Le ragioni dello scrivere – (II) Joe R. Lansdale

Prosegue la nostra piccola inchiesta sulle ragioni dello scrivere. Lo scrittore statunitense Joe R. Lansdale è stato così gentile da rispondere (e che risposte, signori!) alle nostre domande:

“Perché si scrive, mi chiedo. Perché ci si affanna a tessere sogni e raggiri, si dà corpo a fantocci e fantasmi, si fabbricano babilonie di carta, s’inventano esistenze vicarie, universi paralleli e bugiardi, mentre fuori così plausibile piove la luce della luna nell’erba, e i nostri moti naturali, le più immediate insurrezioni dei nostri sensi c’invitano al gioco affettuosamente, divinamente semplice della vita?” (Gesualdo Bufalino: Cere perse, Sellerio, 1985). 

Ci si interroga parecchio sul come ma forse è più importante il perché… perché – e per chi, mi viene da aggiungere – si scrive?

Scrivo per me. Ho sempre voluto scrivere, raccontare storie. Quanto al perché, forse è un modo di vivere un sogno a occhi aperti, o di “estenderlo”. Penso che noi viviamo la vita che viviamo e anche la vita che sogniamo, e i sogni ci permettono di avere tante vite, tante opportunità. Gli scrittori sono il genere di persone che non vogliono rinunciare a quei sogni, e quindi li mettono per iscritto. O forse è un modo di farseli uscire dalla testa, per dare una casa a sogni nuovi.

Nella sua celebre postfazione a L’assassinio di Roger Ackroyd, Leonardo Sciascia afferma che lo “sdoppiamento”, ovvero l’inevitabile – e più o meno consapevole – processo di identificazione dell’autore di polizieschi con il colpevole, è una perfetta “parabola dello scrivere ‘gialli’, e cioè dell’ambigua ragione per cui si scrivono”. 

Per quale (ambigua?) ragione si sceglie di raccontare il crimine? Perché, fra tutte le strade possibili della narrazione, si sceglie di percorrere la più nera?

Penso che lo scrittore si identifichi con tutti i soggetti della storia. Non solo con l’assassino. Sei tu che li crei, tutti, per cui, ad un certo livello, è necessario che ti identifichi con ciascun protagonista della storia. Anche il cane che abbaia nella notte, sei tu.

Il mercato del libro è in crisi. 

La letteratura criminale (declinata in ogni possibile sfumatura e intesa nel senso più ampio possibile), tuttavia, sembra navigare controcorrente: da alcuni anni, essa occupa un posto di primo piano nel panorama editoriale contemporaneo e nel cuore di tanti lettori. Come si spiega, secondo te, questa sorta di fascinazione collettiva per un filone che ha finito col perdere quasi del tutto la sua funzione “consolatoria”? 

Azzardo: abbiamo bisogno di guardare nell’abisso, di sentirci dire le cose come stanno?

Non so se la cultura abbia visto giorni migliori. Sembra così a tutte noi vecchie “scoregge” qualche volta, ma la cultura cambia, e cambia la percezione che ne abbiamo. Ogni cambiamento porta cose buone e cose cattive. La cultura pop sa essere volatile come la passione per l’hula hoop. E’ ancora là fuori, ma non è sulla letterina di Natale di ogni bambino. La tecnologia ha confuso la cultura per un po’, ma mi auguro non sia un processo irreversibile.