Sherlock Holmes,

che generalmente scendeva molto tardi al mattino tranne che nelle non rare occasioni in cui rimaneva alzato tutta la notte, era già seduto al tavolo della colazione. Mi fermai sul tappeto accanto al caminetto a raccogliere il bastone dimenticato la sera prima dal nostro visitatore. Era un bel bastone col pomo rotondo, del tipo comunemente chiamato «Malacca». Proprio sotto l’impugnatura c’era una larga fascia d’argento con l’iscrizione «A James Mortimer, M.R.C.S. dai suoi amici del C.C.H.» e la data «1884». Era proprio il tipo di bastone adatto a un medico di famiglia vecchio stampo – dignitoso, solido, e rassicurante. Di questo bastone lui andava fiero.

Sir Arthur Conan Doyle, Il mastino dei Baskerville (1902)

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Sherlock Holmes prese il suo flacone

dall’angolo della mensola del caminetto e la sua siringa ipodermica da un elegante astuccio di marocchino.

Con le dita lunghe e nervose infilò l’ago sottile e arrotolò la manica sinistra della camicia.

Per un po’, osservò pensoso l’avambraccio muscoloso e il polso, costellati di innumerevoli segni di punture.

Alla fine, infilò con gesto deciso la siringa, premette il pistone e si abbandonò nella poltrona di velluto con un lungo sospiro di soddisfazione.

Sir Arthur Conan Doyle, Il segno dei quattro (1890)

Le avventure di Sherlock Holmes

Il 31 ottobre 1892 uscivano in volume “Le avventure di Sherlock Holmes”: dodici straordinari racconti originariamente pubblicati sullo Strand Magazine.

Qualche titolo? “Uno scandalo in Boemia” (il Re di Boemia deve recuperare al più presto una foto compromettente che lo ritrae insieme a una donna – la donna, per dirla con Sherlock Holmes – incantevole quanto pericolosa: avete mai sentito parlare di Irene Adler?) , “La Lega dei Capelli Rossi”, “Il mistero di Boscombe Valley”, “I cinque semi d’arancio”, “L’avventura della fascia maculata”.

Non consigliati…

… CONSIGLIATISSIMI!

Sherlock Magazine Award 2013

Nella giornata dedicata a Sir Arthur Conan Doyle non possiamo non segnalarvi un bel premio letterario ispirato alla figura del leggendario detective scaturito dalla sua penna.

Il premio è bandito dall’Associazione Delos Books e dalla rivista Sherlock Magazine: trovate il regolamento completo a questo linkIl termine per inviare i racconti è fissato al 31 dicembre 2013…

… mancano ancora 223 giorni, mano alle penne!

Buon compleanno, Sir Arthur!

Centocinquantaquattro anni fa, fra le dolci colline della capitale scozzese, nasceva Sir Arthur Conan Doyle (Edimburgo, 22 maggio 1859 – Crowborough, 7 luglio 1930). 

Abbiamo deciso di dedicare al “papà” di Sherlock Holmes e del dottor Watson l’intera giornata e cominciamo col riproporvi uno stralcio del nostro articolo dedicato al delicato, talvolta burrascoso rapporto che intercorre tra un autore e i suoi personaggi, con particolare riferimento ai personaggi seriali: Continua a leggere “Buon compleanno, Sir Arthur!”

Nella stanza c’era un unico studente,

chino su un tavolo lontano, assorto nel suo lavoro. Al suono dei nostri passi si guardò intorno e saltò in piedi con un grido di gioia. “L’ho trovato! L’ho trovato!”, urlò al mio amico, precipitandosi verso di noi con una provetta in mano. “Ho trovato un reagente che precipita esclusivamente con l’emoglobina”. Se avesse scoperto una miniera d’oro non avrebbe potuto apparire più felice e radioso.

“Il dottor Watson, il signor Sherlock Holmes”, ci presentò Stamford.

Sherlock Magazine Award

Segnaliamo un bel premio letterario per racconti inediti ispirato alla figura del detective nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle: lo Sherlock Magazine Award. Il premio è bandito dall’Associazione Delos Books e dalla rivista Sherlock Magazine, e il termine per inviare i racconti è fissato al 31 dicembre 2012…

… insomma, avete tutto il tempo per elaborare una storia coi fiocchi!

Buona fortuna!

Un messaggio dagli spiriti

-Non vorrai dire che Trevelyan è morto?-
Un colpetto molto secco. -Sì-
Qualcuno si lasciò sfuggire un’esclamazione. Ci fu un lieve movimento tutt’intorno al tavolino. La voce di Ronnie, mentre riprendeva le sue domande, adesso era venata da una sfumatura differente… un accento inquieto e impaurito.
-Vuoi dire… che il capitano Trevelyan è morto?-
-Sì-
Ci fu una pausa. Come se nessuno sapesse cos’altro domandare o come accettare quella piega inaspettata degli avvenimenti. Poi, durante la pausa, il tavolino ricominciò a ballare. Ritmicamente, con lentezza. Ronnie si mise a pronunciare ad alta voce una lettera dopo l’altra…
-A-S-S-A-S-S-I-N-A-T-O…-

Una seduta spiritica, anche se allestita al semplice scopo di ingannare il tempo nella desolazione della brughiera, può riservare brutte sorprese. E’ ciò che accade a Sittaford House: quello che doveva essere un gioco innocente si trasforma in un terribile incubo…

*

Un messaggio dagli spiriti (titolo originale: The Sittaford Mystery, 1931) è un romanzo avvincente. Come suggerisce Alex Falzon nella sua lunga prefazione intitolata “Agatha Christie e Conan Doyle”, si tratta di una sorta di rilettura in chiave “agathiana” de Il mastino dei Baskerville (1902), capolavoro di Sir Arthur Conan Doyle e pietra miliare della letteratura poliziesca.

Gli ingredienti, del resto, ci sono tutti: Dartmoor e la sua ostile brughiera avvolta nelle nebbie, un pericoloso evaso, i segnali nel buio della notte… Uno dei personaggi, il giornalista Charles Enderby, arriva persino a menzionare Sir Arthur sottolineando la natura “holmesiana” della vicenda che lo vede protagonista.

Un Christie d’annata, insomma. 

Dame Agatha, naturalmente, ci mette del suo, ed ecco che una coltre di neve (Assassinio sull’Orient Express si avvicina a grandi passi!) restringe inesorabilmente la rosa dei possibili colpevoli in un giro di vite mozzafiato…

Un mistero oscuro e intrigante degno della (sola e unica) “Imperatrice del Giallo”.

Apocrifi d’autore

Il personaggio di Sherlock Holmes, si sa, vanta innumerevoli – e talvolta disastrosi – tentativi di imitazione (sfogliate SherlockMagazine e date un’occhiata alla bibliografia dei soli apocrifi pubblicati in Italia!).

a study in terror pb covs

Quando l’apocrifo è d’autore, tuttavia, capita di imbattersi in vere e proprie pietre miliari della letteratura poliziesca: è il caso di Uno studio in nero (titolo originale A Study in Terror, 1966), romanzo che unisce il mito holmesiano al genio raffinatissimo di Ellery Queen.

Tutto ha inizio quando il celebre scrittore-detective riceve un anonimo pacchetto contenente un manoscritto ingiallito redatto da un certo dottor John H. Watson. Ellery è assillato da un contratto editoriale che lo obbliga a consegnare il suo nuovo romanzo il più in fretta possibile, ma la curiosità è più forte degli impegni lavorativi e, facendo i salti mortali, riesce a dedicare un po’ di tempo al manoscritto. Anche perché la storia che racconta rappresenta il sogno di ogni appassionato di mystery: ovvero le peripezie a cui va incontro l’immenso Holmes nel tentativo di dare un nome e un volto a Jack lo Squartatore! 

(dalla quarta di copertina Oscar Mondadori – Narrativa, 1987)

Spetterà proprio a Ellery concludere l’indagine iniziata dal suo illustre predecessore e smascherare una volta per tutte il criminale più famoso della storia.

Pubblicato nel 1966 e ammiccante sin dal titolo al capolavoro di Conan Doyle Uno studio in rosso (A Study in Scarlet – 1887), questo romanzo è un piccolo gioiello imperdibile per tutti gli appassionati del poliziesco d’autore, un raro e affascinante esempio della narrativa storica di Ellery Queen. 

Altro bellissimo apocrifo d’autore è senza alcun dubbio Sherlock Holmes contro Dracula (1978), di John H. Watson (oh sì, proprio lui!) e “a cura di” Loren D. Estleman. Nel 1980 Londra era la città più grande del mondo, ma non grande abbastanza per l’epico scontro tra i due personaggi più popolari della letteratura mondiale:

il principe dei detective e il Signore delle tenebre! 

Una curiosità:

il romanzo è dedicato “con gratitudine a Sir Arthur Conan Doyle, creatore delle storie di Sherlock Holmes, e a Bram Stoker, autore di Dracula, le cui menti fertili hanno dato vita ai due personaggi più longevi della narrativa mondiale“.

Uno studio in Sherlock

E’ con cuore pesante che prendo la penna per scrivere queste parole, le ultime con le quali avrò mai più occasione di ricordare al mondo le straordinarie capacità che il mio amico Sherlock Holmes possedeva.
Holmes_2

Comincia così, con questa sconcertante rivelazione del dottor Watson, L’ultima avventura (titolo originale: The Final Problem), racconto pubblicato sullo Strand Magazine nel dicembre del 1893 e successivamente inserito nelle ormai celeberrime Memorie di Sherlock Holmes (1894).

Si tratta, sotto molti aspetti, di una raccolta memorabile, e il gioco di parole è d’obbligo: essa consegna infatti al lettore un ritratto insolito, e di conseguenza particolarmente prezioso, del detective più famoso di tutti i tempi. Ne Il mistero della Gloria Scott Il rituale dei Musgrave, un giovane e timido Sherlock Holmes muove i primi passi nel mondo dell’investigazione al servizio di due compagni di scuola. In altri racconti (si veda, ad esempio, La faccia gialla), il nostro eroe appare in una forma tutt’altro che smagliante: tituba, latita e commette perfino qualche errore – veniale, ben inteso, affinché la verità trionfi come in ogni giallo deduttivo che si rispetti. Nelle Memorie, insomma, Holmes si scrolla di dosso un po’ di quell’aura di saccente intangibilità che lo avvolge da Uno studio in rosso (1887) in avanti. Ne L’interprete greco veniamo inoltre a conoscenza di un legame di cui non si trova traccia negli scritti che precedono la raccolta in esame: Sherlock ha un fratello maggiore, l’indolente e intelligentissimo Mycroft. Ha il sapore di una beffa, questa fratellanza tardiva, soprattutto ove si consideri che, nelle intenzioni originarie di Sir Conan Doyle, le Memorie costituiscono il canto del cigno dell’amata-odiata creatura.

A collocare definitivamente la silloge di cui si tratta nell’olimpo della letteratura poliziesca è tuttavia la presenza de L’ultima avventura, classico imperdibile e vero e proprio unicum nell’universo holmesiano. La vicenda è lineare: il pomeriggio del 24 aprile 1891 uno Sherlock Holmes “ancor più pallido e magro del solito” e in uno stato di profonda alterazione nervosa si materializza nell’ambulatorio del dottor Watson dopo un misterioso soggiorno in Francia. E’ scampato a ben tre attentati, quel giorno: il mandante è il geniale professor Moriarty, “il Napoleone del crimine” che “se ne sta immobile come un ragno al centro della sua tela” ed è responsabile di quasi tutte le imprese malvagie che affliggono la città; “se vi è un crimine da compiere, un documento da rubare, poniamo, una casa da svaligiare, una persona da eliminare – si passa parola al professore, e l’impresa viene organizzata e portata a termine”. Talvolta gli esecutori materiali vengono catturati e arrestati; ma lui, il diabolico deus ex machina, non viene mai neppure sfiorato dai sospetti. I tempi stanno per cambiare, tuttavia: Sherlock Holmes ha finalmente raccolto tutte le prove che occorrono per consegnarlo alla giustizia: entro tre giorni la rete si stringerà intorno al professor Moriarty e alla sua organizzazione… Continua a leggere “Uno studio in Sherlock”

Ucciderò Sherlock Holmes

E non se ne vogliono andare!lamentava un bel film di Giorgio Capitani del 1988. 

Ha ragione Carlo Lucarelli quando afferma che “la vera vita del personaggio non è come la pensi tu nella tua testa: è come il personaggio vive dentro le parole, dentro la storia”? Dobbiamo credere che nel processo creativo giunga sempre il momento in cui anche il personaggio più malleabile “prende un’altra piega, decide lui quel che farà”? “Arrivi in fondo e ti sei fatto raccontare la storia dal tuo personaggio”, ammette Lucarelli in un’intervista pubblicata sul portale Rai Educational Scrittori per un anno.

Ma è davvero così? Che rapporto intercorre fra un autore e i suoi personaggi? Chi scrive è un dio onnipotente o si perde nell’illusione – del tutto legittima ma anche del tutto errata – di poter comandare le sorti dei propri “figli di carta”?  Continua a leggere “Ucciderò Sherlock Holmes”