Ti ricordi, Bärlach,

la nostra discussione nella muffa di quell’osteria, nel sobborgo di Tofano, in mezzo al fumo delle sigarette turche? La tua tesi era questa: che l’imperfezione umana, il fatto che le azioni degli altri non sono mai del tutto prevedibili e che del resto non possiamo mai, nei nostri calcoli, tener conto del caso, il quale tuttavia ha la sua parte in tutto, fosse il motivo per cui la maggior parte dei delitti vengono immancabilmente in luce. Dicevi che era una sciocchezza commettere un delitto, perché ti sembrava impossibile usare la gente come le pedine degli scacchi. Io invece più per contraddirti che per convinzione, sostenevo la tesi che proprio la confusione dei rapporti umani rendeva possibili delitti che non potevano essere scoperti, e che proprio per questo motivo la maggior parte dei delitti restavano non soltanto impuniti ma anche insospettati. E continuammo a lungo a bisticciare, animati dal fuoco della grappa che l’oste ebreo ci versava e poi, forse trascinati dalla nostra giovinezza, nell’euforia, abbiamo fatto una scommessa, mentre la luna tramontava sull’Asia Minore, una scommessa di cui chiamammo a testimone il cielo…

Friedrich Dürrenmatt: “Il giudice e il suo boia” (1952)

Gli uomini erano sempre uguali,

sia che alla domenica andassero alle funzioni nella Basilica di Santa Sofia o nel Duomo di Berna. I grossi mascalzoni facevano quello che volevano e i poveri cristi finivano in galera. C’era un sacco di delitti a cui non si badava, soltanto perché più delicati, più distinti di un assassinio, così antiestetico, e che, oltretutto, esce sui giornali; eppure gli uni valevano l’altro, bastava considerarli dal giusto punto di vista e con un po’ di fantasia. La fantasia, ecco, la fantasia! Per pura mancanza di fantasia un bravo commerciante poteva combinare tra l’aperitivo e la colazione, con qualche affare spettacoloso, un vero e proprio delitto, e nessuno se ne accorgeva, tanto meno il commerciante stesso, perché nessuno aveva la fantasia sufficiente per accorgersene. La trascuratezza, la manica larga, ecco cosa rendeva il mondo insopportabile; per trascuratezza il mondo stava andando in malora.

Friedrich Dürrenmatt: “Il sospetto” (1953)

Sono un uomo artificiale

, generato in un laboratorio modello, guidato dai principi degli educatori e degli psichiatri, che il nostro paese ha prodotto insieme agli orologi di precisione, agli psicofarmaci, al segreto bancario e alla neutralità perenne. Sarei diventato un prodotto modello di questa stazione sperimentale, se non vi fosse mancata una cosa sola: il biliardo. Così fui immesso nel mondo senza poterlo capire…

Friedrich Dürrenmatt: Giustizia (Adelphi, 2011)

La panne, di Friedrich Dürrenmatt

Adelphi

Quattro pensionati – un giudice, un avvocato, un pubblico ministero e un boia – ammazzano il tem­po inscenando i grandi processi della storia: a So­crate, Gesù, Giovanna d’Arco, Dreyfus. Ma è certo più divertente quando alla sbarra finisce un impu­tato in carne e ossa: come Alfredo Traps, viag­gia­tore di commercio, che il fato conduce un giorno al­la villetta degli ex uomini di legge. La sua auto­mobile ha avuto una panne lì vicino, ma lui non se ne rammarica, anzi: pregusta già il lato piccante della situazione. Si ritrova invece fra i quattro vecchi signori simili a «immensi corvi», che gli il­lu­strano il loro passatempo. Traps è spiacente: non ha commesso, ahimè, nessun delitto. Niente pa­u­ra, lo rassicurano, «un reato si finiva sempre per tro­varlo». Bisogna confessare, dunque: «che lo si vo­glia o no, c’è sempre qualcosa da confessare».

Tra squi­site portate e vini d’annata, il gioco si fa sem­pre più allarmante, finché Traps scopre in sé l’ar­tefice di un delitto che merita «ammirazione, stu­pore, ri­spetto», degno, anzi, «d’essere an­no­ve­ra­to fra i più straordinari … del secolo» – un de­lit­to ca­pace di rendere «più difficile, più eroica, più preziosa» la sua meschina vita di imbrogli e adul­teri. Ora, per la prima volta, quella giustizia che ave­va sempre ritenuto «astratta cavillosità ves­sa­to­ria» illumina il suo limitato orizzonte «come un im­mane, inconcepibile sole».

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Molto, molto, molto consigliato 😉

Un requiem per il romanzo giallo

Trama originale:

Promisi sulla mia coscienza di trovare l’assassino, solo per non essere costretto a vedere ancora il dolore di quei genitori…

… e ora devo mantenere la mia promessa.

Il freddo e infallibile investigatore, il commissario Matthäi, è vincolato all’impegno preso e obbligato a risolvere il caso di una bambina di sette anni brutalizzata e uccisa in un bosco. Ma La promessa, “antiromanzo giallo”, liquida con un massimo di crudeltà e finezza il genere poliziesco colpendolo proprio alla radice, cioè nella sua favolosa e assoluta consequenzialità. Gli elementi del genere ci sono tutti: i colleghi, ottusi o altezzosi, che si rifiutano di prestare fede alle sorprendenti intuizioni del commissario; un delitto raccapricciante con drammatici precedenti; un presunto colpevole; e la sorpresa finale, con lo scioglimento del mistero e la rivelazione dell’autentico assassino. Tutto viene però parodisticamente distorto e deformato nella celebrazione funebre del personaggio del detective e del racconto giallo tradizionali. Dürrenmatt sostituisce alla morale pratica di ogni poliziotto (il delitto non paga) una morale metafisica in cui regna l’assurdo: il razionale non prevale affatto sul caos, o almeno non fatalmente, e chi fa affidamento sulla razionalità finisce per esserne la prima incompresa vittima.

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La dichiarazione di intenti è contenuta nel sottotitolo e si dispiega con rara franchezza nelle primissime pagine di questo romanzo che non esito a definire eccezionale. Continua a leggere “Un requiem per il romanzo giallo”

Sarà proprio l’assurdità

a eccitarla, il fatto che in questa storia c’è qualcuno che crede all’innocenza di un colpevole e cerca un assassino che non può esistere, come abbiamo definito abbastanza efficacemente la situazione. Ma così facendo lei si dimostra più crudele della realtà, all’unico scopo di divertirsi e spingere sino in fondo nel ridicolo noi della polizia. Matthäi quindi troverebbe effettivamente un assassino, uno di quei vostri comici santi, un predicatore buono come il pane per esempio, il quale beninteso in realtà è innocente e semplicemente incapace di fare del male a una mosca, proprio per questo, grazie a una delle sue maligne trovate, quel povero pazzo si sarebbe tirato addosso tutti i sospetti. Matthäi lo uccide, tutti gli indizi concordano, dopo di che il detective felice viene riaccolto fra noi esaltato e festeggiato come un genio.

Anche questa è un’idea.

Friedrich Dürrenmatt: La promessa. Un requiem per il romanzo giallo.