Dato che non le restano

più di diciannove ore di vita prima di essere assassinata, la signora Adelaide Testa Simonis – Laide per gli intimi – e la sua casa in Costa Azzurra meritano una descrizione piuttosto minuziosa.

The Life - Copia

L’appartamento dove vive la signora è al quinto e ultimo piano di un bianco palazzo floreale in Boulevard de Cimiez, a Nizza. E’ gradevolmente esposto a sud, verso il mare, e i terrazzi si affacciano su un giardino in parte privato (per gli appartamenti a piano terra), in parte condominiale. Lo si raggiunge con un ascensore dagli splendenti cristalli molati. Intorno alla scala curva si snoda una ringhiera dove ciliegie stilizzate rincorrono diafani iris. Questi stessi fiori, in due gradazioni di cobalto e crema, li ritroviamo nell’atrio dell’appartamento, disposti in un vaso di Lalique.

Gianni Farinetti, Un delitto fatto in casa (Marsilio, 1996)
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Il messaggio nella bottiglia

Il messaggio nella bottiglia, terzo episodio della fortunata “serie della sezione Q” di Carl Mørck, è un buon esempio di come un singolo romanzo di qualità possa gettare una luce diversa su un intero filone frettolosamente  bandito dai propri orizzonti letterari.

Come tutti i lettori che amano definirsi onnivori salvo poi scoprirsi devoti a una cerchia assai ristretta e selezionata di autori, ho affrontato la lettura del nuovo thriller di Jussi Adler-Olsen con qualche riserva psicologica e, come direbbe il buon Paolo Conte, una valigia di perplessità; orfana inconsolabile di Stieg Larsson, per giunta, e reduce da una serie di tentativi dall’esito tutt’altro che incoraggiante avevo concluso che no, grazie, il poliziesco ad alta latitudine non fa per me.

Per fortuna la vita del blogger è bella e varia, e non lesina sorprese: capita perfino di vedersi recapitare una copia in anteprima assoluta di un romanzo che forse non mi sarei presa la briga di acquistare… e male avrei fatto! Perché quanto il (bel) titolo promette – alzi la mano chi non ha mai subito il fascino romantico e vagamente piratesco di un messaggio affidato all’arbitrio delle correnti – , il romanzo mantiene: l’indagine principale – piratesca quanto basta ma niente affatto romantica, ben inteso, a meno di non nutrire un forte penchant per le ossessioni maniaco depressive – prende infatti le mosse dal ritrovamento d’una richiesta di aiuto scritta col sangue e sigillata in una bottiglia di vetro per accompagnarci, in un crescendo di tensione (preparatevi a fare le ore piccole!), nell’inquietante sottobosco del fanatismo religioso.

Ritmi serrati, cadenze d’inganno sapientemente dosate, personaggi credibili che si scolpiscono nella memoria: un thriller coi controfiocchi, insomma, impreziosito dalla disarmante, eccentrica follia dell’intero “reparto speciale della polizia di Copenhagen per i casi irrisolti” (la sezione Q, per l’appunto). Non mi resta che cercare conforto nella massima lowelliana secondo la quale solo ai defunti e agli stupidi non capita mai di mutare opinione, e procurarmi in gran fretta i primi due capitoli della serie.

Rebus di mezza estate

FarinettiREBUSpiatto-660x1002di Gianni Farinetti

Editore: Marsilio
Collana: Farfalle / i gialli

Possibile che un pericoloso killer si aggiri indisturbato nelle impervie eppur domestiche Alte Langhe piemontesi? Parrebbe di sì, dato che fra residenze di campagna, calici di sauternes, bagna cauda e barbera, fastosi o scombinati matrimoni, avvenenti – o meno, alcune parecchio meno – signore firmate, pattuglie della polizia, castelli aviti, cascine crollate, lugubri marchesi, giovani formaggiai, astuti pataccari, vedove, cani, gatti, caprioli, cinghiali, volpi, tassi e ghiri, boschi, pizzerie, barche in costruzione nel porto dei Savona, scrittrici fasulle e giovinastri di paese, atavici odii fra vicini e patrimoni trafugati (ma altri solidissimi), un assassino misterioso semina in una manciata di ore una serie di sanguinosi omicidi. Una commedia nera, nerissima, e un inestricabile rompicapo di mezza estate (giugno, tempo stupendo, nelle più grandiose e segrete colline del nord Italia) risolto, com’è naturale, dal flemmatico maresciallo Giuseppe (Beppe) Buonanno comandante della stazione CC di Monesiglio coadiuvato da Sebastiano Guarienti, noto – molto noto agli affezionati lettori della saga farinettiana – sceneggiatore nato a Bra (Cn). Finale, dunque nella tradizione. Forse.

In libreria dal 29 maggio 2013. 

Consigliato!

La trilogia Millennium, di Stieg Larsson

“Non hai niente da scrivere?” gli ho chiesto.

“No, ma stavo pensando a quel testo che ho scritto nel 1997, quello del vecchio che ogni Natale riceve un fiore, te lo ricordi?”

“Certamente!”

“Vorrei sapere cosa gli è successo”

Eva Gabrielsson, Stieg e io. La storia d’amore da cui è nata la Millennium Trilogy (Marsilio Editori – Gli specchi, 2012)

Il vecchio in questione è il potente industriale svedese Henrik Vagner e l’innocente scambio di battute appena citato documenta la genesi di un fenomeno editoriale unico nel suo genere. La bozza di testo a cui si fa riferimento diverrà infatti lo straordinario, folgorante prologo di Uomini che odiano le donne, primo capitolo della trilogia Millennium.

Metto le mani avanti e confesso, a scanso di equivoci: amo profondamente questo trittico di romanzi e considero l’opera di Stieg Larsson un bell’esempio di quel che si potrebbe definire “artigianato di genio”. Sarebbe dunque preferibile abbandonare l’impresa, guardarsi bene dal recensire: raccontare un amore e provare ad analizzarne le ragioni espone l’incauto commentatore al rischio del giudizio iperbolico, dell’eccessiva partigianeria. Con tutto ciò ho deciso di tentare ugualmente, abbarbicandomi alla speranza che un impeto emozionale sincero possa assurgere, anche solo per un momento, al rango di analisi.

Non sono sola, in quest’avventura nel profondo nord: seguo la nobile impronta di Mario Vargas Llosa, Premio Nobel per la letteratura nel 2010, il quale dichiara di aver letto la trilogia larssoniana “con la stessa febbrile eccitazione con la quale da bambino e adolescente lessi Dumas, Dickens e Victor Hugo“. Il paragone non ha nulla di blasfemo ove si consideri che, con buona pace dei detrattori e sotto molteplici punti di vista, la saga in commento è già un classico e occupa un posto di sicuro rilievo nel panorama letterario mondiale.

Proviamo a vedere perché.

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Dalla Svezia con amore

La vita, l’arte e l’impegno di Stieg Larsson

… all’ora di pranzo il caporedattore Morander spirò. Era stato tutta la mattina chiuso nella sua gabbia di vetro mentre Erika insieme al segretario di redazione Peter Fredriksson aveva un incontro con la redazione sportiva per conoscere i collaboratori (…). Quando fecero ritorno al bancone videro Håkan Morander alzarsi dalla scrivania e avvicinarsi alla porta. Aveva un’espressione stupita. Poi si piegò bruscamente in avanti afferrando lo schienale di una sedia per qualche secondo prima di cadere sul pavimento. Era morto prima ancora che l’ambulanza avesse fatto in tempo ad arrivare.

Stieg Larsson, La regina dei castelli di carta (Marsilio Editori)

Il 9 novembre del 2004, all’età di soli cinquant’anni, Karl Stig-Erland (Stieg) Larsson – cofondatore della rivista trimestrale Expo e autore di un poderoso trittico di romanzi del quale non avrebbe conosciuto le planetarie fortune – venne stroncato da un infarto sotto lo sguardo attonito dei colleghi giornalisti. L’ascensore dell’edificio di Stoccolma dove aveva sede Expo era guasto, quel giorno, e Larsson decise di percorrere a piedi i sette piani di scale che lo separavano dalla redazione; il superlavoro, lo stress, le troppe sigarette e i troppi caffè fecero il resto. Nel manoscritto che aveva consegnato una manciata di settimane prima alla casa editrice Norstedts – manoscritto che sarà pubblicato nel 2007 e che costituirà il terzo capitolo della cosiddetta trilogia Millennium – lo sfortunato giornalista svedese aveva descritto e commentato la morte improvvisa di un suo personaggio (il caporedattore del quotidiano conservatore Smp) senza immaginare che un destino beffardo aveva in serbo per lui la medesima sorte.

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“Che la gente muoia sul posto di lavoro è insolito, anzi raro” leggiamo alla pagina 256 del profetico tomo. “Si dovrebbe avere la cortesia di mettersi in disparte, per morire. Di andare in pensione o in malattia e un bel giorno diventare oggetto di conversazione in mensa. A proposito, hai sentito che il buon vecchio Karllson è morto venerdì scorso? Sì, il cuore. Il sindacato manderà dei fiori per i funerali. Morire sul posto di lavoro e sotto gli occhi dei collaboratori era diverso.”.

Diverso, sì, sfacciatamente brutale.

Eppure assai poco sorprendente ove si consideri la serie infinita di richiami e compenetrazioni tra la biografia di Stieg Larsson e le vicende narrate nei suoi romanzi.

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