The Black Album

Il noir tra cronaca e romanzo

Negli ultimi anni il noir è stato capace di raccontare – più e meglio degli altri generi letterari – il lato oscuro del nostro paese, fra corruzione, malavita organizzata e devastazione ambientale. Nel noir abbiamo visto riflesse le storture e le contraddizioni del nostro tempo, e virtualmente cancellati i confini tra cronaca e racconto.

In questa lunga conversazione con Marco AmiciMassimo Carlotto – fra i principali scrittori noir italiani – ripercorre i temi nodali del genere e gli aspetti centrali della sua scrittura, in cui troviamo rappresentati i profondi cambiamenti avvenuti nell’universo criminale e il ruolo dell’Italia nei traffici illeciti che attraversano l’Europa.

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Lunga, interessantissima conversazione sulla letteratura di genere e sul percorso narrativo di uno dei principali rappresentanti della narrativa noir in Italia: Massimo Carlotto. Breve (ma prezioso) saggio che racconta con estrema chiarezza le origini e l’attuale geografia del noir – “problema complesso”, avverte Carlotto, “visto che adesso tutto viene definito come noir. … Anche il più puro romanzo poliziesco viene etichettato come noir.”.
A giudizio dello scrittore padovano, la progressiva depoliticizzazione del genere ha fatto sì che questo – inteso sia come poliziesco che come noir – fosse sempre meno efficace nell’assolvere il proprio compito fondamentale: raccontare la realtà e fornire al lettore gli strumenti per comprenderla. “Il noir non è altro che letteratura della realtà e per questo si muove sempre tra cronaca e romanzo, tra verità e narrazione.”. Se di fatto, anche grazie all’impiego degli elementi tipici del giornalismo investigativo, il noir è stato per lungo tempo il mezzo più idoneo a esplorare e problematizzare la realtà, si può d’altro canto affermare che, in virtù della sua funzione anticipatrice, tale genere letterario ha già raccontato la crisi che stiamo vivendo.
Occorre dunque cambiare prospettiva, passare da una letteratura della crisi a una letteratura del conflitto per esplorare e anticipare le conseguenze della crisi, per raccontare “come ci si scontrerà a tutti i livelli all’interno della società”. Il conflitto si manifesta oggi con tale complessità da rendere necessario, a parere di Carlotto, il superamento della letteratura di genere a favore di una letteratura dei contenuti aperta alla sperimentazione. Non solo noir, in altri termini: tutti i generi “hanno dignità di raccontare questa particolare dimensione a patto che partano da storie reali, da storie negate, storie poco conosciute, storie che abbiano un senso collettivo.”

L’ultimo romanzo di Massimo Carlotto, Respiro corto (Einaudi, 2012), rappresenta il primo passo in questa direzione.

Dopo quello che viene felicemente definito “l’hard-boiled dell’Alligatore” – filone che gli aveva consentito di superare l’impianto “consolatorio” del poliziesco tradizionale e di salvaguardare alcune storie che rischiavano di finire nel dimenticatoio – , e dopo la scelta (dichiaratamente politica) di abbandonare l’hard-boiled per il noir puro di Arrivederci amore, ciao, Alla fine di un giorno noioso, “Niente più niente al mondo”, “L’oscura immensità della morte” (sovvertendo peraltro la prospettiva classica del genere: non-è-vero-che-il-crimine-non-paga!, grida a gran voce Giorgio Pellegrini), Carlotto torna a Marsiglia per mettere il punto sull’esperienza del noir mediterraneo nel luogo in cui esso è nato e spingersi oltre; per raccontare la “grande novità criminale di questi anni”, ovvero la zona grigia, il “terziario della criminalità” che fa da ponte tra le organizzazioni criminali e la società.

Il fascino del saggio-conversazione in commento è notevole, e risiede, come si è detto, nella limpidezza dell’esposizione e nel rigore con cui vengono affrontate e sviscerate anche le tematiche più complesse e scivolose (ad esempio, il passaggio relativo alla mancanza di pluralità nel mercato editoriale e al problema di democrazia che ne consegue: “L’accentramento della distribuzione e della vendita dei libri sta provocando anche l’accentramento della scelta dei libri. Sta portando alla morte delle librerie indipendenti, e al fatto che scomparirà o verrà accorpata ai grandi gruppi anche la piccola e media editoria, che è la spina dorsale del buon romanzo … “).

Una lettura indispensabile, insomma, per tastare il polso della letteratura di genere (e non solo) nel nostro Paese.