Uno studio in nero

La letteratura poliziesca tra spiagge dorate e giungle d’asfalto.

L’area della letteratura poliziesca che definiamo “noir” (ammesso che abbia ancora un senso applicare etichette ai generi letterari e perdersi nel maelström  dei sottogeneri) porta un nome francese ma vanta natali a stelle e strisce. La genesi del noir è legata alle opere di Raymond Chandler e Dashiell Hammett, capiscuola indiscussi del genere – e già ricadiamo nel girone infernale delle classificazioni! – hard-boiled.

Raymond Chandler

Nel saggio La semplice arte del delitto (1944)Chandler getta le basi del romanzo poliziesco realistico e riconosce a Hammett il merito di aver tolto il delitto dal vaso di cristallo del poliziesco all’inglese per buttarlo in mezzo alla strada, restituendolo così alla gente che lo commette per un motivo – e non semplicemente per fornire un cadavere a lettori oziosi, e con mezzi accessibili – non con pistole da duello intarsiate, curaro e pesci tropicali. Un lungo e ponderato addio al giallo tradizionale, insomma, per intingere la penna in qualcosa di più nero dell’inchiostro: il cuore violento di una società profondamente ingiusta. Il delitto, da Chandler in avanti, cesserà di costituire un mero problema di logica, un innocuo puzzle da ricomporre per ristabilire un ordine ad esso preesistente. 

A partire dal filone hard-boiled  la letteratura nordamericana sfornerà alcuni fra i più grandi capolavori del genere: romanzi neri accomunati dalla presa di coscienza di una realtà nella quale il confine tra legalità e illegalità è sfumato e la rabbia degli ultimi si scontra con la glaciale indifferenza degli “arrivati”. Sandro Ferri (editore e/o) osserva giustamente che in questo tipo di narrazioni non vi è nulla di consolatorio: il caos regna prima e dopo, indipendentemente dall’esito dell’inchiesta perché vi è la consapevolezza che la regola – e non già l’eccezione – del mondo è la violenza. Continua a leggere “Uno studio in nero”

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