Al suo tavolo da lavoro, Pablo Simò

disegna il profilo di un edificio che non esisterà mai. Come se fosse condannato a fare lo stesso sogno ogni notte, da anni rifà quel bozzetto: un palazzo di undici piani rivolto a nord. Conserva in una cartella la serie di disegni identici, non sa quanti siano, ha perso il conto da tempo; più di cento, meno di mille. Non li numera, però li firma: architetto Pablo Simò, e ci mette la data. Per sapere in quale giorno ha disegnato il primo bozzetto dovrebbe cercarlo sotto la pila di fogli, ma non lo fa; l’ultimo porta la data di quel giorno: 15 marzo 2007. Si ripromette di contarli, prima o poi; disegni dello stesso palazzo, sullo stesso terreno, con la stessa quantità di finestre e balconi alla stessa distanza precisa, sempre con la stessa prospettiva, lo stesso giardino davanti e intorno all’edificio, gli stessi alberi, uno su ciascun lato del portone d’ingresso. Pablo pensa che se contasse uno per uno i mattoni che disegna a mano libera sulla facciata scoprirebbe che in ogni bozzetto la quantità è identica. E’ per questo che non li conta, perché ha paura che sia proprio così, ha paura di scoprire che il disegno non lo ripete di sua volontà ma è qualcosa di inevitabile.

Claudia Piñeiro, La crepa (Feltrinelli, 2013)

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Ma oggi sa anche cosa si prova

a essere una canaglia. E se lo fosse sempre stato? Non sarà che era condannato a diventare una canaglia dalla nascita? E si può smettere di essere una canaglia dopo esserlo stato almeno una volta?

Si chiede se possa dipendere da qualcosa di latente, come una sorta di malattia genetica che aspetta un evento fortuito per manifestarsi. Se così fosse, la propensione a diventare una canaglia sarebbe rimasta in incubazione dentro di lui, mentre conduceva la sua vita senza sospettarne la presenza, finché a un certo punto, qualunque fosse la causa scatenante, avrebbe preso il sopravvento, in modo innegabile, brutale, come è accaduto poco dopo l’incontro con Nelson Jara nel suo studio per discutere di quella crepa.

Claudia Piñeiro, La crepa (Feltrinelli, 2013)

Oggi in libreria

Editore: Feltrinelli
Traduzione di Pino Cacucci

Nella vita da uomo qualunque dell’architetto Pablo Simó c’è una fessura inconfessabile, una crepa che gli tormenta la coscienza: Nelson Jara.

Forse era solo un piccolo truffatore, una “canaglia”, ma anche Pablo Simó sa di essere una canaglia, nonostante l’apparenza di irreprensibile professionista e buon padre di famiglia.

Come una crepa che si allunga e si allarga, tutte le piccole certezze quotidiane di Pablo si sgretolano: una giovane donna che sembra sapere chissà cosa su Jara scatena in lui un’attrazione dirompente, la famiglia va in frantumi, il lavoro diventa insopportabile, e passo dopo passo la tentazione di essere canaglia fino in fondo lo travolge.

Ancora una volta Claudia Piñeiro ci narra i piccoli inferni di una variegata umanità, nella monumentale Buenos Aires invasa dal cemento delle speculazioni edilizie dove l’apparenza, più che mai, inganna.