Cronaca di una morte annunciata

coverSantiago Nasar morirà.

I gemelli Vicario hanno già affilato i loro coltelli nel negozio di Faustino Santos. A Manaure, “villaggio bruciato dal sale dei Caraibi”, lo sanno tutti: presto i fratelli della bella quanto svanita Ángela vendicheranno l’onore di quella verginità rubatale in modo misterioso dall’aitante Santiago, ricco rampollo della locale colonia araba.

Tutti lo sanno, ma nessuno fa alcunché per impedirlo…

E così la morte annunciata lo sorprende nel fulgore di una splendida mattinata tropicale. Ma non per agguato o per trappola: un destino bizzarro e crudele fa sì che la fine di Santiago si compia per un concorso di fatalità ed equivoci, mentre gli stessi assassini fanno di tutto perché qualcuno impedisca loro l’esecuzione.

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“… proverò almeno a cominciare dall’inizio”, scrive Agatha Christie nell’introduzione alla sua deliziosa autobiografia.

Proverò a farlo anch’io, con passo tranquillo e la consapevolezza che alcuni autori – e Gabriel José de la Concordia García Márquez, detto Gabo, è certamente fra questi – predispongono naturalmente alla meravigliae sfidano con caparbia, disarmante eleganza ogni tentativo di razionalizzazione. Continua a leggere “Cronaca di una morte annunciata”

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Ma poiché ascoltò soltanto

il rumore della pioggerella, credette che era stato un incubo e tornò a sentire il dolore.

Aveva un po’ di febbre. Nello specchio si accorse che la gota gli si stava gonfiando. Aprì una scatoletta di vaselina al mentolo e se la unse sulla parte dolorante, tesa e con la barba lunga. D’un tratto percepì, attraverso la pioggia, un rumore di voci lontane. Uscì sul balcone. Gli abitanti della strada, alcuni in veste da notte, correvano verso la piazza. Un ragazzo girò la testa verso di lui, alzò le braccia e gli gridò senza fermarsi:

“César Montero ha ucciso Pastor.”

Gabriel García Márquez, La mala ora (1962)

Il giorno che l’avrebbero ucciso,

Santiago Nasar si alzò alle 5,30 del mattino per andare ad aspettare il battello con cui arrivava il vescovo. Aveva sognato di attraversare un bosco di higuerones sotto una pioggerella tenera, e per un istante fu felice dentro il sogno, ma nel ridestarsi si sentì inzaccherato da capo a piedi di cacca d’uccelli. «Sognava sempre alberi, – mi disse Plácida Linero, sua madre, 27 anni dopo, nel rievocare i particolari di quel lunedì ingrato. – La settimana prima aveva sognato di trovarsi da solo su un aereo di carta stagnola che volava in mezzo ai mandorli senza mai trovare ostacoli», mi disse. Plácida Linero godeva di una ben meritata fama di sicura interprete dei sogni altrui, a patto che glieli raccontassero a digiuno, ma non aveva riscontrato il minimo segno di malaugurio in quei due sogni di suo figlio, né negli altri sogni con alberi che lui le aveva riferito nei giorni che precedettero la sua morte.

Gabriel García Márquez, Cronaca di una morte annunciata (1981)