… ma c’è nella vera poesia

un profumo, un accento, un tratto luminoso che tutte le creature possono percepire. E voglia Iddio che vi serva per nutrire quel granello di pazzia che tutti portiamo dentro, che molti uccidono per mettersi l’odioso monocolo della pedanteria libresca e senza il quale è imprudente vivere.

Federico García Lorca

A me.

La strada di Swann

La storia di una delle mie follie.
Da molto tempo mi vantavo di possedere tutti i paesaggi possibili, e trovavo risibili le celebrità della pittura e della poesia moderna.
Amavo le pitture idiote, sovrapporte, addobbi, tele di saltimbanchi, insegne, miniature popolari; la letteratura fuori moda, latino di chiesa, libri erotici senza ortografia, romanzi delle bisnonne, racconti di fate, libretti per l’infanzia, vecchie opere, ritornelli insulsi, ritmi ingenui.
Sognavo crociate, spedizioni di cui non esistono relazioni, repubbliche senza storie, guerre di religione represse, rivoluzioni del costume, migrazioni di razze e di continenti: credevo a tutti gli incantesimi. Inventai il colore delle vocali! – A nera, E bianca, I rossa, O blu, U verde. – Regolai la forma e il movimento di ogni consonante, e, con ritmi istintivi, mi lusingai di inventare un verbo poetico accessibile, un giorno o l’altro, a tutti i sensi. Riservavo la traduzione.
All’inizio fu uno studio. Scrivevo…

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Volevo che tu imparassi una cosa:

volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo col fucile in mano.

Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda.

Harper Lee, Il buio oltre la siepe (1960)

Scrivere un libro

è una lotta orribile ed estenuante, come un lungo periodo di dolorosa malattia.

Non bisognerebbe mai intraprendere un’attività del genere a meno di non essere guidati da un qualche demone incomprensibile al quale non si può resistere.

Per quel che se ne sa, tale demone è semplicemente lo stesso istinto che fa strepitare un bambino allo scopo di richiamare l’attenzione.

George Orwell (Motihari, 25 giugno 1903 – Londra, 21 gennaio 1950)

Un epitaffio

Astronomo, filosofo eccellente.
Musico, spadaccino, rimatore,
Del ciel viaggiatore
Gran maestro di tic-tac.
Amante – non per sé – molto eloquente
Qui riposa Cyrano
Ercole Saviniano
Signor di Bergerac,
Che in vita sua fu tutto, e non fu niente

Edmond Rostand: Cyrano de Bergerac (V, vii)

* * *

“… perché tutti noi abbiamo sempre la sera in cui ci immaginiamo la nostra epigrafe, ma bisogna anche saperla scrivere così!”

(Alessandro Baricco, Totem)