Il misterioso signor Quin

La quantità della mia produzione negli anni che vanno dal 1929 al 1932 – scrive Agatha Christie nella sua autobiografia – è di tutto rispetto; oltre ai romanzi, infatti, ho pubblicato due raccolte di racconti, in una delle quali compariva il personaggio del signor Quin (l’altra, Partners in Crime, è una divertente serie di racconti ispirata ai più famosi investigatori dell’epoca, n.d.R.). Questi racconti erano quelli che preferivo; non li scrivevo spesso, anzi, tra l’uno e l’altro passavano anche tre o quattro mesi, se non di più. Le riviste li volevano e anche a me piacevano, ma rifiutai qualsiasi offerta a scriverne una serie. Volevo scriverli solo quando andava a me.

Il personaggio del signor Quin rientrava nello stesso filone delle mie poesie giovanili su Arlecchino e Colombina. La sua presenza in una storia aveva unicamente una funzione catalizzatrice e influenzava le azioni degli altri personaggi. Da un piccolo fatto, da una frase irrilevante, si intuiva la sua vera natura; una figura d’uomo che si stagliava nella luce variopinta di una finestra, un essere che appariva o spariva improvvisamente. Il signor Quin arrivava a difendere l’amore, dove era già stata la morte. Anche il signor Satterthwaite, che era in un certo senso il suo emissario, diventò uno dei miei personaggi preferiti.

Il misterioso signor Quin (The Mysterious Mr Quin, 1930) comprende dodici racconti che costituiscono un vero e proprio unicum nella produzione della Regina del Giallo: dodici misteri particolarissimi risolti grazie dall’intervento quasi metafisico di Harley Quin, affascinante e inafferrabile “investigatore dell’amore”.

Il signor Quin compare altresì nel racconto Il servizio da tè arlecchino (The Harlequin Tea Set), pubblicato per la prima volta nel 1971 in Winter’s Crimes (MacMillan, 1971) e successivamente inserito nelle raccolte Problem at Pollensa Bay and Other Stories e The Harlequin Tea Set and Other Stories. 

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