Morte in mare aperto

… e altre indagini del giovane Montalbano

Inutile girarci intorno: per chi ama la letteratura poliziesca di qualità l’uscita in libreria di un “nuovo Montalbano” non può non essere una festa.

L’anno appena archiviato, che segna il ventennale della prima indagine del commissario di Vigàta (“La forma dell’acqua”, 1994), ha portato con sé un paio di novità a dir poco golose: un romanzo, “La piramide di fango”, che affonda il dito nella piaga dell’abusivismo edilizio, e la deliziosa raccolta di racconti che mi accingo a commentare. Otto storie ognuna delle quali costituisce, a ben guardare, un romanzo in miniatura sorretto da una compiuta e impeccabile trama gialla.

Protagonista assoluto è un giovane Salvo Montalbano – coglie nel segno Salvatore Silvano Nigro nel definirlo, in quarta di copertina, “aspramente giovane”, “strabordante e pieno di slanci” – che macina inchieste con maigrettiana umanità e una fresca, tenace esuberanza che rappresenta la cifra più bella e significativa degli scritti in parola. Continua a leggere “Morte in mare aperto”

Gialli d’estate

Editore: Einaudi

Una ragazza che sparisce dopo un falò. Una cena all’aperto che potrebbe rivelarsi fatale. Un ladro che firma il proprio colpo con un Sette di cuori. Un uomo ucciso con un coltello per l’arrosto durante il picnic del 4 luglio. E attorno a un nido di vespe l’indagine perfetta, quella che non ha bisogno di spargimento di sangue per arrivare a una soluzione.

Undici maestri del mistero portano alla luce del sole ciò che di solito rimane avvolto nell’ombra.

Undici racconti per un’estate che si tinge di giallo.

*

  • Agatha Christie, Nido di vespe
  • Arthur Conan Doyle, L’avventura della scatola di cartone
  • Ellery Queen, L’avventura dell’angelo caduto
  • Marcello Fois, Dove?
  • Jacques Futrelle, Il problema della rosa rossa
  • Émile Gaboriau, Il vecchietto delle Batignolles
  • Maurice Leblanc, Il Sette di cuori
  • Catherine Louisa Pirkis, Il fantasma di Fountain Lane
  • Edgar Allan Poe, Il mistero di Marie Rogêt
  • Rex Stout, Il picnic del 4 luglio
  • Fred Vargas, Salute e libertà.

La signora Kampf

entrò nello studio chiudendosi la porta alle spalle così bruscamente che tutte le gocce di cristallo del lampadario, mosse dalla corrente d’aria, tintinnarono d’un suono puro e leggero di sonagli.

Ma Antoinette aveva continuato a leggere, china sullo scrittoio tanto da sfiorare la pagina con i capelli.

Irène Némirovsky, Il ballo (1930)

Novella degli scacchi, di Stefan Zweig

Fra i due si instaurò di colpo un rapporto diverso; una pericolosa tensione, un odio appassionato. Ormai non erano piú due persone che volevano mettere alla prova la propria perizia nel gioco, erano due nemici che avevano giurato di distruggersi a vicenda.

Chi è lo sconosciuto in grado di tenere testa al grande Czentovič, il campione del mondo di scacchi? Dice il vero, quando sostiene di non giocare da piú di venti anni? Quale mistero nasconde in realtà quest’enigmatico giocatore?

Scritto pochi mesi prima che Zweig si suicidasse nella città brasiliana di Petrópolis, Novella degli scacchi è una inquietante favola, «un piccolo contributo … a questa nostra epoca cosí grande e soave».

Racconto bellissimo. Molto, molto, molto consigliato.

Le avventure di Sherlock Holmes

Il 31 ottobre 1892 uscivano in volume “Le avventure di Sherlock Holmes”: dodici straordinari racconti originariamente pubblicati sullo Strand Magazine.

Qualche titolo? “Uno scandalo in Boemia” (il Re di Boemia deve recuperare al più presto una foto compromettente che lo ritrae insieme a una donna – la donna, per dirla con Sherlock Holmes – incantevole quanto pericolosa: avete mai sentito parlare di Irene Adler?) , “La Lega dei Capelli Rossi”, “Il mistero di Boscombe Valley”, “I cinque semi d’arancio”, “L’avventura della fascia maculata”.

Non consigliati…

… CONSIGLIATISSIMI!

Le Horla

8 maggio. – Che stupenda giornata! Ho trascorso l’intera mattina disteso sull’erba, davanti alla mia casa, sotto l’enorme platano che la protegge e la ricopre completamente con la sua ombra. Amo questo paese e amo viverci perché qui ho le mie radici, queste profonde e delicate radici, che legano un uomo alla terra in cui sono nati e morti i suoi antenati, che lo legano a quel che si pensa e a quel che si mangia, ai costumi come ai nutrimenti, ai modi di dire locali, alla cadenza dialettale dei contadini, agli odori del suolo, dei villaggi e dell’aria stessa. 

Amo la casa in cui sono cresciuto. Dalle mie finestre vedo la Senna che scivola, lungo il mio giardino, dietro la strada, e pare quasi entrare dentro la mia casa, la grande e larga Senna che va da Rouen a Le Havre, coperta di battelli che passano.
A sinistra, laggiù, Rouen, l’ampia città dai tetti azzurri, sotto una quantità di appuntiti campanili gotici. Sono innumerevoli, fragili o massicci, dominati dalla guglia di bronzo della cattedrale, e pieni di campane che suonano nell’aria azzurra delle belle mattine, scagliando fino a me il loro dolce e lontano brontolio di ferro, il loro canto di bronzo che la brezza mi porge, tanto più forte o fievole secondo che si risvegli o si assopisca.
Come era bella la mattina!
Verso le undici, un lungo convoglio di battelli, trainati da un rimorchiatore, grosso come una mosca e che rantolava di fatica vomitando un fumo denso, sfilò davanti alla mia inferriata.
Dopo due golette inglesi, il cui stendardo rosso ondeggiava contro il cielo, veniva un superbo tre alberi brasiliano, tutto bianco, mirabilmente lustro e sfavillante. Lo salutai, non so perché, tanto mi fece piacere vederlo.

12 maggio. – Ho un po’ di febbre da qualche giorno; mi sento sofferente, o piuttosto mi sento triste.
Da dove provengono quegli influssi misteriosi che cambiano in scoramento il nostro buonumore e la nostra serenità in angoscia? Si direbbe che l’aria, l’aria invisibile, sia piena di inconoscibili Forze, di cui subiamo la misteriosa vicinanza. Mi sveglio pieno di allegria, con la voglia di cantare nella gola. – Perché? – Scendo lungo la riva del fiume e subito, dopo una breve passeggiata, rientro desolato, come se qualche disgrazia mi aspettasse a casa.
Perché? – È forse un brivido di freddo che, sfiorando la mia pelle, ha scosso i miei nervi e rabbuiato la mia anima? È forse la forma delle nuvole, o il colore del giorno, il colore delle cose, così mutevole, che, attraversando i miei occhi ha sconvolto il mio pensiero? Chissà, tutto quello che ci avvolge, quello che vediamo senza guardarlo, quello che sfioriamo senza riconoscerlo, quello che tocchiamo senza percepirlo, tutto quello in cui c’imbattiamo senza distinguerlo ha su di noi, sui nostri organi e, attraverso di loro, sulle nostre idee, sul nostro stesso cuore, effetti rapidi, sorprendenti e inesplicabili.
Com’è profondo il mistero dell’Invisibile! Non possiamo sondarlo con i nostri sensi miserevoli, con i nostri occhi che non sanno scorgere né il troppo piccolo, né il troppo grande, né il troppo vicino, né il troppo lontano, né gli abitatori di una stella né quelli di una goccia d’acqua… con le nostre orecchie che ci ingannano, perché ci trasmettono le vibrazioni dell’aria come note sonore. Sono delle fate che fanno il miracolo di cambiare in rumore il movimento e mediante questa metamorfosi danno origine alla musica, che trasforma in canto l’agitazione muta della natura… col nostro odorato, più debole di quello del cane… con il nostro gusto, che può a mala pena distinguere l’età di un vino! 
Ah! Se avessimo altri organi che realizzassero in nostro favore altri miracoli, quante cose nuove potremmo scoprire intorno a noi!

16 maggio. – Sono proprio malato! Eppure stavo così bene il mese scorso! Ho la febbre, una febbre atroce, o piuttosto un’agitazione febbrile che rende la mia anima sofferente come il mio corpo! Ho continuamente la sensazione spaventosa di un pericolo incombente, il timore di una disgrazia che viene o della morte che si avvicina, il presentimento che è senza dubbio l’attacco di un male ancora sconosciuto, che germina nel sangue e nella carne.


18 maggio. – Ho appena consultato un medico, perché non potevo più dormire. Mi ha trovato il polso rapido, le pupille dilatate, i nervi eccitati, ma senza alcun sintomo allarmante. Devo assoggettarmi a fare delle docce e bere bromuro di potassio.

25 maggio. – Nessun cambiamento! Il mio stato, veramente, è bizzarro. Man mano che si avvicina la sera, un’inquietudine incomprensibile mi pervade, come se la notte nascondesse per me una minaccia terribile. Mangio presto, poi cerco di leggere; ma non riesco a comprendere le parole; distinguo appena le lettere. Mi metto allora a passeggiare nel mio salone in lungo e in largo, sotto l’oppressione di una paura confusa e irresistibile, la paura del sonno e la paura del letto.
Verso le dieci salgo nella mia camera. Appena entrato, do due mandate di chiave e metto il chiavistello; di che cosa ho paura?… Non temevo niente fino ad ora… Apro gli armadi, guardo sotto il letto; ascolto… ascolto… che cosa? È strano che un semplice malessere, forse un disturbo circolatorio, l’irritazione di una terminazione nervosa, un po’ di congestione, una minuscola alterazione nel funzionamento così imperfetto e delicato della nostra macchina vivente possa trasformare il più allegro degli uomini in un malinconico e il più ardimentoso in un codardo? Poi, mi corico, e attendo il sonno come se attendessi il boia. Lo aspetto con il terrore della sua venuta, e il mio cuore batte, le mie gambe fremono; e tutto il mio corpo sussulta nel caldo delle lenzuola, fino a che non cado di colpo nel sonno, come ci si getta per annegarvisi in un pozzo di acqua stagnante. Io non lo sento arrivare, come un tempo, questo sonno perfido, nascosto accanto a me, che mi spia, che sta per afferrarmi la testa, per chiudermi gli occhi, per annientarmi.
Così dormo, per molto tempo, due o tre ore, poi un sogno, anzi un incubo, mi stringe. Mi rendo conto di essere a letto e di dormire… lo sento e ne sono consapevole… ma sento anche che qualcuno mi si avvicina, mi guarda, mi tocca, sale sul mio letto, s’inginocchia sul mio petto, mi prende il collo tra le mani e stringe… stringe… con tutta la sua forza per strangolarmi.
Io mi dibatto, legato da quell’atroce impotenza che ci paralizza nei sogni; vorrei gridare, – non posso; vorrei muovermi, – non posso farlo; – e cerco, con degli sforzi spaventosi, ansimando, di girarmi, di respingere quest’essere che mi opprime e che mi soffoca, ma non posso farlo!
E improvvisamente mi sveglio, sconvolto, coperto di sudore. Accendo una candela: sono solo. Dopo questa crisi, che si ripete ogni notte, dormo infine, tranquillamente, fino all’aurora.

2 giugno – Il mio stato si è ancora aggravato. Che ho dunque? Il bromuro non fa effetto; le docce nemmeno. Nel pomeriggio, per affaticare il mio corpo, già così stanco, sono andato a fare un giro nella foresta di Roumare. Ho creduto dapprima che l’aria fresca, leggera e dolce, piena di odore d’erba e di foglie, mi riversasse nelle vene sangue nuovo, nel cuore un’energia nuova. Presi un grande sentiero di caccia, poi girai verso La Bouille, per un viale stretto, tra due schiere di alberi smisuratamente alti che interponevano un tetto verde, spesso, quasi nero, tra il cielo e me.
Un brivido mi colse immediatamente, non un brivido di freddo, ma uno strano brivido d’angoscia.
Affrettai il passo, inquieto per essere solo in quel bosco, impaurito senza ragione, stupidamente, dalla profonda solitudine. Di colpo, mi parve di essere seguito, che qualcuno mi tallonasse, così vicino da toccarmi.

Continua a leggere “Le Horla”

Dieci sfumature di giallo

Newton Compton Editori
I Mammut n. 36

L’intreccio del racconto, la trama avvincente, i colpi di scena che si susseguono, la suspense che avvince il lettore fino all’ultima pagina: sono questi gli ingredienti di un buon giallo, e ben pochi scrittori hanno saputo padroneggiarli con la stessa abilità e sapienza di Edgar Wallace. Questo volume raccoglie la produzione migliore del grande autore inglese: dieci casi appassionanti, dieci crimini intricati, dieci matasse da sbrogliare in cui Wallace, con inventiva sempre nuova, costruisce altrettante situazioni criminose diversissime. Una sfida sempre nuova per il lettore, che potrà affinare e misurare il proprio acume investigativo, potrà nutrire e saziare il proprio desiderio del brivido nelle pagine dello scrittore che più di ogni altro ha fatto del poliziesco un genere ormai classico.

I racconti:

 
  • L’enigma della candela ritorta (The Clue of the Twisted Candle, 1918)
  • La valle degli spiriti (The Valley of Ghosts, 1922)
  • Il Cerchio Scarlatto (The Crimson Circle, 1922)
  • L’enigma dello spillo (The Clue of the New Pin, 1923)
  • Il mistero delle Tre Querce (The Three Oak Mystery, 1924)
  • La porta dalle sette chiavi (The Door with Seven Locks, 1926)
  • Lo smeraldo maledetto (The Square Emerald, 1926)
  • La porta del traditore (The Traitor’s Gate, 1927)
  • L’orma gigante (Big-Foot, 1927)
  • Il laccio rosso (The Frightened Lady, 1932)

Oggi in libreria

Gli uccelli

Mai giudicare un libro dal film che ne è stato tratto, ammoniva J.W. Egan: un ottimo consiglio (nove volte su dieci, ammettiamolo, la visione del film ci strappa di bocca il classico “certo che il libro è un’altra cosa”, e tanto peggio per chi, non resistendo al fascino delle immagini, finisce per guastarsi la lettura)… che ci prendiamo il lusso di non seguire! Perché può capitare che una trasposizione cinematografica non soltanto regga il confronto ma finanche superi in qualità ed eleganza la sua pur pregevole fonte letteraria. 

E’ il caso di The Birds, capolavoro hitchcockiano ispirato all’omonimo racconto della scrittrice britannica Daphne Du MaurierContinua a leggere “Gli uccelli”

… ecco la posizione dei pezzi sulla scacchiera:

la dama – alludo a Madame Hsin – lascia intravedere i suoi occhi a mandorla e il suo delizioso profilo, nella confusione multicolore del Drago che si stordisce, verso le undici di sera. Dalle undici a mezzanotte ricevette nella sua abitazione un cliente che rimane in incognito. Le coeur a des raisons… Quanto all’instabile Fang She, la polizia dichiara che prima delle undici prese posto nel celebre “salone lungo” o “salone dei milionari” dell’Hotel El Nuevo Imparcial, indesiderabile covo della nostra periferia, del quale né lei né io, caro confrère, abbiamo la più vaga idea. Il 15 ottobre si imbarcò sul vapore Yellow Fish, diretto verso il mistero e il fascino dell’Oriente. Fu arrestato a Montevideo e adesso vegeta oscuramente in calle Moreno, a disposizione delle autorità. E Tai An? si chiederanno gli scettici. Sordo alla frivola curiosità della polizia, chiuso ermeticamente nel tipico feretro dai colori vivaci, rema senza sosta nella placida stiva della Yellow Fish, diretto, nel suo viaggio eterno, verso la Cina millenaria e cerimoniosa.

Jorge Luis Borges, Adolfo Bioy Casares: Sei problemi per don Isidro Parodi (1942)

Sei problemi per don Isidro Parodi

(…) H. Bustos Domecq è, costantemente, un attento servitore del suo pubblico. Nei suoi racconti non ci sono piani da dimenticare o orari da confondere. Ci risparmia ogni intoppo intermedio. Nuovo germoglio della tradizione di Edgar Poe, il patetico, del principesco M.P. Shiel e della baronessa Orczy, si attiene ai momenti cruciali dei suoi problemi: l’esposizione enigmatica e la soluzione illuminante. Semplici burattinai mossi dalla curiosità, quando non pressati dalla polizia, i personaggi accorrono in pittoresca schiera alla cella 273, ormai proverbiale. Durante la prima consultazione espongono il mistero che li affligge; nel corso della seconda, ascoltano la soluzione che lascia di stucco tutti, bambini e anziani. L’autore, mediante un artificio non meno sintetico che artistico, semplifica la prismatica realtà e accumula tutti gli allori del caso solo sulla fronte di Parodi. Il lettore meno accorto sorride: indovina l’omissione opportuna di qualche tedioso interrogatorio e l’omissione involontaria di più di un indizio geniale, fornito da un signore sui cui segni particolari risulterebbe indelicato insistere…

(…) Nella movimentata cronaca dell’indagine poliziesca, a Don Isidro va l’onore di essere il primo detective detenuto. Il critico dal celebre intuito può rilevare, tuttavia, più di un accostamento suggestivo. Senza uscire dal suo studio notturno del Faubourg St. Germain, il Cavaliere Augusto Dupin cattura l’inquietante scimmia che è all’origine delle tragedie della Rue Morgue; il principe Zaleski, dal suo ritiro (rifugio) nel remoto palazzo dove si confondono sontuosamente la gemma con il carillon, le anfore con il sarcofago, l’idolo con il toro alato, risolve gli enigmi di Londra; Max Carrados, not least, reca ovunque con sé la prigione portatile della cecità… Questi investigatori statici, questi curiosi voyageurs autour de la chambre, precorrono, se pure parzialmente, il nostro Parodi: figura forse inevitabile nello sviluppo della letteratura poliziesca…

Gervasio Montenegro, dell’Academia Argentina de Letras: Parola Preliminare.

*

Fatevi un regalo e leggete al più presto questa geniale, divertente, dissacrante raccolta di racconti recentemente pubblicata da Adelphi (casa editrice per la quale non nasconderemo di certo il nostro penchant, se vogliamo utilizzare un’espressione cara a don Gervasio!):

 

Obeso, la testa rasata e gli occhi saggi, don Isidro Parodi prepara, lento ed efficiente, il mate: e intanto invita la pittoresca schiera dei suoi clienti a esporgli con chiarezza i misteri che li affliggono e che lui invariabilmente risolverà lasciandoli di stucco. Enigmi labirintici e inestricabili, di fronte ai quali qualsiasi altro investigatore avrebbe l’accortezza di battere in ritirata: come il caso del talismano di giada trafugato dal tempio della Fata del Terribile Risveglio nello Yunnan e approdato a Buenos Aires, dove gli danno la caccia il mago Tai An, la conturbante Madame Hsin e altri non meno improbabili personaggi. Ma a questo punto è forse il caso di precisare un dettaglio piuttosto rilevante: i colloqui hanno luogo nella cella 273 del Penitenziario Nazionale, dove il geniale e imperturbabile detective sta (ingiustamente) scontando ventun anni per omicidio. Come se non bastasse, a raccontarci le sue fantasmagoriche e sedentarie avventure è il dottor Honorio Bustos Domecq, torrenziale poligrafo clamorosamente inesistente. A muoverne la penna è infatti la beffarda, spumeggiante complicità dei sodali Borges e Bioy Casares, fautrice di parecchi e deplorevoli misfatti letterari, di cui – già lo sappiamo – non potremo più fare a meno.

Un’estate in giallo

Sette autori, sette storie, sette casi da risolvere

Editore: Newton Compton

Sotto il caldo sole d’estate può accadere di tutto. È possibile ritrovarsi legati a un letto in un albergo di lusso di Shanghai in compagnia di un cliente dai gusti molto particolari, o essere trasportati nell’Italia del Settecento, per prendere parte alle indagini sulla misteriosa morte di un talentuoso violinista. Può persino capitare di approdare in un futuro non molto lontano, e scoprire un mondo violento in cui sopravvivere significa accettare di perdere la propria innocenza. Una pacifica vacanza per mare può trasformarsi in una crociera con delitto e un tranquillo weekend con gli amici al fresco di un rifugio di montagna può diventare un incubo. E se quest’anno avete deciso di non partire per godervi la pace delle città semideserte, non sentitevi al sicuro: potreste essere chiamati a far luce su un triplice omicidio all’ombra della Madonnina oppure essere coinvolti in una caccia al serial killer per le assolate e torride strade di Napoli… Casi di cronaca, indagini serrate, commissari all’opera per ricostruire disegni criminosi, vittime in fuga per aver salva la vita.

  • Quando da piccolo picchiavo i canidi Francesca Bertuzzi
  • Giochi d’estatedi Diana Lama
  • A mezzanotte sul ponte scialuppe, di Giulio Leoni
  • Rugginedi Massimo Lugli
  • Weekend maledetto, di Silvia Montemurro
  • Il killer di piazzale Dateodi Paolo Roversi
  • L’enigma del violino, di Marcello Simoni

Ferragosto in giallo

Camilleri, Costa, Giménez-Bartlett, Malvaldi, Manzini, Recami

Editore: Sellerio

“La vita andava avanti lo stesso, spietata e inutile come quei giorni di agosto”. C’è un morto sulla spiaggia con una siringa in vena: Montalbano, con Livia a Vigàta per il Ferragosto, sospetta una montatura, scopre il colpevole ma viene scavalcato. Un milionario russo è stato assassinato nel resort non lontano dal BarLume: il Barrista e i Vecchietti cercano la donna. Una rapina in banca finisce quasi in una strage: il vicequestore Rocco Schiavone gioca un po’ sporco, come al solito. Nel cuore afoso delle ore piccole, una splendida fuggitiva irrompe nella Casa di ringhiera: tutto in una notte per il vecchio De Angelis con la sua auto feticcio e, dietro, il corredo di equivoci sarcastici da ballatoio. Un attentato nel ricco mondo dell’industria vinicola siciliana: Baiamonte, steso sulla sdraio, indaga per noia. Una pistola da collezione ha ucciso la moglie del commissario Carreras e ogni indizio accusa il marito: Petra Delicado e Fermin Garzón scommettono sul vero amore. Da Salvo Montalbano a Petra Delicado, gli investigatori degli autori presenti in questa raccolta hanno poderose personalità, tanto da riempire ampiamente lo spazio dei loro casi, non meno di quanto lo facciano gli intrecci in cui capitano. Da questa osservazione nasce l’idea di misurarne, appunto, la personalità, impegnandoli alla prova di occasioni speciali, di feste comandate e di giornate in cui di solito tutti vorrebbero liberarsi dei ruoli ufficiali.

Da oggi in libreria

Buonasera, avvocato

– un racconto di Simona Tassara

La camicia è sul letto, bianca, arruffata. Come una macchia. Caterina sistema la sacca nuova sul piano più alto dell’armadio e respira a fondo la stanza: è satura, gonfia, incensata di fresco. Sfiora il colletto e le maniche con la prudenza di un cesellatore, attenta a non gualcire; poi corre all’armadio e setaccia il reticolo delle stampelle. Non ha fretta, sa di trovarne una libera. Lo sforzo più grande è non agguantare il telefono, anche se è lì, in bella vista, sul comodino.

Si avvicina alla finestra e annusa il vento di fuori: è buono, nebbioso. Si sente felice, per un momento, come sgravata di tutto. Potrebbe perfino ignorare la consistenza del cotone sugli avambracci, il fremito elettrico che la percorre.
Stava per farla grossa, stavolta, non c’erano santi.
L’ultima goccia l’aveva scagliata lontano, a meno di un soffio dalla camicia. Non è da escludersi, pensa, l’infiorescenza di una capocchia vermiglia, di un filo di ruggine tra quelle rughe di latte.
Far più attenzione, annota a margine dei suoi pensieri.
La cravatta di seta, avanti ogni cosa. Quindi il vestito, sulla stampella più grande. E infine la camicia, con le iniziali ricamate. Riporli in fretta e mai e poi mai abbandonarli sul letto: il sangue si aggrappa ai tessuti come il ghiaccio alle pareti della lingua, e non basta l’oceano a lavarlo via.
Solleva il telefono ma il gesto è dubbioso, esitante. Quest’oggi, per la prima volta, come se un grano di polvere avesse mandato in malora il meccanismo.
La vecchia borsa fa capolino da sotto l’armadio; quando l’abbranca per le maniglie si accorge di non aver sistemato la camicia, dopotutto.
Facciamo un po’ d’ordine, dice a se stessa.
 
Comincia dalle gambe, naturalmente, le più difficili da ripiegare.
Quindi le braccia, l’addome. Tutto si tiene, s’incastra: il polso destro, incuneato fra le ogive del piede, sta comodo comodo.
Infine la testa. Indossa ancora il sorriso dolce e paterno che le ha fatto quasi mancare le forze, scompaginato le idee.
Si sforza di non pensare a quel che sarebbe accaduto se la camicia si fosse insozzata, se lo zampillo avesse mancato il lenzuolo.
E dire che la procedura è chiara quanto lo scoppio di una supernova, non le ha mai suscitato il minimo dubbio. Lo stordimento, anzitutto. A volte è sufficiente un bagno d’acqua e ti sembra di stringere fra le mani un pettirosso, ricorda con una punta d’orgoglio. Narcosi, scottatura, sezionamento: è questa la procedura e Caterina la manda a memoria come le hanno insegnato a scuola, come si fa per appiccicarsi addosso passeri solitari e cavalle storne.
Una sequenza così elementare, vivaddio, la imparerà.
Eppure quegli occhi, l’abisso di innocenza che le è sembrato di cogliervi… ha commesso un errore, forse? Le comandava pietà quel suo bel grugno docile, indifeso? Ne ha conosciuti di peggiori, in fondo: boriosi, arroganti, traboccanti di sé. In lui, per contro, vi era un’impronta di umanità, un velo finissimo di simpatia.
Il fascio dei nervi torna a mangiarle la schiena: è freddo e convulso, la intorpidisce.
Chiude le palpebre e respira a fondo.
Son tutti uguali, giudica infine, con l’abituale lucidità. Tutti un ossequio, una riverenza, una girandola di cerimonie. Compresi nel sacrificio di nascondere i loro pensieri autentici, gli accenti ammollati nell’involontaria parodia del professionista che fa quel che vuole, lui, che è padrone del proprio destino. Osservalo, infatti: misura la marcia a suo piacimento, che fretta c’è? E quando avrà voglia, se mai ne avrà voglia, s’inerpicherà nel suo studio
(– L’esse maiuscola, Caterina, quante volte me lo fa ripetere? –)
, il suo piccolo regno.
E sarà tutto un buonasera dottore, grazie dottore, mi scusi dottore, non lo gradisce un caffè? Guarda la fronte regale, distesa, guarda la commiserazione del tuo viso annodato, scolpito, confezionato ad arte
Ma Caterina lo sa che la recita, come lo specchio, ha due facce; sa, o quantomeno intuisce, che un loden costoso è buono soltanto a ingentilire le fattezze dei servi. Come un sudario magnificente che lista a lutto prima del tempo.
Guarda lo specchio e si legge in mezzo alle guance un sorridere misto alla pena. Esamina quindi il borsone ai piedi del letto: il grugno perenne di Lui la osserva a sua volta fra i denti della cerniera. Presto lo avvolgerà con le bande stracciate delle vecchie lenzuola, gli dirà addio.
La scure e i coltelli la osservano dal bordo della vasca: il suo prezioso esercito color dell’argento.
Accosta il tacco alla borsa e la spinge a calci fin contro la porta. Tra qualche tempo la sacca nuova troverà spazio sotto l’armadio.
Assicura le maniglie con del nastro da pacchi e solleva il macigno ripetutamente, su e giù, per valutarne il peso e la consistenza. Nessun problema, pensa, lo getterà sul montavivande. Respira con forza prima di chiudere la finestra in un ta-trac!, come per prepararsi a un’apnea infinita.
Eccolo qui, riflette, il senso puro della rinascita. Come ha potuto vacillare, quel giorno, sentirsi indegna di giudicare?
Tutto è in bell’ordine, adesso.
Prende il telefono e compone il numero con una pazienza che le pare inestinguibile, l’unghia che scivola come un guanto sulla tastiera.
– Buonasera, avvocato sente parlare la propria voce.
– Chiamo per l’annuncio, il posto di segretaria. CERCASI SEGRETARIA, bla bla bla. Sarebbe disponibile, mi domandavo, a fissare un colloquio?
*
Racconto vincitore del 1° Contest Letterario bandito dalla Rivista culturale Tracce nel tempo:
Rullo di tamburi…
Venghino, venghino siore e siori alla magnifica premiazione del primo contest di Tracce nel Tempo…
(…) avrei messo anche la banda, gli elefanti i pagliacci e i trapezisti, ma non riuscivo a inserirli nel testo, quindi… tutti seri ed è consigliato l’abito da sera per la lettura!

Tracce nel Tempo n. 3

… a pagina 74 un’intervista all’autrice a cura di Mirko Giacchetti!

Racconti neri

Riascoltiamo insieme i Racconti neri di Giancarlo Giannini?

Quattordici puntate (trasmesse a partire dal 2 febbraio 2006 su Fox Crime), quattordici STRAORDINARIE interpretazioni del più grande attore italiano – ebbene sì, ci prendiamo la responsabilità di affermarlo! – che vi lasceranno letteralmente senza fiato…

Il misterioso signor Quin

La quantità della mia produzione negli anni che vanno dal 1929 al 1932 – scrive Agatha Christie nella sua autobiografia – è di tutto rispetto; oltre ai romanzi, infatti, ho pubblicato due raccolte di racconti, in una delle quali compariva il personaggio del signor Quin (l’altra, Partners in Crime, è una divertente serie di racconti ispirata ai più famosi investigatori dell’epoca, n.d.R.). Questi racconti erano quelli che preferivo; non li scrivevo spesso, anzi, tra l’uno e l’altro passavano anche tre o quattro mesi, se non di più. Le riviste li volevano e anche a me piacevano, ma rifiutai qualsiasi offerta a scriverne una serie. Volevo scriverli solo quando andava a me.

Il personaggio del signor Quin rientrava nello stesso filone delle mie poesie giovanili su Arlecchino e Colombina. La sua presenza in una storia aveva unicamente una funzione catalizzatrice e influenzava le azioni degli altri personaggi. Da un piccolo fatto, da una frase irrilevante, si intuiva la sua vera natura; una figura d’uomo che si stagliava nella luce variopinta di una finestra, un essere che appariva o spariva improvvisamente. Il signor Quin arrivava a difendere l’amore, dove era già stata la morte. Anche il signor Satterthwaite, che era in un certo senso il suo emissario, diventò uno dei miei personaggi preferiti.

Il misterioso signor Quin (The Mysterious Mr Quin, 1930) comprende dodici racconti che costituiscono un vero e proprio unicum nella produzione della Regina del Giallo: dodici misteri particolarissimi risolti grazie dall’intervento quasi metafisico di Harley Quin, affascinante e inafferrabile “investigatore dell’amore”.

Il signor Quin compare altresì nel racconto Il servizio da tè arlecchino (The Harlequin Tea Set), pubblicato per la prima volta nel 1971 in Winter’s Crimes (MacMillan, 1971) e successivamente inserito nelle raccolte Problem at Pollensa Bay and Other Stories e The Harlequin Tea Set and Other Stories. 

Hercule Poirot indaga

Raccolta di racconti pubblicata nel 1924 (titolo originale: Poirot Investigates).

Undici bellissime storie che vi terranno col fiato sospeso…

… leggere per credere!

*** DA NON PERDERE

Uno studio in Sherlock

E’ con cuore pesante che prendo la penna per scrivere queste parole, le ultime con le quali avrò mai più occasione di ricordare al mondo le straordinarie capacità che il mio amico Sherlock Holmes possedeva.
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Comincia così, con questa sconcertante rivelazione del dottor Watson, L’ultima avventura (titolo originale: The Final Problem), racconto pubblicato sullo Strand Magazine nel dicembre del 1893 e successivamente inserito nelle ormai celeberrime Memorie di Sherlock Holmes (1894).

Si tratta, sotto molti aspetti, di una raccolta memorabile, e il gioco di parole è d’obbligo: essa consegna infatti al lettore un ritratto insolito, e di conseguenza particolarmente prezioso, del detective più famoso di tutti i tempi. Ne Il mistero della Gloria Scott Il rituale dei Musgrave, un giovane e timido Sherlock Holmes muove i primi passi nel mondo dell’investigazione al servizio di due compagni di scuola. In altri racconti (si veda, ad esempio, La faccia gialla), il nostro eroe appare in una forma tutt’altro che smagliante: tituba, latita e commette perfino qualche errore – veniale, ben inteso, affinché la verità trionfi come in ogni giallo deduttivo che si rispetti. Nelle Memorie, insomma, Holmes si scrolla di dosso un po’ di quell’aura di saccente intangibilità che lo avvolge da Uno studio in rosso (1887) in avanti. Ne L’interprete greco veniamo inoltre a conoscenza di un legame di cui non si trova traccia negli scritti che precedono la raccolta in esame: Sherlock ha un fratello maggiore, l’indolente e intelligentissimo Mycroft. Ha il sapore di una beffa, questa fratellanza tardiva, soprattutto ove si consideri che, nelle intenzioni originarie di Sir Conan Doyle, le Memorie costituiscono il canto del cigno dell’amata-odiata creatura.

A collocare definitivamente la silloge di cui si tratta nell’olimpo della letteratura poliziesca è tuttavia la presenza de L’ultima avventura, classico imperdibile e vero e proprio unicum nell’universo holmesiano. La vicenda è lineare: il pomeriggio del 24 aprile 1891 uno Sherlock Holmes “ancor più pallido e magro del solito” e in uno stato di profonda alterazione nervosa si materializza nell’ambulatorio del dottor Watson dopo un misterioso soggiorno in Francia. E’ scampato a ben tre attentati, quel giorno: il mandante è il geniale professor Moriarty, “il Napoleone del crimine” che “se ne sta immobile come un ragno al centro della sua tela” ed è responsabile di quasi tutte le imprese malvagie che affliggono la città; “se vi è un crimine da compiere, un documento da rubare, poniamo, una casa da svaligiare, una persona da eliminare – si passa parola al professore, e l’impresa viene organizzata e portata a termine”. Talvolta gli esecutori materiali vengono catturati e arrestati; ma lui, il diabolico deus ex machina, non viene mai neppure sfiorato dai sospetti. I tempi stanno per cambiare, tuttavia: Sherlock Holmes ha finalmente raccolto tutte le prove che occorrono per consegnarlo alla giustizia: entro tre giorni la rete si stringerà intorno al professor Moriarty e alla sua organizzazione… Continua a leggere “Uno studio in Sherlock”