La’ dove si bruciano i libri…

… si finisce per bruciare anche gli uomini (Heinrich Heine)

Ottant’anni fa, il 10 maggio del 1933, decine di migliaia di persone si riunirono all’Opernplatz (Piazza dell’Opera) di Berlino (oggi Bebelplatz) per ascoltare un discorso del Ministro della Propaganda Joseph Goebbels. Eccone un estratto:

« No alla decadenza e alla corruzione morale! Sì alla decenza e alla moralità nelle famiglie e nello stato! Io consegno alle fiamme gli scritti di Heinrich MannErnst GläserErich KästnerL’era dell’intellettualismo ebraico è giunta ormai a una fine. La svolta della rivoluzione tedesca ha aperto una nuova strada … L’uomo tedesco del futuro non sarà più un uomo fatto di libri, ma un uomo fatto di carattere. È a questo scopo che noi vi vogliamo educare. Come una persona giovane, la quale possiede già il coraggio di affrontare il bagliore spietato, per superare la paura della morte, e per guadagnare il rispetto della morte – questo sarà il compito della nostra nuova generazione. E quindi, a mezzanotte, giungerà l’ora di impegnarsi per eliminare con le fiamme lo spirito maligno del passato. Si tratta di un atto forte e simbolico – un atto che dovrebbe informare il mondo intero sulle nostre intenzioni. Qui il fondamento intellettuale della repubblica sta decadendo, ma da queste macerie la fenice avrà una nuova trionfale ascesa. »

Quella notte, tra fischi di gioia e musiche d’orchestra, vennero dati alle fiamme oltre 25.000 volumi “non tedeschi”: dai libri di famosi scrittori socialisti come Bertolt Brecht e August Bebel agli scritti “borghesi” di Arthur Schnitzler, dai romanzi di “influenze straniere corrotte”, come quelli di Ernest HemingwayJack London, H.G. Wells, ai testi di noti autori ebrei. Tra gli autori banditi dalla “vera cultura tedesca” anche Albert Einstein, André Gide, Emile Zola, Heinrich Heine, Joseph Roth, Hermann Hesse, Marcel Proust, Thomas Mann e Vladimir Majakovskij. 

Due giorni prima, l’8 maggio del 1933, il Völkischer Beobachter (giornale ufficiale del partito nazista fin dal 1920) aveva stilato un elenco dei libri da bruciare e stabilito i criteri della “pulizia”: andavano messi al rogo gli scritti dei teorici del marxismo, di tutti coloro che esaltavano la Repubblica di Weimar, di tutti coloro che criticavano i fondamenti della morale e della religione, degli autori pacifisti o che si mostravano scettici nei confronti del valore militare tedesco, di autori che erano “espressione dell’espansione della società urbana”.

Nel 1947 l’Opernplatz cambiò nome in Bebelplatz, in omaggio al politico e scrittore antisemita August Bebel; a ricordare il rogo dei libri un pannello luminoso che lascia intravvedere una stanza colma di scaffali vuoti e una targa che riporta la frase di Heinrich Heine citata in apertura.

Così bella, vera, profetica e giusta che meriterebbe di trovare cittadinanza in tutte le piazze e le biblioteche del mondo.

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