I diabolici

di Pierre Boileau e Thomas Narcejac

Editore italiano: Adelphi

«Una sorta di interminabile attacco di cuore»: così è stato definito I diabolici, che – unanimemente considerato un classico della letteratura noir – non ha perso un grammo del suo torbido fascino: come dimostrano i commenti dei giovani blogger francesi, i quali scoprono stupefatti quanto l’attuale letteratura psicologica francese «à suspense» debba a un libro che ai loro occhi appare «di un’incredibile modernità», dotato di «un intrigo perfetto» e di «una tensione che fino all’ultimo non ti dà un attimo di tregua». Come nei migliori romanzi di Simenon, quello che conta qui è la progressiva perdita, da parte del protagonista, della percezione della realtà, il suo sprofondare sempre più allucinato in una vertigine di angoscia e di terrore in cui i deliri si accavallano ai ricordi d’infan­zia e a un lacerante senso di impotenza.

Nei Diabolici compaiono per la prima volta alcuni dei marchi di fabbrica della sterminata, formidabile produzione di Boileau e Narcejac: lo schema triangolare, l’am­bienta­zio­ne provinciale e piccoloborghese, il motivo del colpevole tormentato dal rimorso e dalla paura, la contiguità fra innocenza e colpa; e soprattutto l’inversione dei ruo­li: in un’autentica spirale di orrore, l’as­sassino si trasforma in una vittima braccata da «colei che non c’è più» – la donna che sa di aver ucciso. Non a caso Francis Lacassin (sceneggiatore di molti Maigret televisivi e grande studioso di Simenon) ha scritto che proprio grazie a Pierre Boileau e Thomas Narcejac «il romanzo poliziesco senza poliziotti è diventato una variante tragica del romanzo tout court».

In libreria

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La donna che visse due volte

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta delle opere letterarie che hanno ispirato i capolavori di Sir Alfred Hitchcock.

E non ci occupiamo di una pellicola qualunque bensì di quello che è stato definito il miglior film di tutti i tempiLa donna che visse due volte (Vertigo, 1958) guida infatti, dall’agosto dello scorso anno, la classifica stilata ogni due lustri dalla rivista cinematografica Sight & Sound. Che si tratti o meno del miglior film di tutti i tempi (classifiche di questo genere – per quanto affascinanti e, nel caso di Sight & Sound, indiscutibilmente autorevoli – lasciano il proverbiale tempo che trovano) siamo di fronte a una delle massime vette del cinema hitchcockiano: un’opera che conserva intatto il proprio fascino da oltre mezzo secolo e che è quasi ingeneroso paragonare al romanzo da cui trae – molto liberamente – origine.

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James Stewart e Kim Novak in una scena del film.

La leggenda vuole che Pierre Boileau e Thomas Narcejac, apprezzata coppia di giallisti francesi autrice del fortunato Les Diaboliques (Celle qui n’était plus), abbiano scritto il noir sentimentale D’entre les morts (Sueurs froids) * a metà degli anni ’50 del secolo scorso confidando in una trasposizione sul grande schermo per mano di Sir Alfred. Quel che è certo, il romanzo affronta tutti i nodi tematici cari al Maestro del Brivido: la vertigine fisica ed emotiva, i sentieri – anch’essi vertiginosi – dell’inconscio, il peccato, il senso di colpa. Ma soprattutto il tema del doppio, che qui beffardamente e genialmente si esaspera in un continuo gioco di specchi e diviene caleidoscopico: Renée che interpreta Madeleine che a sua volta “interpreta” Pauline Lagerlac…

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