Questa è la storia

di una zitella di mezza età che perdette la testa, disertò i domestici lari, prese in affitto una casa ammobiliata per passare l’estate fuori città e si trovò coinvolta in uno di quei delitti misteriosi che rendono la stampa e la polizia felici e prosperose.
(…)

Quando ritorno con la mente ai mesi passati a Bellavista, mi stupisco di essere sopravvissuta; del resto, le emozioni passate hanno lasciato il loro segno sul mio fisico. Sono molto incanutita – Lydia me lo ha rammentato proprio ieri, dicendo che qualche briciola di turchinetto sciolta nell’acqua con cui mi lavo i capelli renderebbe la mia chioma argentea, anziché giallastra. Detesto che mi si rammentino certe cose spiacevoli e, naturalmente, le ho risposto per le rime.

-No- ho ribattuto in tono brusco. -Adoperatelo voi il turchinetto! Io non so cosa farmene.

Lydia dice che i suoi nervi “sono andati” dopo quella terribile estate, ma Dio sa se non gliene sono rimasti più del necessario! Quando comincia a girare per la casa con aria lugubre, basta che le minacci di ritornare a Bellavista, perché lo spavento la spinga ad assumere un aspetto quasi allegro… dal che, potete convincervi che la nostra villeggiatura laggiù non fu un grande successo.

Mary Roberts Rinehart, La scala a chiocciola (1908)