Notorious, l’amante perduta

Ingrid Bergman nacque a Stoccolma il 29 agosto di cent’anni fa e il 29 agosto del 1982, sessantasette anni dopo, morì.

Quarta più grande attrice della storia del cinema secondo l’American Film Institute, la Bergman conquistò tre Oscar – come miglior attrice protagonista per il thriller Angoscia (nel 1945) e Anastasia (nel 1957) e come attrice non protagonista per Assassinio sull’Orient Express (ricordate l’ipersensibile missionaria svedese devota a San Cristoforo?) – e il cuore di milioni di cinefili in tutto il mondo.

Interprete cara al Maestro del Brivido – recitò in Io ti salverò (Spellbound, 1945), Notorious, l’amante perduta (Notorious, 1946) e Il peccato di Lady Considine (Under Capricorn, 1949) – la ricordiamo oggi “rivedendo” insieme a voi la pellicola che François Truffaut definì “la quintessenza di Hitchcock”: Continua a leggere “Notorious, l’amante perduta”

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È doloroso che una madre

debba pronunciare parole che condannano il proprio figlio, ma non posso permettere che loro mi credano capace di commettere un assassinio. Ora lo rinchiuderanno come avrei dovuto fare io quando era bambino. È sempre stato cattivo e ora aveva intenzione di dire che ero stata io ad uccidere quelle ragazze e quell’uomo, come se io potessi fare un’altra cosa all’infuori di star seduta immobile e guardar fisso come uno di quei suoi uccellacci impagliati. Loro sanno che io non posso alzare neppure un dito… e non mi muoverò! Me ne starò seduta qui tranquilla, nel caso che loro sospettassero di me. Probabilmente ora mi stanno sorvegliando, ma lasciamoli fare. Farò vedere loro che specie di persona sono. Non scaccerò nemmeno quella mosca. Spero che mi stiano osservando, così vedranno. Vedranno e sapranno. E diranno a tutti: “Ma se lei non farebbe male neppure ad una mosca!”

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A boy’s best friend is his mother. (Norman Bates)

Psycho, di Alfred Hitchcock (1960)

Ha dunque un debole per le bionde?

Quando la gente mi chiede: “Signor Hitchcock, perché le protagoniste dei suoi film son sempre bionde? Ha dunque un debole per le bionde?”. Io rispondo non so, dev’essere un caso. (…) Io il debole non ce l’ho per nessuno, né per le bionde né per le rosse né per le brune, e le donne sexy… Lo sa quali sono le donne più sexy, insomma più legate al sesso? Le nordiche. Si vede che il freddo le scalda. Consideri le inglesi: sembrano tutte maestre di scuola, ma guai al poveretto che se ne trova una in un tassì. Come minimo ne esce spogliato… Continua a leggere “Ha dunque un debole per le bionde?”

Per me un film è finito

al novantanove per cento quando è scritto. A volte preferirei non doverlo girare. Ci si immagina il film, poi tutto comincia ad andare a rotoli. Gli attori ai quali si è pensato non sono liberi, non si può avere un buon cast. Sogno una macchina IBM nella quale inserire la sceneggiatura da una parte e vedere il film dall’altra. Finito e a colori.

Alfred Hitchcock (intervistato da Pierre Billard per “L’Express”)

La donna che visse due volte

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta delle opere letterarie che hanno ispirato i capolavori di Sir Alfred Hitchcock.

E non ci occupiamo di una pellicola qualunque bensì di quello che è stato definito il miglior film di tutti i tempiLa donna che visse due volte (Vertigo, 1958) guida infatti, dall’agosto dello scorso anno, la classifica stilata ogni due lustri dalla rivista cinematografica Sight & Sound. Che si tratti o meno del miglior film di tutti i tempi (classifiche di questo genere – per quanto affascinanti e, nel caso di Sight & Sound, indiscutibilmente autorevoli – lasciano il proverbiale tempo che trovano) siamo di fronte a una delle massime vette del cinema hitchcockiano: un’opera che conserva intatto il proprio fascino da oltre mezzo secolo e che è quasi ingeneroso paragonare al romanzo da cui trae – molto liberamente – origine.

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James Stewart e Kim Novak in una scena del film.

La leggenda vuole che Pierre Boileau e Thomas Narcejac, apprezzata coppia di giallisti francesi autrice del fortunato Les Diaboliques (Celle qui n’était plus), abbiano scritto il noir sentimentale D’entre les morts (Sueurs froids) * a metà degli anni ’50 del secolo scorso confidando in una trasposizione sul grande schermo per mano di Sir Alfred. Quel che è certo, il romanzo affronta tutti i nodi tematici cari al Maestro del Brivido: la vertigine fisica ed emotiva, i sentieri – anch’essi vertiginosi – dell’inconscio, il peccato, il senso di colpa. Ma soprattutto il tema del doppio, che qui beffardamente e genialmente si esaspera in un continuo gioco di specchi e diviene caleidoscopico: Renée che interpreta Madeleine che a sua volta “interpreta” Pauline Lagerlac…

Continua a leggere “La donna che visse due volte”

The Birds: Il grido muto

Ecco una delle scene più belle e inquietanti di The Birds (Gli Uccelli), capolavoro di Sir Alfred Hitchcock del 1963 basato sull’omonimo racconto di Daphne Du Maurier. Lydia Brenner, interpretata da una splendida Jessica Tandy, scopre il cadavere di un suo conoscente orribilmente straziato dagli uccelli. La donna fugge in preda all’orrore e l’inquadratura del suo grido muto ricorda il più celebre dipinto di Edvard Munch…

Il delitto perfetto

Una buona sceneggiatura è tutto.

Se si dovesse poi disporre di un’ottima sceneggiatura – un eccellente testo teatrale, poniamo il caso, firmato da quell’autentico genio della drammaturgia che è stato Frederick Knott – si correrebbe perfino il rischio di mettere in scena il miglior giallo che si sia mai visto sul grande schermo. Certo bisognerebbe cavar fuori dal cilindro una coppia d’attori del calibro di Ray Milland e Grace Kelly, e una regia sapiente, misurata, fedele al testo e al contempo velata di originalità. Pochi – ma indispensabili – ingredienti, in fin dei conti, e Il delitto perfetto è servito.

Dial M for Murder
Robert Cummings (Mark), Ray Milland (Tony) e Grace Kelly (Margot) sul set del film.

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Gli uccelli

Mai giudicare un libro dal film che ne è stato tratto, ammoniva J.W. Egan: un ottimo consiglio (nove volte su dieci, ammettiamolo, la visione del film ci strappa di bocca il classico “certo che il libro è un’altra cosa”, e tanto peggio per chi, non resistendo al fascino delle immagini, finisce per guastarsi la lettura)… che ci prendiamo il lusso di non seguire! Perché può capitare che una trasposizione cinematografica non soltanto regga il confronto ma finanche superi in qualità ed eleganza la sua pur pregevole fonte letteraria. 

E’ il caso di The Birds, capolavoro hitchcockiano ispirato all’omonimo racconto della scrittrice britannica Daphne Du MaurierContinua a leggere “Gli uccelli”

Mezzo secolo e non dimostrarlo

… ma signora, “assalire” è una parola un po’ grossa: gli uccelli non hanno mica l’abitudine di assalire la gente senza motivo.

Esattamente cinquant’anni fa, il 28 marzo del 1963, debuttava nelle sale cinematografiche newyorchesi uno dei più grandi e celebri capolavori del Maestro del Brivido: Gli Uccelli (The Birds).

La pellicola, liberamente tratta dall’omonimo racconto di Daphne Du Maurier (la sceneggiatura porta la prestigiosa firma di Evan Hunter, meglio conosciuto dal grande pubblico con lo pseudonimo di Ed McBain), sarebbe giunta in Italia il 31 ottobre di quello stesso anno.

Protagonista assoluta la modella Tippi Hedren, che lo stesso regista scritturò e trasformò in un’attrice professionista (la ritroveremo l’anno seguente in Marnie, altra pietra miliare del cinema hitchcockiano).

39 Steps to Hitchcock

Psycho

Inauguriamo la rubrica Il club dei 39 – trentanove spunti di riflessione per celebrare Sir Alfred Hitchcock, il solo e unico Maestro del Brivido – con un capolavoro assoluto dell’arte cinematografica: Psycho, film del 1960 basato sull’omonimo romanzo di Robert Bloch.

Siamo lieti di pubblicare (per gentilissima concessione dell’autore) e condividere con voi la pregevole recensione di Aniello Troiano, fondatore e direttore della rivista letteraria Fralerighe:

Psycho – Alfred Hitchcock (1960)

di Aniello Troiano

Psycho è un vero e proprio cult movie, uno di quei film che “devi” vedere, che tutti conoscono, almeno per sentito dire. Un film che non ha bisogno di presentazioni, insomma. Dopo averne sentito parlare fino allo sfinimento, mi sono deciso a vederlo.

Phoenix, Arizona. 

Marion Crane lavora in una società immobiliare e ama un uomo divorziato, Sam Loomis. I due vorrebbero vivere insieme, ma Sam ha problemi economici e per questo è costretto a rimandare sempre la loro convivenza. Marion, pur a malincuore, capisce e sopporta la situazione. Ma quando le vengono affidati 40.000 dollari dal suo direttore, non ci pensa due volte: quei soldi sono l’opportunità della sua vita. Invece di depositarli in banca, si mette in viaggio per raggiungere il suo Sam e realizzare il loro progetto amoroso. Ma il viaggio è lungo, arriva la sera, e Marion deve dormire. Si imbatte nel Bates Motel, una struttura solitaria e deserta gestita dal timido Norman, che vive in una casa vicino al motel con la sua vecchia madre.

Quella sera, Marion riflette su ciò che ha fatto e si pente. Decide di porre fine a quella situazione e di restituire i soldi. L’indomani si metterà in viaggio per tornare a Phoenix. Ma adesso deve dormire. E prima deve fare una doccia… Continua a leggere “Psycho”

Buon compleanno, Mr Hitchcock!

Il 13 agosto 1899 nasceva a Leytonstone (Londra) Sir Alfred Joseph Hitchcock, il maestro del brivido.

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A distanza di ben centotredici anni Uno Studio In Giallo inaugura Il club dei 39: trentanove spunti di riflessione per celebrare i capolavori di un geniale – e amatissimo – artista. 

I 39 scalini (o Il club dei trentanove – titolo originale The 39 Steps) è un film del 1935 basato sull’omonimo romanzo di John Buchan (1915); nel 1999 il British Film Institute ha inserito la pellicola al quarto posto della lista dei migliori cento film britannici del XX secolo.

Il miglior film di tutti i tempi

Il re è morto, evviva il re!

Dopo ben cinquant’anni di “regno” Quarto potere (Citizen Kane, 1941) del grande Orson Welles passa il testimone a La donna che visse due volte (Vertigo, 1958).

Il sondaggio della rivista cinematografica Sight & Sound parla chiaro: il capolavoro di Sir Alfred Hitchcock con James Stewart e Kim Novak è il miglior film di tutti i tempi… o quantomeno lo sarà per i prossimi dieci anni (ogni due lustri, infatti, Sight & Sound rinnova la sua autorevolissima top ten). Voi cosa ne pensate? Siete d’accordo?

James Stewart e Kim Novak sul set di "Vertigo".
James Stewart e Kim Novak sul set di “Vertigo”.

Il film è liberamente tratto dal romanzo D’entre les morts (Sueurs froides) di Pierre Boileau e Thomas Narcejac (1954), inserito nel 2003 nella prestigiosa collana La memoria (Sellerio).