizione delle autorità. E Tai An? si chiederanno gli scettici. Sordo alla frivola curiosità della polizia, chiuso ermeticamente nel tipico feretro dai colori vivaci, rema senza sosta nella placida stiva della Yellow Fish, diretto, nel suo viaggio eterno, verso la Cina millenaria e cerimoniosa.

Jorge Luis Borges, Adolfo Bioy Casares: Sei problemi per don Isidro Parodi (1942)

Sei problemi per don Isidro Parodi

(…) H. Bustos Domecq è, costantemente, un attento servitore del suo pubblico. Nei suoi racconti non ci sono piani da dimenticare o orari da confondere. Ci risparmia ogni intoppo intermedio. Nuovo germoglio della tradizione di Edgar Poe, il patetico, del principesco M.P. Shiel e della baronessa Orczy, si attiene ai momenti cruciali dei suoi problemi: l’esposizione enigmatica e la soluzione illuminante. Semplici burattinai mossi dalla curiosità, quando non pressati dalla polizia, i personaggi accorrono in pittoresca schiera alla cella 273, ormai proverbiale. Durante la prima consultazione espongono il mistero che li affligge; nel corso della seconda, ascoltano la soluzione che lascia di stucco tutti, bambini e anziani. L’autore, mediante un artificio non meno sintetico che artistico, semplifica la prismatica realtà e accumula tutti gli allori del caso solo sulla fronte di Parodi. Il lettore meno accorto sorride: indovina l’omissione opportuna di qualche tedioso interrogatorio e l’omissione involontaria di più di un indizio geniale, fornito da un signore sui cui segni particolari risulterebbe indelicato insistere…

(…) Nella movimentata cronaca dell’indagine poliziesca, a Don Isidro va l’onore di essere il primo detective detenuto. Il critico dal celebre intuito può rilevare, tuttavia, più di un accostamento suggestivo. Senza uscire dal suo studio notturno del Faubourg St. Germain, il Cavaliere Augusto Dupin cattura l’inquietante scimmia che è all’origine delle tragedie della Rue Morgue; il principe Zaleski, dal suo ritiro (rifugio) nel remoto palazzo dove si confondono sontuosamente la gemma con il carillon, le anfore con il sarcofago, l’idolo con il toro alato, risolve gli enigmi di Londra; Max Carrados, not least, reca ovunque con sé la prigione portatile della cecità… Questi investigatori statici, questi curiosi voyageurs autour de la chambre, precorrono, se pure parzialmente, il nostro Parodi: figura forse inevitabile nello sviluppo della letteratura poliziesca…

Gervasio Montenegro, dell’Academia Argentina de Letras: Parola Preliminare.

*

Fatevi un regalo e leggete al più presto questa geniale, divertente, dissacrante raccolta di racconti recentemente pubblicata da Adelphi (casa editrice per la quale non nasconderemo di certo il nostro penchant, se vogliamo utilizzare un’espressione cara a don Gervasio!):

 

Obeso, la testa rasata e gli occhi saggi, don Isidro Parodi prepara, lento ed efficiente, il mate: e intanto invita la pittoresca schiera dei suoi clienti a esporgli con chiarezza i misteri che li affliggono e che lui invariabilmente risolverà lasciandoli di stucco. Enigmi labirintici e inestricabili, di fronte ai quali qualsiasi altro investigatore avrebbe l’accortezza di battere in ritirata: come il caso del talismano di giada trafugato dal tempio della Fata del Terribile Risveglio nello Yunnan e approdato a Buenos Aires, dove gli danno la caccia il mago Tai An, la conturbante Madame Hsin e altri non meno improbabili personaggi. Ma a questo punto è forse il caso di precisare un dettaglio piuttosto rilevante: i colloqui hanno luogo nella cella 273 del Penitenziario Nazionale, dove il geniale e imperturbabile detective sta (ingiustamente) scontando ventun anni per omicidio. Come se non bastasse, a raccontarci le sue fantasmagoriche e sedentarie avventure è il dottor Honorio Bustos Domecq, torrenziale poligrafo clamorosamente inesistente. A muoverne la penna è infatti la beffarda, spumeggiante complicità dei sodali Borges e Bioy Casares, fautrice di parecchi e deplorevoli misfatti letterari, di cui – già lo sappiamo – non potremo più fare a meno.

Un’estate in giallo

Sette autori, sette storie, sette casi da risolvere

Editore: Newton Compton

Sotto il caldo sole d’estate può accadere di tutto. È possibile ritrovarsi legati a un letto in un albergo di lusso di Shanghai in compagnia di un cliente dai gusti molto particolari, o essere trasportati nell’Italia del Settecento, per prendere parte alle indagini sulla misteriosa morte di un talentuoso violinista. Può persino capitare di approdare in un futuro non molto lontano, e scoprire un mondo violento in cui sopravvivere significa accettare di perdere la propria innocenza. Una pacifica vacanza per mare può trasformarsi in una crociera con delitto e un tranquillo weekend con gli amici al fresco di un rifugio di montagna può diventare un incubo. E se quest’anno avete deciso di non partire per godervi la pace delle città semideserte, non sentitevi al sicuro: potreste essere chiamati a far luce su un triplice omicidio all’ombra della Madonnina oppure essere coinvolti in una caccia al serial killer per le assolate e torride strade di Napoli… Casi di cronaca, indagini serrate, commissari all’opera per ricostruire disegni criminosi, vittime in fuga per aver salva la vita.

  • Quando da piccolo picchiavo i canidi Francesca Bertuzzi
  • Giochi d’estatedi Diana Lama
  • A mezzanotte sul ponte scialuppe, di Giulio Leoni
  • Rugginedi Massimo Lugli
  • Weekend maledetto, di Silvia Montemurro
  • Il killer di piazzale Dateodi Paolo Roversi
  • L’enigma del violino, di Marcello Simoni

Ferragosto in giallo

Camilleri, Costa, Giménez-Bartlett, Malvaldi, Manzini, Recami

Editore: Sellerio

“La vita andava avanti lo stesso, spietata e inutile come quei giorni di agosto”. C’è un morto sulla spiaggia con una siringa in vena: Montalbano, con Livia a Vigàta per il Ferragosto, sospetta una montatura, scopre il colpevole ma viene scavalcato. Un milionario russo è stato assassinato nel resort non lontano dal BarLume: il Barrista e i Vecchietti cercano la donna. Una rapina in banca finisce quasi in una strage: il vicequestore Rocco Schiavone gioca un po’ sporco, come al solito. Nel cuore afoso delle ore piccole, una splendida fuggitiva irrompe nella Casa di ringhiera: tutto in una notte per il vecchio De Angelis con la sua auto feticcio e, dietro, il corredo di equivoci sarcastici da ballatoio. Un attentato nel ricco mondo dell’industria vinicola siciliana: Baiamonte, steso sulla sdraio, indaga per noia. Una pistola da collezione ha ucciso la moglie del commissario Carreras e ogni indizio accusa il marito: Petra Delicado e Fermin Garzón scommettono sul vero amore. Da Salvo Montalbano a Petra Delicado, gli investigatori degli autori presenti in questa raccolta hanno poderose personalità, tanto da riempire ampiamente lo spazio dei loro casi, non meno di quanto lo facciano gli intrecci in cui capitano. Da questa osservazione nasce l’idea di misurarne, appunto, la personalità, impegnandoli alla prova di occasioni speciali, di feste comandate e di giornate in cui di solito tutti vorrebbero liberarsi dei ruoli ufficiali.

Da oggi in libreria

I Bastardi di Pizzofalcone

di Maurizio De Giovanni

Editore: Einaudi

Collana: Stile libero Big

Non hanno neanche il tempo di fare conoscenza, i nuovi investigatori del commissariato di Pizzofalcone. Mandati a sostituire altri poliziotti colpevoli di un grave reato, devono subito affrontare un delicato caso di omicidio nell’alta società. Le indagini vengono affidate all’uomo di punta della squadra, l’ispettore Giuseppe Lojacono, siciliano con un passato chiacchierato ma reduce dal successo nella caccia a un misterioso assassino, il Coccodrillo, che per giorni ha precipitato Napoli nel terrore. E mentre Lojacono, assistito dal bizzarro agente scelto Aragona, si sposta tra gli appartamenti sul lungomare e i circoli nautici della città, squassata da una burrasca fuori stagione, i suoi colleghi Romano e Di Nardo cercano di scoprire come mai una giovane, bellissima ragazza non esca mai di casa, e il vecchio Pisanelli insegue la propria ossessione per una serie di suicidi sospetti.

***


Sono poliziotti. Devono ricostruire l’immagine di un commissariato che ha una macchia difficile da cancellare. Li hanno scelti perché sono sicuri che falliranno.

Per tutti sono i “Bastardi di Pizzofalcone”.

Luigi Palma, detto Gigi: commissario.
Che vorrebbe crederci, e ci crede

Giorgio Pisanelli, detto il Presidente: sostituto commissario.
Che non crede a chi se ne vuole andare

Giuseppe Lojacono, detto il Cinese: ispettore.
Che cerca sé stesso in un altro posto

Francesco Romano, detto Hulk: assistente capo.
Che ha un altro sé stesso nella testa

Ottavia Calabrese, detta Mammina: vicesovrintendente.
Che sembra una, e invece no

Alessandra Di Nardo, detta Alex: agente assistente. Che cammina su due strade Marco Aragona, vorrebbe essere detto Serpico: agente scelto.
Che sembra uno, e invece sí.

Ognuno di loro ha qualcosa da nascondere. O da farsi perdonare.

Oggi in libreria

Che la ‘ntricata foresta

dintra alla quali lui e Livia si erano venuti ad attrovari, senza sapiri né pircome né pirchì, fosse virgini non c’era nisciun dubbio pirchì ‘na decina di metri narrè avivano viduto un cartello di ligno ‘nchiovato al tronco di un àrbolo supra il quali ci stava scrivuto con littre marchiate a foco: foresta vergine. Parivano Adamo ed Eva in quanto erano tutti e dù completamenti nudi e si cummigliavano le cosiddette vrigogne, le quali, a pinsarici bono, non avivano nenti di vrigognoso, con le classiche foglie di fico che si erano accattate da ‘na bancarella all’entrata a un euro l’una ed erano fatte di plastica. Siccome erano rigide, davano tanticchia di fastidio. Ma quello che più fastidiava era il caminare a pedi nudi. A mano a mano che Montalbano procidiva, sempri cchiù si faciva pirsuaso che in quel posto c’era già stato ‘na vota. Ma quanno? La testa di un lioni ‘ntravista ‘n mezzo all’àrboli, che non erano àrboli ma felci gigantesche, gli fornì la spiegazioni.

Andrea Camilleri, Un covo di vipere (Sellerio, 2013)

Resa dei conti

di Petros Markaris

Editore italiano: Bompiani
Collana: Letteraria Straniera

Capodanno 2014. Grecia, Spagna e Italia sono uscite dall’euro. Anche la famiglia Charitos festeggia l’ultima notte dell’euro, e il ritorno alla dracma. Ma la festa dura poco e, ben presto, lascia spazio al disordine sociale: stipendi bloccati, governo tecnico fasullo, banche chiuse, disoccupazione, anziani affamati che rovistano nei cassonetti. Nel caos che si genera, accadono strani omicidi. Le vittime sono tre ex rivoluzionari del Politecnico, il movimento che insorse negli anni settanta contro il regime dei colonnelli. Sui loro corpi, il misterioso assassino lascia un messaggio, sempre lo stesso. È il comunicato della radio libera degli studenti rivoltosi del Politecnico: “Pane, Istruzione, Libertà”. E a Charitos, in un clima rovente di protesta sociale, spetta l’onere di districarsi in questa nuova, delicatissima indagine. Forse l’ultimo giallo dedicato alla crisi economica, dopo Prestiti scaduti e L’esattore, Resa dei conti conferma non solo l’abilità di Petros Markaris nel costruire un avvincente meccanismo narrativo, ma anche la capacità di raccontare, nello specchio di un perfetto romanzo giallo, il mondo che ci circonda.

Da oggi in libreria

Le povere signore Gallardo


Editore: Mondadori

Quale mistero avvolge la morte dell’aviatore Geo Chávez, precipitato dopo un volo sulle Alpi piemontesi nel settembre del 1910? E che rapporto ha con il brutale assassinio di Caterina e di Ines Gallardo, madre e figlia, quasi sessant’anni più tardi? E che c’entrano le lotte partigiane e l’amore che unisce Ines al giovane Lodovico Dossi Bastimenti, scomparso all’improvviso nel 1950 all’indomani del loro matrimonio? E in che modo il libraio Andrea Serravalle inciampa pericolosamente in tutti questi enigmi in una torrida giornata di agosto del 2011?
L’unico che può rispondere a tante domande è Ferruccio Falsopepe, commissario pugliese trapiantato a Genova. Davanti a lui una trama di delitti e misteri lunga un secolo, un’indagine che affonda le sue radici in tutto il Novecento, tra eroi, nazisti, partigiani, traditori, nobili, cospiratori, alto clero, banchieri e società segrete. Fino alla scomparsa di Giorgina, ventenne, ultima donna della dinastia Gallardo.
Così, mentre le tessere del puzzle cominciano a ricomporsi, chi legge fa la conoscenza di una galleria di personaggi indimenticabili. Caterina Gallardo, giovane aviatrice e partigiana, meravigliosa e straordinariamente seduttiva.
L’ambiguo e sfuggente conte Lionello Dossi Bastimenti. Il libraio Andrea Serravalle, titolare della libreria Maigret, archivio vivente di delitti insoluti. Il pm Silvia Conti, bella, coraggiosa, altera ed elegante. E soprattutto il commissario Falsopepe, burbero capo della Omicidi di Genova, che dietro la scorza rude nasconde un cervello finissimo e un grande cuore.
Mario Paternostro, alla seconda prova narrativa, costruisce con maestria un giallo dalla struttura sapiente, alternando la torrida e desolata estate genovese alle campagne piemontesi, mischiando suggestioni ed eventi di epoche diverse.
Le povere signore Gallardo è un noir sorprendente e incantevole, che cattura il lettore con le sue pagine appassionate e suadenti, ricche di tensione, atmosfera e fascino.

Oggi in libreria

L’assassinio di rue Saint-Roch

Chi è l’autore del primo racconto poliziesco della storia?

Questa mattina verso le tre gli abitanti di rue Saint-Roch furono svegliati da un lungo seguito di grida orribili che sembravano venire dal quarto piano della casa al numero 7 che si sapeva abitata unicamente da Madame L’Espanaye e sua figlia Mademoiselle Camille L’Espanaye, dopo qualche ritardo occasionato da sforzi infruttuosi per fare aprire all’amichevole, il portone fu forzato con una leva, e otto-dieci vicini entrarono accompagnati da due sergenti di città…

… vi ricorda qualcosa?

Se vi è capitato di frequentare la prosa di Edgar Allan Poe avrete sicuramente riconosciuto la storia, a dispetto dell’innegabile sciatteria della traduzione.

Il problema – se così lo si può chiamare, anche se la vicenda ha piuttosto i contorni di un giallo (non solo letterario) – è che il paragrafo in questione non è tratto dai celeberrimi Murders in the Rue Morgue e, particolare ancor più sorprendente, non è uscito dalla piuma del visionario autore statunitenseIl racconto da cui lo abbiamo estratto, se dobbiamo dirla tutta, esiste in poche copie al mondo e non è mai stato edito in volume né esaminato dalla critica.

Continua a leggere “L’assassinio di rue Saint-Roch”

Natura morta in riva al mare

di Jean-Luc Bannalec

Editore: Piemme

C’è una cosa che il commissario Dupin detesta più di ogni altra: essere disturbato mentre beve il caffè. Da qualche tempo – cioè da quando è stato trasferito dalla capitale in Bretagna, in seguito a “certe controversie” – associa quel rito mattutino alla lettura dei quotidiani locali: fonti preziose per studiare l’animo bretone e i costumi insoliti di quella gente ai confini del mondo (e della civiltà, per i suoi standard di parigino fino al midollo). Ma è proprio mentre si gode una generosa dose di caffeina che il più zelante dei suoi ispettori lo disturba per comunicargli una notizia che ha dell’inaudito: un omicidio a Pont-Aven, il pittoresco borgo di pescatori che sta per riempirsi di villeggianti in quell’estate insolitamente calda. E la vittima è nientemeno che Pierre-Louis Pennec, novantunenne proprietario del mitico Hotel Central, segnalato su tutte le guide come luogo di soggiorno di celebri artisti, tra cui Paul Gauguin.Il commissario Dupin dovrà districarsi tra le pressioni delle autorità locali, che temono di veder compromessa la stagione turistica, e l’ostinato silenzio degli autoctoni, seguendo una pista che sembra condurre proprio a una tela del famoso pittore.


In libreria

Un’altra notte a Brooklyn

di Lawrence Block

Editore: Sellerio
La memoria n. 930


Una nuova razza di criminali sembra aver preso piede a New York. Senza scrupoli, di lucida e rabbiosa intelligenza, di temperamento spietato e omicida, questi assassini attaccano senza preavviso le persone amate di chi vive fuori dalla legge, ben sapendo che chi campa di crimine difficilmente si rivolgerà alla polizia per affrontare una minaccia. La giustizia ha allora bisogno di trovare un’altra strada, ed è per questo che Scudder viene contattato da uno spacciatore la cui moglie è stata rapita per un riscatto e che è stata ammazzata barbaramente, affinché trovi gli uomini responsabili del delitto.
Uno dei più noti e celebrati romanzi della serie del detective alcolista e senza licenza Matt Scudder, che verrà trasposto in un film con Liam Neeson.

In libreria da giovedì 6 giugno 2013

I dieci migliori romanzi di Agatha Christie

… secondo Agatha Christie!

In risposta alla lettera di un ammiratore giapponese, nel 1972 la Regina del Giallo stilò la sua personale classifica:

 

Ed ecco la mia – altrettanto personale, anzi personalissima – top ten:

  • Il ritratto di Elsa Greer: pirandelliana e intrigante retrospettiva di un omicidio.
  • Dieci piccoli indiani: un capolavoro – IL capolavoro? – della letteratura poliziesca (“una bella sfida che mi ha dato soddisfazione” ebbe a dichiarare in proposito la – modestissima – Dame Agatha “e credo di essermela cavata bene”)
  • L’assassinio di Roger Ackroyd: un meccanismo criminale a orologeria tra i pettegolezzi e le marmellate fatte in casa di King’s Abbott; indimenticabile il personaggio di Caroline Sheppard, “gazzettino” ufficiale del villaggio.
  • Assassinio sul Nilo: geniale, semplicemente perfetto… il giallo che tutti i giallisti vorrebbero aver scritto.
  • Corpi al sole: trama ingegnosa, ambientazione idilliaca (ma gli agathiani più smaliziati sanno benissimo che il Male “si annida dovunque, sotto il sole”); Poirot gigioneggia e giganteggia.
  • Assassinio sull’Orient Express: affascinante, meravigliosamente improbabile. Piaccia o non piaccia a Raymond Chandler!
  • Addio Miss Marple: elegante, a tratti onirica esplorazione di un passato che non è veramente passato. E che nasconde una verità atroce. Miss Marple al suo meglio.
  • C’era una volta: 2000 a.C., arsenico e vecchi merletti all’ombra delle piramidi… assai prima che il thriller storico diventasse una moda! Un classico imperdibile.
  • Il mondo è in pericolo: fresco, avventuroso, deliziosamente esotico (e ci ricorda, se mai ve ne fosse bisogno, che Lucifero è stato il più seducente degli angeli)
  • Sipario: l’ultimo inchino del più grande investigatore di tutti i tempi. Strepitoso.

Un covo di vipere

di Andrea Camilleri

Editore: Sellerio
La memoria n. 929

È l’alba a Marinella e il sonno di Montalbano viene interrotto dal canto di un usignolo. 

O almeno così pare al commissario, salvo poi scoprire che si tratta del fischiettare di un vagabondo che ha trovato rifugio nella verandina durante un temporale di fine estate. Un barbone sui generis però, perché parla un italiano perfetto e si vede che ha conosciuto tempi migliori. Confessa di abitare in una grotta poco distante ma non c’è tempo di approfondire la questione perché Montalbano deve correre in commissariato dove Catarella gli annuncia l’assassinio del ragionier Cosimo Barletta.
Nel villino lungo la strada che costeggia il mare nessun segno di effrazione, nessuna traccia di lotta: l’uomo è stato colpito alla nuca da un colpo di pistola mentre seduto in cucina stava bevendo un caffè.
Un tipo strano il ragioniere, una vita solo in apparenza rispettabile: vedovo, benestante, casa in paese e villino sul mare, due figli, Arturo e Giovanna, entrambi sposati. Dalle loro parole però emerge un ritratto dell’uomo non proprio edificante. Malo carattere, qualche affare immobiliare che fa sospettare prestiti ai limiti del lecito, cosa altro ancora? Se lo chiede il commissario quando foto equivoche e lettere nascoste in un doppio fondo della scrivania della vittima svelano una passione malata.
L’autopsia poi mette a nudo un particolare inquietante che costringe a cambiare marcia nell’indagine, tanto più che entrambi i figli di Barletta parlano di un testamento – che non si trova – che il padre intendeva rivedere. Livia arriva a Vigàta proprio quando l’inchiesta sta entrando nel vivo e mentre il commissario si attarda tra interrogatori di testimoni e perquisizioni, lei conosce Mario, l’uomo della grotta, e ne vuole carpire il segreto.

La verità lentamente si fa strada ma è una soluzione che Montalbano non vorrebbe ammettere neanche a se stesso.

Oggi in libreria

Sherlock Magazine Award 2013

Nella giornata dedicata a Sir Arthur Conan Doyle non possiamo non segnalarvi un bel premio letterario ispirato alla figura del leggendario detective scaturito dalla sua penna.

Il premio è bandito dall’Associazione Delos Books e dalla rivista Sherlock Magazine: trovate il regolamento completo a questo linkIl termine per inviare i racconti è fissato al 31 dicembre 2013…

… mancano ancora 223 giorni, mano alle penne!

Buon compleanno, Sir Arthur!

Centocinquantaquattro anni fa, fra le dolci colline della capitale scozzese, nasceva Sir Arthur Conan Doyle (Edimburgo, 22 maggio 1859 – Crowborough, 7 luglio 1930). 

Abbiamo deciso di dedicare al “papà” di Sherlock Holmes e del dottor Watson l’intera giornata e cominciamo col riproporvi uno stralcio del nostro articolo dedicato al delicato, talvolta burrascoso rapporto che intercorre tra un autore e i suoi personaggi, con particolare riferimento ai personaggi seriali: Continua a leggere “Buon compleanno, Sir Arthur!”

Scrivere con le scarpe

Ciao Francesca, benvenuta sul blog di Uno Studio In Giallo!

Il sito ufficiale di Scrittura & Scritture – la casa editrice indipendente fondata da Chantal ed Eliana Corrado con la quale hai pubblicato i tuoi ultimi due romanzi – ci rivela che hai alcune grandi passioni (“gli infernali nipoti Cecilia e Tommaso, ballare l’hip-hop come Jacko, leggere disperatamente”), che hai trascorso quattro anni “a testa in giù” (in Nuova Zelanda) e quarant’anni a Napoli per poi dividerti fra due autentici paradisi terrestri: il lago d’Orta e la costiera sorrentina. C’è qualcos’altro che dobbiamo sapere? Ti va di presentarti ai nostri lettori?

Buongiorno a voi di Uno Studio In Giallo, prima di tutto! Al mio curriculum potrei aggiungere le esperienze di teatro d’avanguardia e cinema, il mio grande amore per i viaggi (ora un po’ sopito, ma mai morto), la mia fissa nell’avere la casa sempre piena di gente e cucinare per tutti. Forse quest’ultima cosa la dice lunga su come sono: adoro i miei amici! Visto che non ho praticamente più una famiglia di origine, ne ho creata una speciale fatta dei parenti del mio compagno e di tutti gli amici, da Nord a Sud.

Il mitico (ebbene sì, ci sbilanciamo!) Andrea Camilleri si alza di buon mattino, si lava, si sbarba, si accende una sigaretta e si veste di tutto punto prima di accomodarsi al tavolo di scrittura. Bandisce ogni trasandatezza, insomma, perché il lettore lo percepisce subito “se un libro è scritto con le scarpe o con le pantofole”. Ecco, una cosa che viene da pensare leggendo i tuoi libri è che siano stati scritti con le scarpe, cioè con amore. Un lungo preambolo per domandarti: come, quando, perché, per chi scrivi?

scarpe-da-sogno-L-8yFxtKLungo, ma bello questo preambolo e poi Camilleri per me è un mito per bravura ed età (vuol dire che c’è speranza anche per me!). Ho cominciato a scrivere da ragazzina. Stupidaggini, storie confuse e complicate, prove. Tutte rigorosamente bocciate da mia madre, avida lettrice, bibliotecaria e giudice implacabile (lei che a scuola prendeva dieci nello scritto d’Italiano). Un esempio pesante da superare senza scoraggiarsi. Dicono che quelli nati sotto il segno del Toro hanno la testa dura. Garantisco che è pura verità. Ho insistito, mi sono scontrata con muri di cemento e un po’ alla volta ce l’ho fatta. Oggi la scrittura per me è diventata una seconda natura, una droga quasi. Ascolto i commenti e le critiche dei miei lettori (amici e non) e cerco di farne tesoro, di migliorare. Quando scrivo? A volte per un giorno intero, altre volte solo qualche ora. Ci sono giorni in cui mi limito a pensare al lavoro fatto e a cosa aggiungere o togliere, a come proseguire nel racconto. Sono molto disordinata. Certamente scrivere mi rasserena e mi diverte, ma ogni storia, ogni frase, ogni parola deve divertire anche chi ha voglia di leggermi. Esisto perché là fuori c’è qualcuno che desidera ascoltare le mie storie. Qualcuno che non vorrei mai deludere. Mi metto le scarpe e scrivo per lui, per tutti loro!

Intervistato da Paris Review, lo scrittore statunitense Paul Auster ebbe a dichiarare: «Non riesco a immaginare uno scrittore che non sia stato nell’adolescenza un lettore vorace. Un vero lettore comprende che i libri sono un mondo in se stessi – e che quel mondo è più ricco e più interessante di qualunque altro nel quale abbiamo viaggiato. Credo sia questo a trasformare giovani uomini e donne in scrittori – la felicità scoperta vivendo nei libri. Magari non hanno ancora vissuto abbastanza per avere molto da dire, ma arriva un momento in cui realizzi che questo è ciò per cui sei nato». Sei d’accordo? Uno scrittore forte è stato (ed è, e sarà) anche un lettore forte?

Molto bella e molto vera la dichiarazione di Auster. Posso dire che da bambina amavo ascoltare favole e storie. Ho cominciato a leggere davvero relativamente tardi, intorno ai diciassette anni. In compenso, da allora, la quantità di libri letti in un anno è cresciuta in modo esponenziale. Ora viaggio su un libro a settimana (se non sto scrivendo anche due) e mai uno solo alla volta (un’assurda forma di bulimia, temo). Ritengo che non si possa diventare scrittori senza leggere. Un orto senz’acqua secca e poi muore. Senza la ricchezza di tanti meravigliosi autori italiani e stranieri presenti e passati che popolano il nostro mondo cosa saremmo? Zero. Ci nutriamo di parole e delle emozioni, delle situazioni che esse descrivono. I libri sono compagnia, ispirazione, farmaci per l’anima. Non riesco a immaginare un mondo senza libri…

Saremmo curiosi di conoscere il tuo personalissimo Pantheon letterario. Ovvero: parti per l’immancabile isola deserta e porti con te… ?

Domanda terribile! Somiglia a quella della torre: chi butti giù? 
Ci provo comunque. Il maestro e Margherita di Bulgakov, Cuore di tenebra di Conrad, Le città invisibili di Calvino, Il deserto dei tartari di Buzzati, Lettera al mio giudice di Simenon, Ritratto di signora di Boll. Ma la lista sarebbe molto più lunga. Ho tenuto fuori Faulkner, la McCalloum, Yeoshua, Javier Marias, Goffedo Parise, uh, hai voglia…

Che libro tieni sul comodino in questo momento?

Sto finendo di leggere (con dolore perché è straordinario) Limonov di Carrére e Alle radici del male di Roberto Costantini.

Veniamo adesso alle tue “creature”: ci parli della gestazione di Re di bastoni, in piedi e La stretta del lupo?

Il Re è nato dalla mia passione per la lettura delle carte napoletane. Premetto che non so interpretarle, ma ho un’amica bravissima che mi ha predetto l’incontro con il mio compagno e altre cose straordinarie. Da tempo cercavo di costruire una storia che avesse come ‘cuore’ le carte, i sogni, la divinazione. Così ho cominciato a scrivere il Re senza sapere bene cosa sarebbe successo, l’idea iniziale era molto vaga. Siamo cresciuti insieme, un po’ alla volta. La stretta del lupo invece è nato da una precisa richiesta di un carissimo amico del lago d’Orta: ‘Ma un bel giallo su di noi? Che si svolga da queste parti? Perché non lo scrivi?’. La storia l’avevo in mente da parecchio tempo e mi sono limitata ad adattarla al contesto ortese.

Protagonista assoluta di Re di bastoni, in piedi (Scrittura & Scritture, 2011) è una Napoli invernale ed esoterica, di grande fascino. Nel romanzo la descrivi come una città dura e violenta ma capace e desiderosa, al tempo stesso, di divertire e divertirsi. Ci racconti la tua Napoli? Ti manca?

Certo che mi manca Napoli e soprattutto mi mancano gli amici napoletani anche se con alcuni ci sentiamo spesso o ci incontriamo su Facebook. Vivere e poi lavorare a Napoli per tanti anni non è stato facile e c’erano giorni in cui avrei voluto che non fosse una città, ma una persona per poterla prendere a calci e pugni. Ma Napoli è così. Certi giorni la ami, certi altri la detesti. Non genera mai sentimenti blandi, solo passioni estreme come estremi sono i suoi colori e le sue storie. Un momento sei fuori dalla grazia di Dio e quello dopo stai ridendo come un matto per qualcosa d’inatteso e folle che è appena successo. Napoli è madre e matrigna, ti premia, ti blandisce e poi magari ti sbrana. Me ne sono andata per amore di qualcuno non per disamore della mia città. Per lei provo un’infinita tenerezza e ci ritorno sempre con una grande gioia mista a una punta di sospetto: che dispetti mi farai stavolta, cara Sirena Partenope?

Ne La stretta del lupo una bella e tenace ispettrice della Questura di Novara dà la caccia a un serial killer che insanguina le sponde (apparentemente!) tranquille del lago d’Orta. Costanza Ravizza è una delle prime profiler nel panorama della letteratura poliziesca italiana: com’è nato questo personaggio?

Da Miss Marple in poi la letteratura gialla è piena di donne che indagano. Ho cercato di crearne una un filino diversa dalle altre, altrimenti che gusto c’era?

Costanza Ravizza – anche in questo caso ci sbilanciamo un po’ – è un personaggio davvero ben riuscito, che “buca la pagina” e sembra destinato alla serialità… è così? Ti frullano in testa altre storie di cui la giovane profiler potrebbe essere protagonista?

Costanza mi ha appena detto di secretare qualsiasi anticipazione o informazione. Scusate, ma è un tipino pepato come dovreste sapere…

I personaggi a cui hai dato vita in entrambi i romanzi pubblicati da Scrittura & Scritture sono animati da una verve fuori dal comune e si distinguono per vivacità, brillantezza, verosimiglianza; la sensazione, leggendo, è di avere a che fare con persone in carne e ossa… tridimensionali, come abbiamo annotato recensendo La stretta del lupo. Così “vere” che viene spontaneo domandarselo: sono vere?

No, naturalmente no. Almeno non completamente. Penso che, quando uno scrittore si mette al lavoro, entrino in gioco meccanismi mnemonici sconosciuti a lui stesso. I personaggi – almeno i miei – sono dei Golem, dei collage di caratteri e figure incontrati nel corso degli anni, a volte frequentati a lungo, a volte incrociati per caso e brevemente. Prima si diceva che senza leggere tanto non si diventa bravi scrittori. Aggiungerei qui che osservare tanto è un bell’aiuto alla scrittura: feste, serate con gli amici, luoghi pubblici. Ogni situazione è utile in questo senso. Tacere, ascoltare, osservare, memorizzare. Comunque, almeno Letizia è un personaggio vero, reale: si tratta di mia nipote, che è anche peggio della sua copia cartacea.

questionario-di-proustDirettamente dal Questionario di Proust:

  • i miei eroi nella finzione: La protagonista de La regina del Sud di Perez-Reverte
  • i miei eroi nella vita reale: Don Diana e gli uomini come lui
  • quel che detesto più di tutto: la falsità nelle opere, nei pensieri e nelle parole. La vanagloria e la corruzione
  • vorrei vivere in un Paese che… non abbia mendicanti; bambini, anziani e animali abbandonati
  • il mio sogno di felicità: Una medicina che sconfigga il cancro per sempre


Fuori questionario, proviamo ad estorcerti qualche anticipazione… c’è un nuovo romanzo di Francesca Battistella in arrivo?

Certo che c’è, ma muta sono… ahahah!

Grazie Francesca! Per la disponibilità, la gentilezza… per il tempo che ci hai dedicato. Un grosso, stratosferico in bocca al lupo per la tua vita e per la tua carriera.

Ma un milione di volte grazie a voi e… crepi il lupo (non il mio, va da sé!).

 
Simona Tassara

La stretta del lupo

di Francesca Battistella

Editore: Scrittura & Scritture
Collana: Catrame

“Morta colei che mi facea parlare, declamò con voce rotta, et che si stava de’ pensier miei in cima, non posso, et non ò più sì dolce lima, rime aspre et fosche far soavi et chiare. Petrarca, Il Canzoniere” esalò.

Un serial killer insanguina, forse da molti anni, le rive apparentemente tranquille del lago d’Orta: questa la conclusione a cui giunge l’ispettrice Costanza Ravizza, criminal profiler in forze alla Questura di Novara, indagando sul brutale assassinio di una studentessa. Un individuo feroce e al tempo stesso metodico che lascia dietro di sé un unico, quasi impalpabile, indizio (da buon lupo che perde il pelo dedicandosi al vizio dissemina inconsapevolmente delle piume d’oca sui luoghi dei delitti) e una scia di cadaveri orribilmente seviziati e violati post mortem con un coltello. Un soggetto – il famigerato S.I. (Soggetto Ignoto) che abbiamo imparato a conoscere anche grazie a serie televisive di successo come Criminal Minds e Profiling – “di buona cultura ma, nel caso di una donna, con un odio violento per le sue simili, nel caso di un uomo, con grandi difficoltà di relazionarsi con l’altro sesso. … Non sopporta gli atteggiamenti aggressivi e autoritari … si sente inadeguato, sfoga la sua rabbia su dei corpi ormai inermi, fa sparire i loro oggetti personali la qual cosa unita alla necrofilia che manifesta è indice di feticismo… “: un ritratto che fa tremar le vene e i polsi, per dirla col Sommo Poeta. Le quattro persone su cui si concentrano i sospetti – il coltissimo Professor Barberis, l’affascinante dottor Marchesani, la bella barista Esterina e l’ambiguo Claudio Serventi – sembrano aver perduto anche il favore degli astri: pur essendo nati in giorni, ore e anni diversi risultano infatti marchiati dalla terribile “quaterna dell’orrore”: Marte nell’ottava casa, Saturno in Scorpione, Plutone in Leone (“Protagonismo, istrionismo, ma quando li abbini al Leone vuoi sapere cosa salta fuori? … Hitler”, illustra l’astrologa Consolata a un attonito interlocutore) e Giunone in Scorpione.

Una miscela infernale, insomma. Che potrebbe esplodere in qualsiasi momento… Continua a leggere “La stretta del lupo”

Carte in tavola

Ci fu un attimo di silenzio. La signora Oliver disse:
– Un angelo è passato… ma non tenevo i piedi incrociati… deve essere l’angelo della morte!

1124488Shaitana è un raffinato collezionista le cui origini restano avvolte nel mistero: “Nessuno sapeva con esattezza se … fosse argentino, portoghese o greco, oppure di qualche altra nazionalità, doverosamente disprezzata dall’isolano britannico. Tuttavia tre fatti erano assolutamente certi:
Conduceva un’esistenza agiata e piena di magnificenze in uno stupendo appartamento di Park Lane.
Dava ricevimenti grandiosi… grandi piccoli, macabri, perbene (…)

Era un uomo di cui quasi tutti avevano un po’ paura”.

Nel suo museo privato figura tutto quanto vi sia di meglio in ogni singolo campo; e dal momento che in campo criminale il meglio è rappresentato da coloro che l’hanno fatta franca e “che trascorrono una vita serena e piacevole, non sfiorata dal minimo sospetto”, Shaitana decide di riunirne ben quattro esemplari intorno a un tavolo da bridge. Quattro assassini a piede libero, sfuggiti alla giustizia…
Pubblicato nel 1936, Carte in tavola è la dodicesima avventura di Hercule Poirot, la prima in tandem con la svagata e simpaticissima giallista Ariadne Oliver. Un “Christie d’annata”, atipico e godibilissimo… assolutamente da consigliare.

Re di bastoni, in piedi

di Francesca Battistella

Editore: Scrittura & Scritture
Collana: Catrame

“Quella mano di carte, comunque, s’inabissò nella memoria fino all’ultima domenica di ottobre del 1986 in cui l’asso di spade comparve al sedicesimo posto preceduto dal fante di pari seme, a significare che Don Cecè sarebbe morto.”

Maricò legge il futuro nei sogni e nelle carte: un dono che costituisce al tempo stesso “la sua fortuna e la sua maledizione”. E se la buona sorte, nelle vicende umane, tende a manifestarsi con una certa parsimonia, le maledizioni non tardano a presentare il conto franandoci addosso quando meno ne avremmo bisogno: ecco dunque che, nel volgere di un paio di mesi, il destino di Don Cecè Tarallo detto o’ femmeniello si compirà gettando sulle spalle dell’incolpevole sognatrice, proprietaria della pensione “Casa Serena” e protagonista del romanzo in commento, un’eredità pesantissima: l’eco di un segreto a dir poco inconfessabile e una vicenda tenebrosa – il rapimento e la successiva scomparsa del nipote di Vittorio Amitrano, spietato boss della camorra – che dal passato domanda a gran voce la sua vendetta. Lo sfondo è una Napoli “a due facce”: la Napoli chiassosa e trionfale del primo scudetto, delle prodezze miracolistiche di Maradona, e la Napoli insanguinata e ferita a morte dalla criminalità organizzata. Una città di grande fascino che sente il peso delle proprie cicatrici ma sa regalarsi – e regalarci – più di un sorriso (spiraglio commediesco nella tragedia, le camere in affitto di “Casa Serena” offrono gustosi siparietti e persino una fresca, romanticissima, storia d’amore). Continua a leggere “Re di bastoni, in piedi”