… perché l’odore dell’acqua di mare

m’eccitava proprio come le sardine e le scardole della baia dei Catalani di là dalla roccia erano belle tutte argento nei panieri dei pescatori il vecchio Luigi vicino ai cento dicevano che veniva da Genova e quell’altro vecchio alto con gli orecchini non mi piace uno che per arrivarci ci vogliono le scale io dico che sono tutti morti e ridotti in polvere da un pezzo…

James Joyce, Ulisse (1922)

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Buon Bloomsday a tutti!

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La cultura è come la vita

  • la cultura arricchisce sempre
  • la cultura permette di superare tutti i limiti
  • chi ama la cultura desidera conoscere tutte le culture e quindi è contro il razzismo
  • la cultura, quindi anche la musica, è ascolto, che è la base del vivere civile e del pluralismo. Nelle orchestre con cui faccio musica, come ad esempio nell’Orchestra Mozart a Bologna, i musicisti vengono da tutta l’Europa. Alle prove parliamo diverse lingue, ma spesso bastano solo degli sguardi e il sapersi ascoltare l’uno con l’altro
  • la cultura rende anche economicamente
  • la cultura è contro la volgarità e permette di distinguere tra bene e male
  • la cultura permette di smascherare sempre i bugiardi
  • la cultura è lo strumento per giudicare chi ci governa
  • la cultura è libertà di espressione e di parola
  • la cultura salva: sono stati la musica e i miei figli che mi hanno aiutato a guarire dalla malattia
  • la cultura porta valori sempre e comunque positivi, soprattutto ai giovani
  • con la cultura si sconfigge il disagio sociale delle persone, soprattutto dei giovani, il loro sentirsi persi e disorientati
  • la cultura è riscatto dalla povertà: in Venezuela, non certo un paese ricco come l’Italia, José Antonio Abreu ha organizzato un sistema che in trent’anni ha insegnato la musica a 400.000 bambini e ragazzi, spesso salvandoli dalla droga, dalla violenza e dando loro un’opportunità di vita
  • cultura è far sì che i nostri figli possano andare un giorno a teatro per poter vivere la magia della musica, come feci quando avevo sette anni e una sera alla Scala decisi di riprodurre un giorno quella magia…
  • la cultura è un bene comune e primario, come l’acqua: i teatri, le biblioteche, i musei, i cinema sono come tanti acquedotti.
  • la cultura è come la vita, e la vita è bella!

Il maestro Claudio Abbado (26 giugno 1933 – 20 gennaio 2014) legge i Motivi per cui è sbagliato fare tagli alla cultura (Vieni via con me, 8 novembre 2010)

Educarsi alla felicità

(Genova abbraccia Roberto Saviano)

A una settimana di distanza torno sul “luogo del delitto” e lascio che i ricordi risalgano in superficie.

Sono passati sette giorni dal mio incontro con Roberto Saviano, e se non fosse per la dedica tracciata col pennarello nero, a tutta pagina, sul frontespizio del libro che sto leggendo, sarei portata a ritenerlo un sogno. Desideravo stringergli la mano e dirgli grazie per ciò che scrivi, per come lo scrivi. Lo desideravo da tanti anni e…

… l’ho fatto? E’ accaduto davvero? Continua a leggere “Educarsi alla felicità”

Un blog a impatto zero

Uno Studio In Giallo aderisce all’iniziativa ambientalista proposta da DoveConviene.it, che si propone:

  • di azzerare le emissioni Co2 (secondo il dottor Alexander Wissner-Gross, attivista ambientale e fisico di Harvard, un sito web produce una media di circa 0,02 g di Co2 per ogni visita) piantando un albero in una zona boschiva a rischio di desertificazione (la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici calcola che un albero assorbe in media circa 10 kg di Co2; DoveConviene stima prudentemente un risparmio di 5 kg di Co2 all’anno)
  • di ridurre lo spreco di carta digitalizzando e rendendo disponibili (gratuitamente, sia su pc che su smartphones iPhone e Android) i volantini pubblicitari delle principali catene commerciali di elettronica, sport, ipermercati: in questo modo potremo trovare facilmente il negozio più vicino a casa nostra risparmiando tempo, casa e carburante! Ecco alcuni esempi di volantini digitalizzati:

In pratica, per ogni sito o blog che aderisce all’iniziativa verrà piantato un albero la cui produzione di ossigeno andrà a compensare le emissioni di Co2 emesse dal sito stesso, andando così a neutralizzare la produzione di anidride carbonica.

Ogni nota musicale che scarichiamo, ogni  fotografia che salviamo e tutti i post che scriviamo raccontano di noi, accendono ricordi, diffondono informazioni, esprimono sentimenti…


… ma occupano spazio, inquinano, contribuiscono a surriscaldare il pianeta!


E’ difficile da immaginare ma le attività on-line hanno conseguenze per nulla virtuali, non solo perché i pc sono fatti di componenti elettrici difficili da smaltire e si alimentano dalla presa di corrente domestica. Il problema maggiore infatti è rappresentato dai data center, enormi dispositivi che immagazzinano dati e spesso vengono alimentati a carbone, producendo Co2 in grande quantità. Greenpeace ha recentemente calcolato che nel 2020 Internet consumerà più energia di Francia, Germania, Canada e Brasile messi assieme e ha perciò intitolato il suo ultimo rapporto: “Quanto sono sporchi i tuoi dati”. Per dare un’idea, una e-mail produce dai 4 ai 19 grammi di anidride carbonica, e la gestione di un blog arriva a rilasciarne nell’atmosfera 3,6 kg in media all’anno, senza contare che la cifra è destinata a salire in proporzione al numero dei visitatori…


Cosa possiamo fare?

Possiamo chiedere alle grandi aziende del web, così potenti ed innovative, di avere comportamenti responsabili e diventare CO2UNFRIEND, per esempio investendo sulle energie rinnovabili e su strategie sostenibili nella gestione dei loro data center. Ad esempio, Google ha recentemente rinunciato a sistemi di condizionamento tradizionali per la sua server farm di St. Ghislain (Belgio), preferendo immissioni d’aria dall’esterno e sfruttando l’aria calda prodotta dai macchinari per riscaldare gli uffici e le case in prossimità. Ancora, possiamo seguire individualmente alcune semplici regole ecologiche: preferire gli web hosting sostenibili, non lasciare i nostri pc in stand-by per ore ed ore, acquistare alimentatori a risparmio energetico, evitare di stampare i file e soprattutto usare il web come strumento di informazione per aumentare la nostra consapevolezza sulle problematiche ambientali.



Un blog a impatto zero è semplicemente un (buon) inizio: dobbiamo ripensare i nostri consumi sapendo che spetta a noi, e a noi soltanto, scrivere le pagine del nostro rapporto con il nostro pianeta.

DoveConviene ha già piantato oltre 1500 alberi, ma l’iniziativa non si ferma qui…

… e ha bisogno di tutti noi: diffondiamola!

Per chi volesse approfondire: iplantatree.org

Hello David!!

L’attore britannico David Suchet, il più longevo Hercule Poirot della TV (lo interpreta – magistralmente – dal 1989), saluta Uno Studio In Giallo! E’ un grande, grandissimo onore!!

Fare romanzi: una lectio magistralis

Torino, 13 maggio 2011.

Ho l’onore di assistere a una straordinaria lectio magistralis del Professor Umberto Eco al Salone Internazionale del Libro di Torino.

Tema: Fare romanzi: libertà e costrizione dello scrittore. 

Svolgimento… beh, da par suo.

SPETT.UMBERTO ECO A NAPOLI(SUD FOTO SERGIO SIANO)

Raramente ho provato un’emozione così forte al cospetto di uno scrittore, e spiegarne il motivo non è cosa semplice. Certo il carisma dello scrittore in questione gioca un ruolo importante: in Umberto Eco si coniugano felicemente lo scalpitare di un’intelligenza poderosa e un elegante, irriverente senso dell’umorismo… 

Ma vi è di più, ne sono ben consapevole.

Eco è l’autore di due romanzi, Il nome della rosa e Il pendolo di Foucault, che ho amato – e amo ancora – visceralmente. Trovarmi faccia a faccia (decima fila conquistata con unghie, denti e una buona dose di fortuna) con il creatore di Guglielmo da Baskerville e Adso da Melk, di Casaubon, Diotallevi… dell’adorato Jacopo Belbo!, ascoltare dalla sua voce la genesi di quelle storie e di quei personaggi mi catapulta, letteralmente, in un’altra dimensione.

Il preambolo, a onor del vero, è sconvolgente:

Uno degli aforismi del grande Stanisław Jerzy Lec – esordisce il Maestro – è: “Non aspettatevi troppo dalla fine del mondo” … e non aspettatevi … che io vi parli troppo del Nome della Rosa, perché io odio questo libro e spero che anche voi lo odiate. Di romanzi ne ho scritti sei e gli ultimi cinque sono naturalmente migliori, ma per la legge di Gresham quello che rimane più famoso è sempre il primo…

Ne parla quasi con tenerezza, tuttavia, raccontando dei mesi trascorsi a disegnare piantine dell’abbazia in cui si sarebbe svolta la vicenda, di come abbia costruito i dialoghi fra i monaci in modo che si esaurissero realisticamente in un dato tragitto dell’abbazia…

Misure, calcoli, infinito amore.

I miei romanzi sono nati tutti da un’idea seminale, racconta il Professore a una platea singolarmente disciplinata, che era poco più di un’immagine: un monaco avvelenato mentre legge un libro in una biblioteca, un ragazzo che suona la tromba a un funerale di partigiani… Basta che tu scelga un personaggio, o una situazione, e lo metti lì… dopodiché puoi sederti in poltrona a limarti le unghie: il personaggio va avanti per conto suo.

Finché lo sventurato autore non si ritrova ingabbiato in costrizioni che egli stesso ha dato per presupposte: … mi piaceva che i personaggi avessero vissuto gli eventi del 1968. Ma siccome poi Jacopo Belbo scrive i suoi files sul computer, e i primi personal computer entrano in commercio nel 1982-’83, io dovevo far passare del tempo dal ’68 all’83… e non sapevo cosa far succedere (rispolvererà poi, come forse ricorderete, alcune interessanti esperienze sudamericane).

Pendolo-di-Foucault

La letteratura, a ben vedere, si basa sempre sulle costrizioni: pensate all’inflessibile costruzione dei canti di Dante, pensate alla rima, al metro… ma è lo stesso anche in pittura se si sceglie olio o tempera. Il resto è lavoro ai fianchi, artigianato di genio, disciplina.

Vi sono momenti, poi, in cui l’improvvisazione guadagna spazio e si può godere appieno delle gioie della creazione. E’ il caso della scena del cimitero, una delle più suggestive del Pendolo di Foucault e l’unica scritta a computer: muovevo le mani sulla tastiera come al pianoforte, confessa con un sorriso. E’ stata come una jam session.

Ripenso così all’appagamento e allo sconcerto che ho provato leggendola, questa scena (leggendo l’intero romanzo, a voler essere sinceri). Un libro “bello e necessario”, come ha osservato Severino Cesari sul Manifesto, “perché intelligentissimo, scintillante d’arguzia, e inoltre perché eruditissimo, e perché svolge un’importantissima tesi ideologica: nientemeno contrastare la Teoria del Complotto che da tempo immemorabile ci spinge a cercare un Segreto sotto il velo del mondo… Come poche volte succede, si chiude il libro con la sensazione di aver compiuto una esperienza necessaria”.

E’ così che mi sento, quest’oggi. Parte di un’esperienza necessaria e – direbbe forse il Maestro – “onanisticamente deliziosa”.

Poco importa che una mano destra fasciata impedisca il sacro rituale degli autografi. E’ un dolore piccolo, senza traccia.

Nell’estasi pura di un amore infinito.