Un libro, una rosa

In alto i calici per la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore!

L’evento è stato istituito dall’UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) nel 1996 per promuovere la lettura, la pubblicazione dei libri e la proprietà intellettuale attraverso il copyright. Da allora la Giornata Mondiale si celebra il 23 aprile di ogni anno con manifestazioni e campagne di promozione in tutto il mondo.

Perché proprio il 23 aprile? Perché in quella data, nel 1616, morirono tre “padri” (ed autentici colossi) della letteratura mondiale: William Shakespeare, Miguel de Cervantes e Inca Garcilaso de la Vega.

La Giornata Mondiale si basa sulla ricorrenza catalana nota come Giornata del Libro e delle Rose: nel 1926 re Alfonso XIII istituì infatti, con apposito decreto, la Giornata del Libro spagnolo. Inizialmente prevista per il mese di ottobre, dal 1931 essa si celebra nel giorno di San Giorgio, patrono della Catalogna.

Che c’entrano le rose?, direte voi. Tradizione vuole che per celebrare il santo gli innamorati si scambino un libro e una rosa; allo stesso modo i librai usano regalare una rosa per ogni libro venduto nel dì di festa.

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Il 23 aprile di un anno qualunque concedetevi una passeggiata lungo le Ramblas di Barcellona e godetevi lo spettacolo delle bancarelle – sempre coloratissime e inondate di fiori ma del tutto eccezionalmente, meravigliosamente – stracolme di libri e rose.

San Giorgio sconfisse un drago spaventoso: volete che non si riesca, con la forza della passione, a promuovere il piacere della lettura e ad arginare la pirateria?

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La cultura è come la vita

  • la cultura arricchisce sempre
  • la cultura permette di superare tutti i limiti
  • chi ama la cultura desidera conoscere tutte le culture e quindi è contro il razzismo
  • la cultura, quindi anche la musica, è ascolto, che è la base del vivere civile e del pluralismo. Nelle orchestre con cui faccio musica, come ad esempio nell’Orchestra Mozart a Bologna, i musicisti vengono da tutta l’Europa. Alle prove parliamo diverse lingue, ma spesso bastano solo degli sguardi e il sapersi ascoltare l’uno con l’altro
  • la cultura rende anche economicamente
  • la cultura è contro la volgarità e permette di distinguere tra bene e male
  • la cultura permette di smascherare sempre i bugiardi
  • la cultura è lo strumento per giudicare chi ci governa
  • la cultura è libertà di espressione e di parola
  • la cultura salva: sono stati la musica e i miei figli che mi hanno aiutato a guarire dalla malattia
  • la cultura porta valori sempre e comunque positivi, soprattutto ai giovani
  • con la cultura si sconfigge il disagio sociale delle persone, soprattutto dei giovani, il loro sentirsi persi e disorientati
  • la cultura è riscatto dalla povertà: in Venezuela, non certo un paese ricco come l’Italia, José Antonio Abreu ha organizzato un sistema che in trent’anni ha insegnato la musica a 400.000 bambini e ragazzi, spesso salvandoli dalla droga, dalla violenza e dando loro un’opportunità di vita
  • cultura è far sì che i nostri figli possano andare un giorno a teatro per poter vivere la magia della musica, come feci quando avevo sette anni e una sera alla Scala decisi di riprodurre un giorno quella magia…
  • la cultura è un bene comune e primario, come l’acqua: i teatri, le biblioteche, i musei, i cinema sono come tanti acquedotti.
  • la cultura è come la vita, e la vita è bella!

Il maestro Claudio Abbado (26 giugno 1933 – 20 gennaio 2014) legge i Motivi per cui è sbagliato fare tagli alla cultura (Vieni via con me, 8 novembre 2010)

La’ dove si bruciano i libri…

… si finisce per bruciare anche gli uomini (Heinrich Heine)

Ottant’anni fa, il 10 maggio del 1933, decine di migliaia di persone si riunirono all’Opernplatz (Piazza dell’Opera) di Berlino (oggi Bebelplatz) per ascoltare un discorso del Ministro della Propaganda Joseph Goebbels. Eccone un estratto:

« No alla decadenza e alla corruzione morale! Sì alla decenza e alla moralità nelle famiglie e nello stato! Io consegno alle fiamme gli scritti di Heinrich MannErnst GläserErich KästnerL’era dell’intellettualismo ebraico è giunta ormai a una fine. La svolta della rivoluzione tedesca ha aperto una nuova strada … L’uomo tedesco del futuro non sarà più un uomo fatto di libri, ma un uomo fatto di carattere. È a questo scopo che noi vi vogliamo educare. Come una persona giovane, la quale possiede già il coraggio di affrontare il bagliore spietato, per superare la paura della morte, e per guadagnare il rispetto della morte – questo sarà il compito della nostra nuova generazione. E quindi, a mezzanotte, giungerà l’ora di impegnarsi per eliminare con le fiamme lo spirito maligno del passato. Si tratta di un atto forte e simbolico – un atto che dovrebbe informare il mondo intero sulle nostre intenzioni. Qui il fondamento intellettuale della repubblica sta decadendo, ma da queste macerie la fenice avrà una nuova trionfale ascesa. »

Quella notte, tra fischi di gioia e musiche d’orchestra, vennero dati alle fiamme oltre 25.000 volumi “non tedeschi”: dai libri di famosi scrittori socialisti come Bertolt Brecht e August Bebel agli scritti “borghesi” di Arthur Schnitzler, dai romanzi di “influenze straniere corrotte”, come quelli di Ernest HemingwayJack London, H.G. Wells, ai testi di noti autori ebrei. Tra gli autori banditi dalla “vera cultura tedesca” anche Albert Einstein, André Gide, Emile Zola, Heinrich Heine, Joseph Roth, Hermann Hesse, Marcel Proust, Thomas Mann e Vladimir Majakovskij. 

Due giorni prima, l’8 maggio del 1933, il Völkischer Beobachter (giornale ufficiale del partito nazista fin dal 1920) aveva stilato un elenco dei libri da bruciare e stabilito i criteri della “pulizia”: andavano messi al rogo gli scritti dei teorici del marxismo, di tutti coloro che esaltavano la Repubblica di Weimar, di tutti coloro che criticavano i fondamenti della morale e della religione, degli autori pacifisti o che si mostravano scettici nei confronti del valore militare tedesco, di autori che erano “espressione dell’espansione della società urbana”.

Nel 1947 l’Opernplatz cambiò nome in Bebelplatz, in omaggio al politico e scrittore antisemita August Bebel; a ricordare il rogo dei libri un pannello luminoso che lascia intravvedere una stanza colma di scaffali vuoti e una targa che riporta la frase di Heinrich Heine citata in apertura.

Così bella, vera, profetica e giusta che meriterebbe di trovare cittadinanza in tutte le piazze e le biblioteche del mondo.

I libri funzionano solo se li leggi

La libreria e agorà culturale Assolibro di via San Luca (Genova) chiude battenti.

Una notizia triste che racchiude in sé, malgrado tutto, una piccola (grande?) speranza. I bambini della scuola primaria “Giovanni Daneo” hanno deciso di ravvivare le serrande destinate a chiudersi per sempre con i loro messaggi di saluto: decine di biglietti colorati che testimoniano l’affetto per un luogo molto speciale e una grande, invidiabile saggezza…

Se da grande diventassi Sindaco non farei chiudere le librerie
scrive Pietro (8 anni e un punto programmatico da fare invidia a tante forze politiche!); 
i libri “portano felicità” e “sono un mondo speciale”
, ci ricordano Lucia e Alessia;
Ai librai e alle libraie, che non si stanchino mai di vendere sogni: 

è l’appello di Enrica.

A noi ha colpito particolarmente la dichiarazione del piccolo Matteo, così vera da non aver bisogno di alcun commento: “I libri”, cari signori adulti che chiudete le librerie per far posto a tonnellate di plastica, funzionano solo se li leggi.